Dal 23 al 26 luglio, Porretta Terme diventa la capitale europea del soul: Lenny Williams, Eric Gales e una lineup che racconta trent’anni di musica nera autentica.
Ogni estate, in un paese di tremila anime sulle montagne tra Bologna e Pistoia, accade qualcosa di difficile da spiegare a chi non c’è mai stato. Il Porretta Soul Festival non è semplicemente un festival: è un rito collettivo che ha trasformato un angolo dell’Appennino tosco-emiliano nel punto di contatto più credibile d’Europa con la tradizione musicale di Memphis. La trentottesima edizione, in programma dal 23 al 26 luglio 2026, porta al Rufus Thomas Park una lineup che mescola leggende consacrate e voce di nuova generazione, con la Memphis Music Hall of Fame Band come asse portante di quattro serate costruite per durare nella memoria.

Trent’anni e un parco intitolato a Rufus Thomas
Tutto cominciò nel 1988, quando Graziano Uliani, un appassionato di Porretta che aveva partecipato alle celebrazioni per il ventesimo anniversario della morte di Otis Redding a Macon, Georgia, decise di portare quel suono sull’Appennino. Nel tempo, l’impresa è diventata qualcosa di molto più grande di un festival estivo: Porretta ha dedicato una via a Otis Redding, un parco a Rufus Thomas, un ponte a Solomon Burke. È uno dei pochi luoghi in Italia dove la geografia urbana racconta la storia della musica nera americana.
Il festival è gemellato con lo Stax Museum of American Soul Music di Memphis e con il Center for Southern Folklore, ha ricevuto il Keeping The Blues Alive Award dalla Blues Foundation nel 2017, e gode del patrocinio del Consolato Americano a Firenze e della National Italian American Foundation. Non sono dettagli secondari: raccontano la reputazione costruita edizione dopo edizione, artista dopo artista.

La lineup 2026: chi sale sul palco principale
La Memphis Music Hall of Fame Band, house band confermata anche per questa edizione, garantisce la coesione sonora necessaria a reggere quattro serate di livello diverso. È la colonna vertebrale intorno a cui ruotano tutti gli ospiti, e la sua presenza trasforma ogni serata in qualcosa di più organico di una semplice successione di set.
Giovedì 23 luglio il festival si apre con The Özdemirs e Mitch Woods, pianista e specialista del boogie-woogie che riesce a far ballare con una naturalezza quasi anacronistica. Sandy Carroll segue, prima dell’atteso Curtis Salgado & Soul Shot Band a chiusura di serata. Salgado è un caso umano e musicale a sé: cantante formidabile e armonicista, è stato alla fine degli anni Settanta il mentore di un giovane John Belushi, introducendolo al blues e ispirando direttamente la nascita dei Blues Brothers. Vederlo dal vivo è capire cosa vuol dire padronanza di un genere.
Venerdì 24 luglio, dopo l’apertura della Tad Robinson Band, la Memphis Music Hall of Fame Band prende il palco con Eric Gales, The Jewels, Stefanie Bolton e Bigg Robb. Gales, soprannominato “Raw Dawg”, è uno dei chitarristi più straordinari della scena blues-rock contemporanea: mancino naturale che suona una chitarra da destrimani capovolta, senza invertire le corde, alla maniera di Albert King e Jimi Hendrix. Nel corso della serata è prevista la consegna dello Sweet Soul Music Award 2026 a Jerry Phillips, figlio di Sam Phillips, il fondatore della Sun Records.
Sabato 25 luglio si apre con Thornetta Davis, incoronata “Detroit’s Queen of the Blues”, artista che ha condiviso il palco con Etta James e B.B. King e che porta a Porretta la densità emotiva del blues urbano del Michigan. Segue la Memphis Music Hall of Fame Band con Lenny Williams e Karen Wolfe. Williams è stato la voce degli storici Tower of Power nei primi anni Settanta, sua l’interpretazione di classici come What Is Hip? e So Very Hard to Go, prima di una carriera solista orientata verso il soul più raffinato. Anche la serata di sabato prevede un riconoscimento ufficiale: lo Sweet Soul Music Legacy Award va ad Albhy Galuten, produttore con un curriculum che include Barry Gibb e gli ultimi grandi dischi dei Bee Gees.
Domenica 26 luglio, la grande festa finale. John Ellison apre, poi sale sul palco la Memphis Music Hall of Fame Band Revue con quasi tutti i protagonisti dell’edizione: Gales, Williams, Bolton, Bigg Robb, Wolfe, Carroll, Mitch Woods. Le domeniche di Porretta hanno una loro liturgia speciale: il festival si scioglie in un formato più libero, con jam session e scambi tra artisti che rendono la serata conclusiva diversa da tutte le altre.

Il palco libero in piazza e i concerti nel territorio
Parallelamente al Rufus Thomas Park, la Piazza della Libertà ospita ogni giorno concerti gratuiti al Rufus Thomas Cafè Stage. È il lato meno celebrato ma forse più autentico dell’intera kermesse: band italiane da tutta la penisola, da Modena a Pistoia, da Parma a Bologna, si alternano in slot diurni che funzionano come un’anticamera informale ai concerti serali a pagamento. Quest’anno è presente anche la Canettes Blues Band da Ginevra, a ricordare che la rete di relazioni intorno a Porretta va ben oltre i confini nazionali.
Il festival si estende poi nel territorio con il formato The Valley of Soul: Thornetta Davis si esibisce nei giorni successivi a Vergato, Tolè e Camugnano, portando il blues dell’Appennino anche in paesi più piccoli. Mitch Woods suona alla Rocchetta Mattei il 30 luglio. È un modello di diffusione culturale che pochi festival italiani possono vantare.
Il Revelation Gospel Choir si esibisce domenica 26 luglio alla Chiesa dei Cappuccini, e la Oversoul Street Band percorre le vie di Porretta in modo itinerante durante i quattro giorni.

Un museo aperto tutto l’anno
Una delle novità strutturali più rilevanti degli ultimi anni è il Porretta Soul Museum, allestito nelle storiche carceri cittadine rinnovate. La sua apertura permanente trasforma Porretta da sede di un evento estivo a destinazione culturale con una propria ragione di visita indipendente dal calendario del festival. È un segnale di maturità di un progetto che ha sempre guardato alla musica come a qualcosa di più di un intrattenimento.
Perché vale il viaggio
Trentotto edizioni basterebbero da sole a giustificare la reputazione. Ma Porretta tiene bene non per inerzia storica, bensì perché ogni anno riesce a costruire una lineup credibile, a mantenere uno spirito non commerciale e a preservare quel legame con Memphis che resta il suo tratto distintivo in Europa. La scelta di premiare Jerry Phillips e Albhy Galuten in questa edizione dice qualcosa sul modo in cui il festival intende la propria missione: non solo concerti, ma riconoscimento di una catena di persone che hanno contribuito a costruire la musica che amiamo.
Dal 23 al 26 luglio, il Rufus Thomas Park è il posto giusto dove stare.
Panoramica degli Artisti Principali
- Lenny Williams: Una leggenda assoluta. È stato la voce solista degli storici Tower of Power nei primi anni ’70 (sua l’interpretazione magistrale di classici come What Is Hip? e So Very Hard to Go), prima di avviare una fortunata carriera solista virata sul soul più raffinato e ballabile (la celeberrima ‘Cause I Love You).
- Eric Gales: Soprannominato “Raw Dawg”, è uno dei chitarristi blues-rock più impressionanti della sua generazione. Mancino naturale che suona una chitarra da destrimani capovolta senza invertire le corde (alla maniera di Albert King o Jimi Hendrix), unisce una tecnica funambolica e viscerale a una grandissima carica espressiva.
- Curtis Salgado: Vero e proprio monumento del genere, con una bacheca ricca di Blues Music Awards (incluso il B.B. King Entertainer of the Year). Cantante monumentale e armonicista formidabile, vanta una storia incredibile: fu lui, alla fine degli anni ’70, a fare da mentore a un giovane John Belushi, introducendolo ai segreti del blues e ispirando direttamente la nascita dei Blues Brothers (il film è dedicato anche a lui e il personaggio di Cab Calloway si chiama “Curtis” in suo onore).
- Thornetta Davis: Incoronata ufficialmente “Detroit’s Queen of the Blues”, è una forza della natura. Ha condiviso il palco con mostri sacri come Etta James e B.B. King. La sua voce è potente, calda e intrisa dell’autentico spirito Motown e del blues urbano del Michigan.
- Karen Wolfe & Karen Bolton: Rappresentano l’anima autentica del Southern Soul contemporaneo e del gospel-blues, voci profonde capaci di unire la narrazione quotidiana tipica del genere a un’estensione vocale da brividi.
- Mitch Woods: Il re del Rocket 88, uno specialista del boogie-woogie e dello swing-blues al pianoforte. Le sue performance sono sinonimo di energia pura e divertimento, capaci di far ballare l’intera platea.
- The Memphis Music Hall Of Fame Band & The Jewels: L’ossatura ritmica e la sezione fiati del festival, formata da musicisti straordinari che portano sul palco il groove originale, preciso e inconfondibile di Memphis.
