A Bologna, nel cuore del PalaDozza che compie 70 anni, apre il museo della pallacanestro italiana: 400 metri quadrati di storia, emozioni e futuro del basket azzurro.
Inaugurato il 18 aprile 2025, il MUBIT non è un museo nel senso tradizionale del termine. Non ci sono teche polverose, né didascalie da sfogliare annoiati. È uno spazio narrativo costruito attorno a un’idea precisa: che il basket italiano abbia una storia da raccontare, e che quella storia meriti una casa degna. Il PalaDozza di Bologna, arena leggendaria che quest’anno compie settant’anni, ha aperto le sue porte a qualcosa di nuovo pur rimanendo fedele a sé stesso: un tempio che guarda avanti senza dimenticare da dove viene.

Il PalaDozza, casa naturale di un museo nazionale
Bologna non è solo la città più citata quando si parla di basket italiano: ne è la capitale morale, riconosciuta tale anche all’estero. Scegliere il PalaDozza come sede del Museo del Basket Italiano non è stata una decisione campanilistica, ma una scelta di coerenza storica e simbolica. Come ha sottolineato il sindaco Matteo Lepore durante la cerimonia inaugurale, «questo museo nasce per essere un punto di riferimento nazionale, ma con radici profonde qui a Bologna».
L’arena di Piazza Azzarita è un luogo che porta le impronte digitali di generazioni di tifosi e campioni. Era impossibile immaginare la casa della pallacanestro italiana altrove.

Cinque atti per raccontare un secolo di azzurro
Il percorso espositivo si articola in cinque sale, pensate come atti di una narrazione drammaturgica. Si parte con un ponte generazionale che mette in dialogo Carlo Recalcati e Cecilia Zandalasini, due epoche del basket azzurro unite dalla stessa maglia. Si prosegue con la sala dedicata alle vittorie più iconiche: dall’argento olimpico di Mosca 1980 all’oro europeo di Parigi 1999, fino al bronzo femminile di Eurobasket 2025, conquistato al Pireo sotto la guida di coach Andrea Capobianco. In esposizione i palloni di Carlo Caglieris e Carlton Myers, oggetti che hanno il peso specifico della storia.
Le sale centrali ospitano la Hall of Fame – atleti, allenatori, arbitri e dirigenti che hanno costruito l’identità della pallacanestro italiana – e uno spazio dedicato alle tattiche delle nazionali maschili, femminili e 3×3. L’ultimo atto è un campo a 360 gradi, dove il visitatore impara i fondamentali guidato dal preparatore fisico Matteo Panichi: un’esperienza immersiva che chiude il cerchio tra storia e pratica.

La mostra inaugurale: oltre 100 anni di azzurro
Ad accompagnare l’apertura, una mostra dal titolo «Italbasket, oltre 100 anni di un infinito azzurro», che ripercorre la fondazione della FIP nel 1921 attraverso cimeli originali, gigantografie e contenuti multimediali. Le postazioni interattive permettono di rivivere le azioni più iconiche: non semplice nostalgia, ma riattivazione della memoria collettiva di un intero paese.
Il presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, Giovanni Petrucci, ha ricordato come il MUBIT regga il confronto con i grandi musei sportivi internazionali: «Ho visitato il museo del CIO, il museo del calcio, quello di Real Madrid e Barcellona: non ci abbiamo nulla da invidiare».

Un museo vivo, non un archivio
Uno degli aspetti più significativi del MUBIT è la sua vocazione alla contemporaneità. Non è concepito come archivio di un passato glorioso, ma come laboratorio aperto. La previsione è ospitare clinic per allenatori, presentazioni, incontri pubblici. Il rooftop, spazio panoramico di nuova realizzazione affacciato sulla città, diventa l’estensione naturale del museo verso l’esterno: un luogo per eventi, per la comunità, per guardare Bologna dall’alto.
Tra i presenti all’inaugurazione, accanto alle istituzioni sportive e politiche, c’erano leggende come Roberto Brunamonti, Antonello Riva, Andrea Bargnani e atleti in attività come Alessandro Pajola e Mariella Santucci: la dimostrazione che questo spazio intende essere un punto d’incontro tra generazioni, non un monumento al passato.

La cavalcata azzurra come filo rosso
La cerimonia è stata anche l’occasione per celebrare la recente impresa delle Azzurre di Capobianco, che hanno conquistato il bronzo a Eurobasket 2025 partendo proprio dai gironi giocati al PalaDozza nell’estate 2024. La presentatrice Giulia Cicchiné ha sintetizzato bene lo spirito del museo: «Mi auguro che un domani tante generazioni possano dire: ho iniziato a sognare l’azzurro grazie alle ragazze che hanno vinto il bronzo a Eurobasket 2025». Con la nazionale femminile qualificata ai Mondiali di Berlino 2026, il racconto è tutt’altro che concluso.

Il MUBIT arriva nel momento giusto. Il basket italiano sta attraversando una delle sue fasi più fertili, con le nazionali maschile e femminile protagoniste sullo scenario internazionale. Avere finalmente uno spazio fisico in cui quella storia si radica, si espone e si trasmette non è un atto celebrativo: è un atto culturale. Bologna – che lo voglia o no – è Basket City. Adesso lo è ancora di più.
