La serata inaugurale di Zola Jazz&Wine 2026 a Palazzo Albergati ha fatto centro: Fabrizio Bosso e le cantine dei Colli Bolognesi insieme per un’anteprima da non dimenticare.
Un festival che riesce ancora a sorprendere al primo appuntamento ha capito qualcosa di essenziale: non basta mettere musica e vino nello stesso posto, bisogna creare un’atmosfera che li renda inseparabili. Mercoledì 27 maggio, nel salone di Palazzo Albergati a Zola Predosa, lo Spiritual Trio di Fabrizio Bosso ha aperto Zola Jazz&Wine 2026 con una serata su invito che ha lasciato il segno. Nove cantine del territorio, un pubblico selezionato e una musica capace di fermare il tempo.

Palazzo Albergati, l’atmosfera giusta
Il colpo d’occhio all’interno di Palazzo Albergati restituiva già tutto: mura cariche di storia, luci calibrate, un’eleganza sobria che non schiacciava. Eppure il clima, una volta dentro, era sorprendentemente informale. Nessuna cerimonia fuori luogo, nessun ingessamento istituzionale. Ci siamo ritrovati a muoverci tra i banchetti delle cantine e il palco con la naturalezza di chi frequenta posti così da sempre.
Zola Jazz&Wine fa parte di Bologna Estate, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città Metropolitana di Bologna Territorio Turistico Bologna-Modena. Un contenitore importante, che dà alla rassegna una cornice istituzionale di tutto rispetto senza toglierle quel carattere autentico e territoriale che la distingue.
Ad aprire la serata è stato il sindaco di Zola Predosa Davide Dall’Omo, con un discorso che ha ricordato la storia e il valore culturale di una manifestazione arrivata alla sua ventisettesima edizione. In prima fila erano presenti anche l’assessore Daniele Degli Esposti e Paolo Grazia, delegato fiduciario del sindaco per il turismo e la città del vino, che ebbe l’intuizione di avviarla, tanti anni fa. Una presenza discreta ma significativa, come a chiudere un cerchio.
La direzione artistica è firmata da Egea Records, con Claudio Carboni e Carlo Maver a garantire la qualità delle scelte musicali, in collaborazione con ComunicaMente e la preziosa regia organizzativa di Simona Pinelli, che coordina l’evento con quella gentilezza efficiente che fa funzionare le cose senza che nessuno se ne accorga.

Nove cantine, un viaggio da approfondire
A rendere la serata ancora più ricca è stata la presenza delle nove cantine dei Colli Bolognesi che accompagneranno l’intera rassegna nelle prossime settimane. Ogni appuntamento del festival le porterà al centro, con degustazioni direttamente in vigna e concerti jazz sull’erba. L’anteprima di mercoledì era quindi anche un primo contatto, una stretta di mano tra produttori e pubblico.
Abbiamo girato i banchetti con curiosità e degustato alcune etichette. La Barbera frizzante Colli Bolognesi DOC di Cantina Tizzano apriva con una bella vivacità, fresca e beverina. Il rosato Emilia IGT di Cantina Manaresi, realtà storica del comprensorio, mostrava struttura e colore più decisi del previsto, piacevolmente sorprendente. Cantina Bortolotti proponeva La XII Notte Dardleina, rosé biologico con una personalità tutta sua.
Cantina Gaggioli portava in dote il suo Il Francia Brut, Pignoletto DOCG di grande pulizia aromatica. Da Terre Rosse Vallania abbiamo assaggiato il 995, Pignoletto DOC spumante metodo classico dosaggio zero 2022: secchissimo, con una bollicina fine e un finale sapido che invogliava il sorso successivo. Oro di Diamanti ha convinto con il Gaudium, biologico e metodo classico, dal perlage elegante. Cantina Lodi Corazza presentava il Bentivoglio, vino bianco che per un cavillo del disciplinare resta fuori dalla DOC, ma che in bocca non ha nulla da invidiare alle etichette certificate. Agriturismo Malcantone Guidotti chiudeva con un Pignoletto frizzante DOCG 2025 fragrante e immediato, mentre Il Monticino portava il suo Bolognino, DOC bianco frizzante leggero e diretto.
Ad accompagnare i vini, le eccellenze gastronomiche del territorio: la mortadella Felsineo e il Parmigiano Reggiano, elementi che completavano il quadro con quella semplicità irresistibile che solo i prodotti davvero buoni sanno offrire.

Lo Spiritual Trio: Bosso e l’arte di far tremare la sala
La vera scintilla è arrivata dal palco. Il Fabrizio Bosso Spiritual Trio ha trasmesso un’energia che poche formazioni riescono a generare in un contesto così raccolto, e noi eravamo lì a goderla da una distanza privilegiata.
Fabrizio Bosso è tra i trombettisti più autorevoli e riconoscibili del jazz europeo. Formatosi a Torino, ha collaborato nel corso della sua carriera con nomi come Herbie Hancock, Chick Corea e Joe Lovano, costruendo parallelamente un percorso solistico di grande coerenza artistica. Il suo stile unisce tecnica sopraffina a un lirismo caldo, capace di muoversi con disinvoltura tra bop, funk e influenze spirituali. Proprio queste ultime sono al centro del progetto Spiritual Trio, nato per esplorare le radici afroamericane del jazz, dal gospel al blues, attraverso un organico volutamente essenziale.
Al suo fianco, Alberto Marsico all’organo Hammond: musicista di solida formazione classica e jazzistica, ha costruito nel tempo un linguaggio personale che attinge al soul quanto alla tradizione organistica europea. Il suo contributo creava un tappeto sonoro caldo e avvolgente, marchio di fabbrica di questo progetto.
A completare il trio, Alessandro Minetto alla batteria: preciso, sensibile, capace di sostenere senza sovrastare, con un’attitudine da camerista che valorizza lo spazio e il dialogo tra gli strumenti.
Il set è stato intimo e potente al tempo stesso. Un’energia da brivido, come si dice in questi casi, ma stavolta senza esagerare. Tra gli applausi finali, la sensazione condivisa era quella di aver assistito a qualcosa di davvero privilegiato.

Un festival che non smette di crescere
Zola Jazz&Wine è arrivata alla ventisettesima edizione con la solidità di chi sa esattamente cosa vuole essere. La programmazione attraversa linguaggi e geografie musicali differenti: dal jazz contemporaneo alle contaminazioni latin, dalle improvvisazioni solistiche alle sonorità mediterranee e balcaniche, con artisti affermati della scena nazionale e internazionale accanto a progetti originali e sperimentali. Nove appuntamenti distribuiti tra ville storiche, cantine, sentieri di trekking e spazi aperti nel cuore dei Colli Bolognesi, con la convivialità e la scoperta del territorio sempre al centro.
La formula che alterna musica dal vivo a esperienze enogastronomiche in vigna non è solo un’intuizione riuscita: è un modo preciso di raccontare un luogo attraverso i suoi sensi. E il fatto che ogni anno la rassegna cresca, di qualità oltre che di pubblico, conferma che quella intuizione iniziale di ventisette anni fa era più che fondata.
Per il programma completo dei prossimi appuntamenti, con tutte le date e le informazioni utili per partecipare, vi rimandiamo al nostro articolo dedicato all’intera rassegna.

La serata inaugurale di Palazzo Albergati ha fatto esattamente quello che doveva fare: alzare l’asticella e mettere voglia di tornare. Musica di altissimo livello, produttori vinicoli che raccontano un territorio con orgoglio e competenza, un’atmosfera capace di mettere a proprio agio senza rinunciare alla qualità. Zola Jazz&Wine 2026 è partita nel modo migliore. Gli appuntamenti che seguiranno, tra vigne e note jazz sull’erba, hanno già una promessa da mantenere.

