Maria Chiara Carrozza al Mast di Bologna: robotica, intelligenza artificiale e il futuro della ricerca italiana nel nuovo libro pubblicato con Egea.
A Bologna, al Mast, giovedì 28 maggio, la bioingegnera e già presidente del CNR ha presentato il suo libro dialogando con Silvia Bencivelli. Un’ora in cui la scienza ha smesso di essere una cosa lontana.
Maria Chiara Carrozza ha attraversato la ricerca, le istituzioni e la politica senza mai smettere di fare la ricercatrice. Professoressa ordinaria di Bioingegneria e Biorobotica all’Università di Milano-Bicocca, già rettrice, ministra e prima donna alla presidenza del CNR, ha scelto di raccogliere tutto questo in un libro: Quanto vale la conoscenza. Cinque lezioni per la ricerca del futuro (Egea, 2026), presentato nell’auditorium del Mast in dialogo con la giornalista scientifica Silvia Bencivelli. Il pubblico era quello delle occasioni che contano.

Dalla vasca di laboratorio alla politica
Silvia Bencivelli ha aperto la serata ricostruendo una carriera che somiglia a un percorso a ostacoli affrontato con metodo. Gli anni pisani alla Scuola Superiore Sant’Anna, prima come ricercatrice poi come rettrice. Il salto in politica, con il mandato da Ministra dell’Istruzione. Poi il ritorno alle istituzioni scientifiche con la presidenza del CNR.
Maria Chiara Carrozza ha descritto l’incontro con la politica come un bagno di realtà nel senso più letterale: uscire dalla bolla accademica, imparare ad ascoltare richieste concrete di lavoro, scuola, asili, tutele. «La scienza ti insegna il lungo termine», ha detto, «ma la politica ti mette davanti alle urgenze di chi non può aspettare». Il punto di equilibrio tra queste due scale temporali è, implicitamente, il cuore del libro.
La burocrazia si può combattere
Uno dei passaggi più diretti della serata ha riguardato il sistema di ricerca italiano, che Silvia Bencivelli ha definito senza giri di parole farraginoso: burocrazia, rigidità, e il peso schiacciante della bibliometria, cioè la valutazione dei ricercatori basata sul conteggio delle pubblicazioni.
Su questo Maria Chiara Carrozza è stata netta. La burocrazia non è un male incurabile, e gli strumenti di intelligenza artificiale cognitiva possono già oggi alleggerire il lavoro amministrativo in modo significativo: dalla verbalizzazione automatica delle sedute alla stesura di delibere con recupero automatico delle fonti normative. Non è fantascienza, è già disponibile.
Il discorso sulla bibliometria è più sottile. Se da un lato ha spinto i ricercatori a pubblicare di più, dall’altro ha trasformato le commissioni di valutazione in meccanismi automatici, svuotati di responsabilità umana. «Non si può delegare un concorso a un calcolo numerico per evitare ricorsi», ha detto Carrozza. La speranza è tornare a un sistema fondato sulla fiducia istituzionale, sulla capacità di valutare la visione e la progettualità, non solo i numeri.
L’intelligenza artificiale non è il futuro: è già adesso
La parte più seguita della serata ha riguardato l’intelligenza artificiale, che nel libro occupa uno spazio centrale. Carrozza ha tracciato una storia delle discontinuità tecnologiche nella robotica: dal machine learning alle reti neurali, fino al deep learning, che ha cambiato radicalmente navigazione e manipolazione nei robot. Ogni salto ha riscritto le regole del settore.
L’AI generativa, però, ha seguito una traiettoria diversa. È stata una scelta deliberata di impatto di massa: offrire uno strumento gratuito ai cittadini per addestrare i modelli su scala globale. Una trappola elegante, come ha ammesso lei stessa, nella quale è caduto quasi chiunque. «Tutti scrivono i grant con l’intelligenza artificiale», ha detto con un sorriso (Finanziamenti assegnati a singoli ricercatori). «Quando mi chiedono un abstract in dodici ore, lo faccio anche io».
Ma c’è un limite che ha tenuto per il libro: «Se metti un testo dentro, trenta secondi dopo dall’altra parte del mondo lo leggono. Volevo prima pubblicarlo». Un dettaglio personale che dice molto sulla consapevolezza con cui bisognerebbe approcciarsi a questi strumenti, soprattutto quando in gioco c’è la proprietà intellettuale.

I language-body models e la frontiera della fisica
La frontiera più avanzata di cui Carrozza ha parlato riguarda i cosiddetti language-body models: sistemi in cui al linguaggio e alle immagini si aggiunge la fisica, l’interazione reale del robot con l’ambiente. Non più solo elaborazione del testo, ma modellazione del comportamento cinetico degli oggetti. L’intelligenza artificiale diventa così un metodo scientifico a tutti gli effetti, capace di accelerare la ricerca in chimica, medicina, biologia.
Con un caveat fondamentale: «L’esperimento, come diceva Galileo, è fondamentale. Senza di questo non si va avanti». L’AI predice e modella, ma la prova empirica resta insostituibile. In medicina, il ritardo nell’adozione dell’AI dipende proprio dalla necessità di trial clinici rigorosi che ne dimostrino l’efficacia sul campo.
Povertà educativa e PNRR: i nodi irrisolti
Il libro non si ferma alla tecnologia. Carrozza ha parlato con chiarezza di povertà educativa, un fenomeno che non si esaurisce nella mancanza di libri o musei, ma include bambini trascorsi davanti agli schermi, giovani senza strumenti per essere competitivi, famiglie scivolate verso l’indigenza culturale prima ancora che materiale. Una catena difficile da spezzare, che la scuola pubblica da sola non può reggere.
Sul PNRR il giudizio è positivo, ma condizionato. Da un lato ha permesso di formare giovani ricercatori e di dotare università ed enti come il CNR di strumentazioni avanzate, dai microscopi di ultima generazione alle tecnologie per il bioprinting. Un patrimonio che durerà vent’anni. Dall’altro, questi ricercatori non possono essere abbandonati a fine finanziamento: serve un piano straordinario basato sul merito, non una stabilizzazione indiscriminata.
La domanda che rimane, uscendo dal Mast, non è tecnica. È politica nel senso più pieno: siamo disposti, come società, a investire sulla conoscenza sapendo che i frutti arriveranno tra vent’anni? Maria Chiara Carrozza sembra convinta di sì. E il fatto che abbia scritto un libro per dirlo, invece di affidarsi a una slide, è già una risposta.

Chi è Maria Chiara Carrozza
Maria Chiara Carrozza è professoressa ordinaria di Bioingegneria e Biorobotica all’Università di Milano-Bicocca. Ha iniziato la sua carriera negli anni Novanta alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove è stata anche rettrice. È stata Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel governo Letta (2013-2014) e parlamentare della Repubblica. Dal 2021 al 2025 ha presieduto il Consiglio Nazionale delle Ricerche, prima donna a ricoprire questo incarico. I suoi principali ambiti di ricerca sono la neurorobotica, la bioingegneria della riabilitazione e gli effetti dell’intelligenza artificiale nell’apprendimento. Quanto vale la conoscenza. Cinque lezioni per la ricerca del futuro (Egea, 2026) è il suo ultimo libro.

QUANTO VALE LA CONOSCENZA
CINQUE LEZIONI PER LA RICERCA DEL FUTURO
Numero Pagine: 168
ISBN/EAN: 9791222930992

Chi è Silvia Bencivelli
Silvia Bencivelli è giornalista scientifica, scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisiva, oltre che medico. Collabora con Rai Cultura ed è tra i conduttori di programmi prodotti da Rai Scuola, come Prospettive e Storie della scienza, condotto insieme a Telmo Pievani. Lavora con Radio3 Rai dal 2005 e scrive per Repubblica e i suoi allegati, per Le Scienze e altre testate. Insegna Comunicazione della Scienza alla Sapienza, Università di Roma. Tra i suoi libri più recenti: Eroica, folle e visionaria. Storie di medicina spericolata (Bollati Boringhieri, 2023), vincitore del Premio Divulgazione Scientifica Giancarlo Dosi e finalista al Premio Galileo 2024; Il dubbio e il desiderio. Eva Mameli Calvino (Electa, 2023), biografia della botanica madre di Italo Calvino; e Tre colpi di genio e una pessima idea (Bollati Boringhieri, 2025)
