Nessuno se l’aspettava davvero, eppure la vittoria di Dara a Vienna ha convinto tutti: un’esibizione di forza pura che ha riscritto i pronostici della vigilia dell’Eurovision Song Contest 2026.
La settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest si è chiusa alla Wiener Stadthalle di Vienna con uno di quegli epiloghi che il pubblico dell’evento aspetta senza saperlo: qualcosa di inatteso, potente e, a conti fatti, del tutto meritato. Una cantante bulgara, un brano dai confini impossibili da definire, un palco che si è trasformato in un rituale collettivo. Difficile chiedere di più a una finale.

Dara: vent’anni di musica condensati in tre minuti
Dara, al secolo Darina Nikolaeva Yotova, è nata nel 1998 a Varna, sulla costa del Mar Nero, ed è cresciuta nell’industria musicale bulgara con una tenacia non comune. Ha cominciato a farsi notare nel 2015, arrivando in finale nella versione bulgara di X Factor, dove il suo mentore era il rapper Krisko. Da lì, una carriera costruita brano dopo brano, con singoli di successo nella classifica bulgara, la partecipazione al talent show Kato dve kapki voda e, dal 2021, il ruolo di coach a The Voice of Bulgaria, competizione che ha vinto per due volte in quattro stagioni.
Il suo album più recente, ADHDARA, pubblicato nel 2025, nasce da una diagnosi di ADHD ricevuta in età adulta, e racconta il coraggio di abbracciare ogni parte contraddittoria di sé: il caos, la sensibilità, il fuoco. Un percorso di autoconoscenza che trova la sua naturale estensione in Bangaranga: “Pop music with folklore bones”, come lei stessa l’ha definita.
Il significato di Bangaranga: i kukeri e i demoni moderni
Il brano non è soltanto un pezzo di danza dall’intro fulminante. Dara lo ha costruito attorno a un’immagine precisa e antica: i kukeri, le figure rituali della tradizione bulgara che, nei villaggi, percorrevano le strade a inizio anno indossando maschere di legno, pellicce e campanacci, con il compito di scacciare gli spiriti maligni. Quella stessa energia, a un tempo spaventosa e gioiosa, comunitaria e vitale, è diventata la matrice sonora ed emotiva di Bangaranga: rumore, fuoco e ritmo usati come forza del bene, per agitare ogni oscurità che si è sedimentata dentro di noi.
“Bangaranga simboleggia la scoperta della forza interiore che ognuno di noi possiede. Agire con amore, non con paura”, ha spiegato l’artista. E ancora: “Non attacca. Trasforma.” La parola d’ordine finale è un invito: “Bangaranga non è qualcosa in cui diventi. È qualcosa che risvegli dentro di te.”
Da Hook a Skrillex: una parola con una storia
C’è anche una curiosità culturale che rende il titolo ancora più stratificato. Bangarang è un termine dello slang giamaicano che evoca caos e ribellione, diventato iconico nel 1991 quando il film Hook – Capitan Uncino lo consegnò all’immaginario collettivo come grido di battaglia dei Bimbi Sperduti. Vent’anni dopo, nel 2011, Skrillex ne fece il titolo di uno dei brani più esplosivi della stagione dubstep, trasformandolo in simbolo di energia elettronica pura. Dara ha scelto questa parola sapendo il peso che portava con sé, declinandola in chiave personale: “Bangaranga è una sensazione che ognuno ha dentro di sé. È il momento in cui scegli di agire con amore e non con paura.”

La classifica finale: un podio che sorprende
Bangaranga ha totalizzato 516 punti, vincendo sia il voto delle giurie nazionali che il televoto del pubblico: la prima volta che accade dal 2017, quando il Portogallo trionfò con Amar Pelos Dois. Il margine sulla seconda classificata è stato di 173 punti, il più ampio nella storia della competizione.
Al secondo posto si è classificato Israele con il brano Michelle di Noam Bettan, che ha superato i 300 punti pur rimanendo distante dal ritmo bulgaro per tutto lo spoglio. Il terzo gradino del podio è andato alla Romania con Choke Me di Alexandra Căpitănescu, mentre l’Australia di Delta Goodrem con Eclipse si è fermata al quarto posto, seguita dall’Italia in quinta posizione.
- Bulgaria – Dara, Bangaranga – 516 punti
- Israele – Noam Bettan, Michelle – 343 punti
- Romania – Alexandra Căpitănescu, Choke Me – 296 punti
- Australia – Delta Goodrem, Eclipse – 287 punti
- Italia – Sal Da Vinci – 281 punti
Una classifica che ha ribaltato quasi ogni previsione della vigilia, dimostrando quanto il pubblico europeo premi ancora la capacità di emozionare attraverso il corpo, il ritmo e un’idea di libertà che non si spiega a parole.
Arrivederci a Sofia nel 2027
È la prima volta nella storia che la Bulgaria vince l’Eurovision Song Contest. Il microfono di cristallo si sposta dunque a Sofia, che si candida a ospitare l’edizione del 2027 con tutta la forza di un paese che, come ha detto Dara stessa prima della finale, “ha un’anima culturale enorme, antica, complessa e testarda nel senso migliore del termine”. L’appuntamento è tra un anno, sotto il segno di Bangaranga

