Torna Zola Jazz & Wine, 27ª edizione: undici concerti tra cantine, parchi e musei dei Colli Bolognesi, dal 27 maggio al 28 giugno 2026
Ogni anno, quando le colline intorno a Bologna si riempiono di luce lunga e le vigne iniziano a mostrare i primi grappoli, Zola Predosa si trasforma in qualcosa di difficile da catalogare. Non è un festival nel senso convenzionale del termine, non ci sono palchi montati nei parcheggi né sponsor ovunque. Zola Jazz & Wine è una rassegna diffusa, che porta la musica dove la musica non ti aspetta: nelle cantine, nei cortili di aziende agricole, nei parchi, persino dentro un museo d’arte contemporanea. Questa edizione 2026, battezzata Gessi in Jazz, aggiunge un’ulteriore dimensione a una storia che dura da ventisette anni.

Un titolo che racconta tutto
Gessi in Jazz non è un nome scelto a caso. I Gessi di Zola Predosa sono una formazione geologica riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, un paesaggio carsico di rara bellezza che caratterizza questa parte dei Colli Bolognesi in modo unico. Scegliere proprio i gessi come simbolo dell’edizione 2026 significa dichiarare con chiarezza che la rassegna non è un evento nel territorio, ma un evento del territorio. La musica è una lente attraverso cui guardarlo.
Il programma, curato dalla direzione artistica di Egea Records con Claudio Carboni e Carlo Maver, attraversa linguaggi musicali molto diversi tra loro: jazz contemporaneo, improvvisazione solistica, sonorità latine e mediterranee, contaminazioni balcaniche. Non c’è un filo stilistico unico, e questa è una scelta precisa. La varietà tiene insieme un pubblico eterogeneo e impedisce alla rassegna di cristallizzarsi in una formula.

Le cantine come palcoscenico
La particolarità strutturale di Zola Jazz & Wine è che ogni concerto ha una sua casa. Non c’è una venue principale, e questo cambia completamente il rapporto tra artisti, pubblico e luogo. Si arriva in una cantina, si degusta, si aspetta che il buio scenda e poi inizia la musica. È un formato che costringe all’attenzione e alla presenza.
Cantina Tizzano, a Casalecchio di Reno, ospita il 6 giugno il Boris Cevapcici 6tet, un sestetto guidato da Paolo Prosperini con il titolo provocatorio Per amore o per mancanza di idee migliori. Il nome del gruppo è già un manifesto: ironia, energia, contaminazione.
Cantina Manaresi a Zola Predosa, il 7 giugno, accoglie il Jacopo Fagioli 4tet con il suo Dialogue, un progetto che mette al centro la tromba in dialogo con chitarra, contrabbasso e batteria. La cantina è una delle realtà storiche dei Colli Bolognesi, produttrice di Pignoletto e Barbera in un contesto familiare che difficilmente delude.
Il 12 giugno è la volta di Cantina Bortolotti, sempre a Zola Predosa, con il Federico Califano Trio: sassofono, contrabbasso e batteria in un formato essenziale che lascia spazio all’ascolto profondo.
Il 13 giugno si sale fino alla Cantina Gaggioli, dove il Vito Bassi 4tet porta Masks, un progetto di composizione originale con fisarmonica (Simone Zanchini, uno dei nomi più interessanti della scena italiana), chitarra jazz, batteria e basso. Quattro personalità forti, un suono difficilmente prevedibile.
Cantina Terre Rosse Vallania il 14 giugno accoglie Anatemah con Sambèło da ròcoło, un progetto che mescola basso elettrico, tromba ed elettronica. Il nome dialettale del titolo suggerisce radici locali rielaborate in chiave contemporanea.
Il 20 giugno tocca all’Azienda Agricola Oro di Diamanti, contesto agricolo nel senso più pieno della parola, con gli Swingin Cats: chitarra jazz, sassofono e contrabbasso in una formazione che richiama il jazz classico senza scimmiottarlo.
Il 27 giugno, alla Cantina Lodi Corazza, arriva forse l’appuntamento più inatteso dell’intera rassegna: Zumbao con Ultrainstinto, un ensemble latinoamericano con arpa llanera, cuatro venezuelano, maracas e clarinetti. È musica che arriva dalle pianure del Venezuela e dalla Colombia, e sentirla in una cantina bolognese di sera è esattamente il tipo di cortocircuito che rende memorabili certi festival.

Fuori dalle cantine
Non tutti gli appuntamenti si svolgono tra botti e filari. Il 21 giugno il concerto è al tramonto nel Parco dei Gessi, con Achille Succi al sassofono in solo. Il titolo è Conversazioni improvvisate con il paesaggio: non è una metafora, è una descrizione accurata di quello che succede quando un musicista del calibro di Succi suona all’aperto, senza amplificazioni eccessive, in un luogo di quella portata naturale. È forse l’appuntamento più difficile da raccontare e più facile da ricordare.
Il 26 giugno si esce dal comune di Zola Predosa per arrivare a Monte San Pietro, all’Agriturismo Malcantone Guidotti, dove suona Nama con Carlo Maver ai flauti. Un contesto agrituristico autentico, a pochi chilometri da Bologna ma in un paesaggio che sembra un’altra dimensione temporale.
La chiusura il 28 giugno è affidata alla Latin Music Band del Conservatorio del Tolima, ensemble colombiano diretto da Julio César Panadero Moreno, che si esibisce a Ca’ la Ghironda Museum of Modern Art. Arte visiva, musica sudamericana e vino dei Colli Bolognesi: un finale che non sceglie la strada più semplice.

L’anteprima a Palazzo Albergati
Il 27 maggio, prima ancora che il programma entri nel vivo, c’è un’apertura da segnare in agenda: lo Spiritual Trio a Palazzo Albergati, con Fabrizio Bosso alla tromba, Alberto Marsico all’organo Hammond e Alessandro Minetto alla batteria. Il titolo del progetto è Welcome Back, e Bosso è uno dei trombettisti più riconoscibili del jazz italiano. Non è un’anteprima di second’ordine: è un colpo d’apertura che stabilisce l’asticella.
Il contesto: Bologna Estate e i Colli come distretto culturale
Zola Jazz & Wine è parte di Bologna Estate, il programma promosso dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana. Non è un dettaglio amministrativo: significa che questa rassegna si inserisce in una logica di territorio più ampia, in cui i Colli Bolognesi vengono trattati come un distretto culturale e non solo enogastronomico.
Le degustazioni accompagnano ogni serata con i vini del Consorzio Emilia-Romagna, la mortadella Felsineo e il Parmigiano Reggiano. È una filiera corta e coerente, che racconta una regione attraverso i suoi prodotti senza trasformare il tutto in una fiera.
Ventisette edizioni sono un’età in cui una rassegna potrebbe permettersi di riposare sulle proprie formule. Gessi in Jazz invece dimostra di avere ancora voglia di cercare luoghi nuovi, artisti inaspettati e combinazioni imprevedibili. Il calendario che va dal 27 maggio al 28 giugno 2026 è abbastanza lungo da poter scegliere con cura il proprio appuntamento, abbastanza concentrato da mantenere il senso di un’unica esperienza condivisa. Vale un viaggio, anche se si abita a Bologna da sempre.
