Fiorello ha confessato di sognare la Lupa Capitolina, il premio più ambito di Roma. E la sua storia apre una riflessione che riguarda tutti: perché si ama di più la città che si sceglie.
A “La Pennicanza”, la sua trasmissione su Rai Radio 2, Fiorello ha espresso un desiderio preciso: ricevere la Lupa Capitolina, la massima onorificenza che il Comune di Roma assegna a chi ha onorato la Capitale. Una battuta? Forse. Ma anche la rivelazione di qualcosa di autentico, quel legame viscerale che può nascere solo tra chi ha scelto una città, non tra chi ci è nato per caso. Perché le città che si scelgono, spesso, diventano le più amate.

Un sogno dichiarato in diretta
Rosario Fiorello, nato a Catania nel 1960 e cresciuto tra Riposto e Augusta, ha costruito la propria carriera muovendosi di città in città, adattandosi ai palcoscenici più disparati con quella duttilità che è sempre stata la sua firma. Ma Roma, nel tempo, è diventata qualcosa di diverso dalle altre tappe. Non una fermata, ma un approdo. E quando, davanti al microfono di Radio 2, ha espresso il desiderio della Lupa Capitolina, non stava solo scherzando con il suo pubblico. Stava dicendo, a modo suo, “questa città è mia”.
La Lupa Capitolina non è un trofeo a concorso. È un riconoscimento istituzionale che il Sindaco di Roma assegna in Campidoglio, nella solennità dell’Aula Giulio Cesare o della Sala Protomoteca, a personalità che abbiano illustrato la Capitale con il proprio talento, le proprie opere, il proprio nome nel mondo. Fisicamente consiste in una riproduzione in miniatura della celebre scultura bronzea, la lupa che allatta Romolo e Remo, simbolo della fondazione di Roma. Negli ultimi anni l’hanno ricevuta Paola Cortellesi, Claudio Baglioni, Robert De Niro, Jon Fosse. Nomi che, pur con biografie diverse, condividono un filo comune: hanno lasciato un segno su Roma, o Roma ha lasciato un segno su di loro.
Chi è Fiorello, per chi non lo sapesse
Definirlo “showman” è riduttivo, come chiamare il Po “un corso d’acqua”. Fiorello è una delle poche figure dello spettacolo italiano capaci di reinventarsi continuamente senza mai perdere il filo con il pubblico. Ha iniziato nei villaggi turistici ed è esploso con il karaoke televisivo negli anni Novanta. Ha dominato la radio con “Viva Radio2”, ha calcato il palco dell’Ariston di Sanremo come fosse casa propria, e negli ultimi anni ha confermato la sua statura con “Viva Rai2!”, il programma mattutino in diretta che ha ridisegnato il modo di fare intrattenimento televisivo in Italia.
Ogni volta che sembrava aver raggiunto il proprio limite, ha trovato un formato nuovo, una chiave diversa, una città diversa da conquistare. Roma, però, non è stata una conquista professionale soltanto. È diventata una questione di identità.

Roma non si eredita, si guadagna
Qui sta il punto più interessante di tutta la vicenda. Roma è una di quelle città che i suoi abitanti nativi tendono a dare per scontata, come si fa con tutto ciò che si possiede senza averlo cercato. I turisti la guardano con gli occhi spalancati, i romani doc spesso con lo stesso distacco di chi non riesce più a stupirsi della bellezza sotto casa.
Chi arriva da fuori, invece, sceglie Roma. E nel momento in cui la sceglie, la vive con un’intensità che chi ci è nato raramente conosce. Conosce i quartieri uno per uno perché li ha esplorati da curioso, non da abitudinario. Porta i figli a vedere il Pantheon non per obbligo scolastico, ma per meraviglia condivisa. Difende la città nei confronti degli esterni con una passione che talvolta supera persino quella dei romani storici.
Fiorello incarna questo meccanismo alla perfezione. La romanità nella sua arte non è una citazione, non è folklore. È una lingua che ha imparato e poi fatta propria, come si fa con una seconda lingua quando la si parla meglio della prima.
La città adottiva: un fenomeno che ci riguarda tutti
Non serve essere Fiorello per capire di cosa si parla. Ogni giorno in Italia migliaia di persone lasciano la città dove sono nate per trasferirsi altrove. Per lavoro, per amore, per necessità, per desiderio di cambiamento. E molte di queste persone, nel corso degli anni, sviluppano con la città di adozione un legame che definire “affetto” è quasi insufficiente.
C’è chi è partito dal Sud per trovare lavoro a Milano e oggi difende la nebbia lombarda come se ci fosse nato. Chi ha lasciato il Nord per trasferirsi a Napoli e ora non riuscirebbe più a immaginare una mattina senza il mare e il rumore del traffico partenopeo. Chi ha scelto una città straniera e la sente più sua di quella di origine.
Il sociologo americano Ray Oldenburg, nel suo studio sui “terzi luoghi” (gli spazi pubblici che non sono né casa né lavoro), ha osservato come il senso di appartenenza a una comunità urbana non dipenda dalla nascita ma dalla partecipazione attiva. Appartieni a una città nella misura in cui la abiti consapevolmente. Chi sceglie, abita sempre più consapevolmente di chi è stato scelto dal caso.

Perché Fiorello meriterebbe la Lupa
Il Comune di Roma assegna la Lupa a chi ha “illustrato la Capitale con le proprie azioni, le proprie opere o il proprio talento” e a chi abbia “dimostrato un legame profondo, storico o affettivo con la città”. Se si leggono questi criteri senza pregiudizi, il nome di Fiorello non stride affatto con quelli di Baglioni o Cortellesi.
“Viva Rai2!” è stato trasmesso per due stagioni da Piazza Asiago, nel cuore di Roma, diventando una dichiarazione d’amore quotidiana alla città e ai suoi ritmi. La trasmissione ha restituito alla Capitale una centralità nell’immaginario televisivo italiano che mancava da anni. Non è un dettaglio marginale. È un contributo culturale concreto, capace di ridare visibilità e affetto a una città che spesso compare nei titoli solo per le sue criticità.
Che il desiderio arrivi dalla radio, detto con quella leggerezza che è il marchio di fabbrica di Fiorello, non lo rende meno sincero. Anzi, forse lo rende più autentico di mille discorsi solenni.
Il sogno della Lupa Capitolina, sussurrato tra una battuta e l’altra su Radio 2, dice molto più di quanto sembri. Dice che il legame con una città può nascere in qualsiasi momento della vita, indipendentemente dalla carta d’identità. Dice che la scelta è un atto d’amore più potente della nascita. E dice, forse, che Roma, come tutte le grandi città, sa riconoscere chi la ama davvero, anche quando quell’amore non è stato inevitabile, ma cercato.
Fiorello ha scelto Roma. E Roma, prima o poi, avrà modo di rispondere.
Riconoscimento onorario · Roma Capitale
Lupa Capitolina — i premiati
Formalizzata nel 2024 dal Sindaco Roberto Gualtieri · 7 premiati
Vasco Rossi
Per la sua arte, la sua poesia e la sua libertà, in linea con lo spirito della città.
Conferita prima della formalizzazione istituzionale del 2024
Claudio Baglioni
Primo premiato della versione istituzionale. Per il legame della sua musica con Roma e il contributo alla cultura italiana.
Federazione Italiana di Nuoto
Per i risultati del nuoto italiano a livello internazionale.
Antonello Venditti
Per una carriera che ha fatto di Roma il centro emotivo e poetico della sua musica.
Jon Fosse
Premio Nobel per la Letteratura. Tributo alla sua statura mondiale e al legame culturale con Roma.
Robert De Niro
Per il valore artistico di una carriera che ha segnato la storia del cinema mondiale e per le sue radici italiane.
Carlo Verdone
In occasione del suo 75° compleanno. Per l’occasione è stato anche sindaco di Roma per un giorno.
