La casa tra rifugio e trasformazione
La VII edizione della Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro, diretta da Francesco Zanot, dedica il suo percorso al concetto di “casa” come potente specchio delle dinamiche sociali, economiche e politiche.
Bologna si riconferma punto di riferimento per il dialogo pubblico e l’analisi culturale con l’inaugurazione della VII edizione di FOTO/INDUSTRIA, la Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro. Sotto l’egida della Fondazione MAST e la direzione artistica di Francesco Zanot, l’evento di quest’anno (dal 7 novembre al 14 dicembre 2025) si presenta con il titolo emblematico: HOME. Questo tema, apparentemente semplice, è la chiave di volta per un’indagine complessa e multistrato che esplora il concetto di casa non solo come spazio fisico, ma come costruzione culturale, affettiva ed economica che riflette le tensioni del nostro tempo. L’accesso gratuito a tutte le sedi del centro storico di Bologna ne garantisce la massima fruibilità.
HOME: cronologia di un secolo di abitare
La Biennale HOME propone una cronologia per immagini che si snoda dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri. Questo percorso è un’analisi misurata di come l’abitare influenzi il lavoro, la sopravvivenza e l’identità. Gli artisti selezionati offrono prospettive ricche e prive di sensazionalismo sulle diverse sfide legate all’ambiente domestico: dalla crisi abitativa ai nuovi modelli di coabitazione, dall’impatto dei cambiamenti climatici sull’architettura, fino alla casa come luogo di lavoro. Il visitatore è guidato a cogliere l’essenza di un dibattito globale che riguarda il diritto fondamentale all’abitare.

Uno sguardo agli artisti: dieci mostre nel centro storico
Le dieci mostre, allestite in sette sedi storiche del centro di Bologna, tracciano un itinerario che unisce storia e contemporaneità. Ogni esposizione è un capitolo essenziale in questa indagine sul concetto di HOME:
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Matei Bejenaru a Palazzo Bentivoglio, con Prut, fotografa i villaggi lungo il fiume che segna il confine tra Romania e Moldavia, un territorio di frontiera dove la grande Storia si riflette nella quotidianità rurale.
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Alejandro Cartagena a Alchemilla – Palazzo Vizzani, con A Small Guide to Homeownership, mette in discussione il sogno della casa di proprietà, svelando le contraddizioni della suburbanizzazione in America Latina.
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Forensic Architecture al Sottospazio – Palazzo Bentivoglio Lab, rilegge la storia recente della Palestina in Looking for Palestine, utilizzando mappe, immagini e ricostruzioni 3D per analizzare lo spazio come testimone di conflitti e espropriazioni.
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Julia Gaisbacher, Vuyo Mabheka e Mikael Olsson alla Fondazione Collegio Venturoli, esplorano con prospettive diverse la casa come spazio di vita, lavoro e rifugio, dall’architettura sociale agli usi privati dell’ambiente domestico.
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Kelly O’Brien allo LGS SportLab – Spazio Carbonesi, con No Rest for the Wicked, reclama la visibilità delle donne lavoratrici e delle loro lotte, spesso silenziate all’interno delle mura domestiche.
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Moira Ricci al MAMbo, analizza il rapporto tra memoria, affetti e luogo, spesso attraverso un’indagine intima che riflette sulla perdita e l’appartenenza.
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Ursula Schulz-Dornburg alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, offre uno sguardo sulle tipologie abitative in contesti geografici e culturali specifici, documentando l’adattamento dell’uomo all’ambiente.
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Sisto Sisti alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna – Palazzo Paltroni, con la sua ricerca, contribuisce alla cronologia del tema, fornendo uno sguardo storico essenziale sull’evoluzione dell’abitare.

Jeff Wall al MAST: Il Tableau che interroga il quotidiano
L’undicesima mostra, Living, Working, Surviving di Jeff Wall, curata da Urs Stahel, costituisce il fulcro dell’indagine al MAST (fino all’8 marzo 2026). Wall è uno dei più rilevanti interpreti del nostro tempo, noto per le sue fotografie che spesso assumono la forma del tableau, ispirato ai grandi maestri della pittura. L’artista utilizza processi di composizione lenti e complessi per costruire scene di vita quotidiana che, pur apparendo naturali, sono in realtà meticolosamente allestite.
L’esposizione presenta ventotto opere di grande formato, tra lightbox (immagini retroilluminate, che creano un forte effetto cinematografico) e stampe. Queste opere, realizzate tra il 1980 e il 2021, esplorano i tre concetti chiave del titolo, spesso ambientati in spazi che sono liminali tra l’ambiente domestico e quello del lavoro. La sua arte chiede allo spettatore la stessa pazienza e lentezza impiegate nella creazione, invitando a vivere le immagini come un incontro reale. Il suo approccio combina fotografia, pittura e cinema per analizzare le azioni e le creazioni umane, condensandole in un simbolo visivo dell’umanità stessa.