Dal monastero di San Benedetto Po all’ex scalo ferroviario di Bologna: i progetti italiani vincitori degli European Heritage Awards 2026 e perché contano davvero.
Ogni anno, in silenzio rispetto al clamore dei grandi festival culturali, una giuria di esperti europei seleziona i migliori progetti di tutela, ricerca e valorizzazione del patrimonio storico del continente. I vincitori degli European Heritage Awards / Europa Nostra Awards 2026 sono stati annunciati ad aprile: trenta realtà da diciotto paesi, tra cui due italiane che raccontano storie molto diverse ma ugualmente significative. Una è la rinascita di un complesso monastico millenario flagellato dal terremoto del 2012. L’altra è la trasformazione di un cantiere ferroviario abbandonato nel cuore di Bologna in uno spazio culturale vivo e aperto alla comunità. Due vicende che mostrano quanto il patrimonio non sia solo memoria, ma anche progetto.

Il premio più prestigioso d’Europa per il patrimonio culturale
Lanciati nel 2002 dalla Commissione europea e gestiti da allora da Europa Nostra, gli European Heritage Awards / Europa Nostra Awards rappresentano il riconoscimento più autorevole nel campo del patrimonio culturale a livello continentale. Quest’anno si celebra il 24° anniversario dell’iniziativa, cofinanziata dal programma Creative Europe dell’Unione europea.
Il premio non premia la bellezza di un luogo in sé, ma il lavoro concreto svolto per salvarlo, valorizzarlo o farlo conoscere. Si articola in cinque categorie: Conservazione e riuso adattivo, Ricerca, Istruzione, formazione e competenze, Coinvolgimento dei cittadini e sensibilizzazione, e Campioni del patrimonio, riservata a individui o organizzazioni con un impegno straordinario nel settore. Ogni edizione assegna fino a trenta riconoscimenti, tra cui fino a cinque Grand Prix da diecimila euro ciascuno, e un Premio del pubblico deciso attraverso votazione online.
Chi è Europa Nostra
Europa Nostra è un’organizzazione paneuropea della società civile fondata nel 1963, con sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Si definisce la voce del patrimonio culturale in Europa e riunisce migliaia di organizzazioni e individui impegnati nella tutela del patrimonio tangibile e intangibile del continente. Oltre agli Awards, gestisce il programma 7 Most Endangered (i sette siti più a rischio in Europa), partecipa attivamente al dialogo con le istituzioni europee in materia di politiche culturali e organizza ogni anno un Summit europeo del patrimonio culturale.
La presidenza è attualmente affidata alla mezzosoprano Cecilia Bartoli, figura di spicco non solo nel mondo musicale ma anche nel dibattito culturale europeo.
Trent’anni di eccellenza, un archivio di buone pratiche
Dal 2002 a oggi, gli Awards hanno riconosciuto centinaia di progetti distribuiti in tutta Europa, costruendo nel tempo un archivio di buone pratiche consultabile sul sito ufficiale e utilizzato da istituzioni, professionisti del restauro e amministrazioni locali. I vincitori non ricevono solo un riconoscimento simbolico: la visibilità internazionale del premio ha spesso contribuito a sbloccare ulteriori finanziamenti, a stimolare politiche pubbliche e ad attrarre attenzione su realtà altrimenti ignorate.
Quest’anno, su 261 candidature provenienti da 40 paesi europei, la giuria ha selezionato trenta vincitori da diciotto paesi. Cinque provengono dall’Italia, distribuiti in quattro categorie diverse: un risultato che conferma la vitalità e la profondità del settore heritage italiano.

Il monastero di San Benedetto Po: da sito a rischio a modello europeo
Il Complesso monastico di Polirone, a San Benedetto Po (Mantova), fondato nel 1007, è uno dei più importanti complessi monastici del nord Italia. Nel corso dei secoli ha ospitato artisti come Correggio, Veronese e Giulio Romano, e fu a lungo un centro cluniacense di riferimento per l’Europa medievale. Vi soggiornò anche Matilde di Canossa, la “Grande Contessa”, tra le figure più influenti del medioevo italiano.
Nei primi anni 2000 il complesso era in grave declino. Il terremoto del 2012 causò danni strutturali che resero inutilizzabili quasi ventimila metri quadrati. Nel 2013 Europa Nostra inserì il Monastero di San Benedetto Po nella lista dei 7 siti più a rischio in Europa, richiamando l’attenzione internazionale sulla sua condizione.

Quel segnale d’allarme si è rivelato un punto di svolta. Il restauro, finanziato interamente con fondi pubblici, si è sviluppato nell’arco di sedici anni attraverso quattordici interventi separati, per un investimento complessivo di circa otto milioni di euro. Questo approccio graduale ha permesso a un comune di poco meno di settemila abitanti di sostenere le spese progressivamente, mantenendo parti del complesso fruibili durante i lavori.
Il progetto ha coniugato conservazione, miglioramento sismico e riorganizzazione funzionale. Superfici storiche, affreschi e sculture sono stati consolidati. I sistemi antincendio e di sicurezza sono stati adeguati. Ascensori, rampe e percorsi accessibili collegano oggi i chiostri e gli spazi pubblici. Una particolarità del progetto riguarda la gestione energetica: anziché potenziare i sistemi di riscaldamento, i musei sono mantenuti a temperature moderate e ai visitatori viene chiesto di tenere il cappotto, una scelta semplice ed efficace che riduce i consumi preservando al tempo stesso le condizioni conservative.
La giuria ha sottolineato come il progetto offra “un chiaro esempio di riuso adattivo che rispetta l’integrità storica e costituisce un modello trasferibile per i siti patrimonio in pericolo in tutta Europa”.

DumBO a Bologna: quando l’industria diventa cultura
Se il caso di San Benedetto Po parla la lingua del restauro classico, quello di DumBO a Bologna racconta una storia diversa, più vicina alla città contemporanea e alle sue contraddizioni.
Il Distretto Urbano Multifunzionale di Bologna si trova nell’ex scalo merci ferroviario del Ravone. L’area di 40.000 metri quadrati, sviluppata tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, era stata dismessa nei primi anni 2000 e rimase in larga misura inutilizzata per quasi due decenni. Nel 2019 il Comune di Bologna ha destinato l’area a una rigenerazione temporanea, affidandone la gestione a Open Event Srl. Rappresenta oggi uno dei più grandi esempi di rigenerazione urbana temporanea a guida culturale in Italia.
L’intervento non ha previsto grandi demolizioni né restauri invasivi. I capannoni esistenti e gli spazi aperti sono stati riattivati attraverso opere leggere e reversibili: strutture messe in sicurezza, superfici ripulite, utenze ripristinate, sistemi antincendio installati. Il tessuto industriale è stato conservato integralmente.
Oggi DumBO ospita programmazione culturale, produzione artistica, iniziative sociali e attività di coworking. Dalla sua apertura nel 2019 ha organizzato oltre 700 eventi e accolto centinaia di migliaia di visitatori. L’ex scalo è stato riconnesso al quartiere Porto-Saragozza circostante, e le attività coinvolgono tutte le fasce d’età, compresi i residenti over 60.
La giuria europea ha definito DumBO “un modello pilota per la transizione culturale dei siti post-industriali nelle città europee”, apprezzando in particolare la capacità di generare un impatto comunitario significativo con risorse limitate.
Gli altri tre vincitori italiani
L’Italia è presente con altrettanta sostanza nelle altre categorie. L’Archivio Storico Nazionale dei Restauratori Italiani (ASRI), premiato nella categoria Ricerca, raccoglie e preserva gli archivi privati dei conservatori italiani, rendendoli accessibili attraverso il database open-access RES.I. Un patrimonio di conoscenze tecniche e metodologiche che rischiava di disperdersi e che oggi diventa strumento di ricerca e riferimento per gli interventi futuri.
Nella categoria Istruzione, formazione e competenze, il riconoscimento va a HIMASS – International Summer School on Historic Masonry Structures, progetto nato nel 2018 dalla collaborazione tra l’Università Roma Tre, l’Università Politecnica di Madrid e l’Università di Salerno. Una scuola estiva internazionale che forma professionisti sul comportamento strutturale degli edifici storici in muratura e sulla trasmissione dei principi costruttivi tradizionali: un esempio virtuoso di cooperazione accademica europea applicata alla conservazione.
Infine, nella categoria Coinvolgimento dei cittadini, viene premiato il progetto Intorno a Minerva, che nel 2022 ha portato all’apertura di un Parco Archeologico attorno al Santuario di Minerva a Breno, in provincia di Brescia. Un sito di grande rilevanza storica restituito alla comunità locale e ai visitatori, con un approccio che coniuga scavo, valorizzazione e accessibilità.

La cerimonia e il Summit di Nicosia
I vincitori saranno celebrati alla Cerimonia degli European Heritage Awards 2026 il 28 maggio al Teatro Municipale di Nicosia, a Cipro. Durante la cerimonia, trasmessa in diretta streaming sul sito di Europa Nostra, saranno annunciati i Grand Prix e il Premio del pubblico, ciascuno dotato di diecimila euro.
La cerimonia sarà il momento culminante dell’European Cultural Heritage Summit 2026, in programma dal 26 al 30 maggio nella capitale cipriota, sotto il motto “Heritage as the Soul of Mare Nostrum“. Il Summit metterà in luce la rilevanza geopolitica, sociale e ambientale del patrimonio per l’Europa e il Mediterraneo allargato.
Chi lo desidera può ancora partecipare: il voto online per il Premio del pubblico è aperto fino al 12 maggio sul sito ufficiale. VOTA
I cinque progetti italiani premiati nel 2026 restituiscono un’immagine dell’Italia che raramente emerge nel dibattito pubblico: quella di un paese capace, quando vuole, di fare sistema attorno al proprio patrimonio, con metodo, competenza e visione. Un monastero medievale salvato dai fondi pubblici, un’area industriale restituita alla città senza demolire nulla, un archivio aperto che non lascia disperdere il sapere dei restauratori, una scuola internazionale che insegna a leggere i muri storici, un parco archeologico nato attorno a una dea. Storie diverse, una sola direzione: il patrimonio non si conserva per il passato, ma per chi viene dopo.
I vincitori degli European Heritage Awards / Europa Nostra Awards 2026
Conservazione e riuso adattivo
- Opera di Stato ungherese / Budapest (Ungheria)
- Complesso monastico di Polirone / San Benedetto Po (Italia)
- DumBO – Distretto Urbano Multifunzionale / Bologna (Italia)
- Giardino di Nikolai Astrup – Astruptunet / Jølster (Norvegia)
- Castello Bánffy / Răscruci (Romania)
- Cupola della chiesa delle Escuelas Pías / Valencia (Spagna)
- Salinas de La Concepción / Minorca (Spagna)
Ricerca
- The Cypriot Fiddler / Cipro
- Archivio Storico Nazionale dei Restauratori Italiani – ASRI / Italia
- Progetto FENIX / Siviglia (Spagna)
Istruzione, formazione e competenze
- Heritage Craft School / Islanda
- Programma per l’efficienza energetica degli edifici storici pubblici / Irlanda
- HIMASS – International Summer School on Historic Masonry Structures / Italia e Spagna
- Co-creating Urban Heritage with Children / Riga (Lettonia)
- Pacijenca – preservazione del merletto di Dobrota / Montenegro
- School of Renovation / Škofja Loka (Slovenia)
Coinvolgimento dei cittadini e sensibilizzazione
- Croatian Coral Center Zlarin / Croazia
- Settore 2: Nicosia – The Green Line Project / Nicosia (Cipro)
- Gardens of Peace / Francia e Belgio
- 14 Henrietta Street Museum / Dublino (Irlanda)
- Intorno a Minerva – Parco Archeologico del Santuario di Minerva / Breno (Italia)
- Gothic Route / Slovacchia
- Polina Raiko Art Preservation Initiative / Kherson (Ucraina)
Campioni del patrimonio
- Din l-Art Ħelwa – National Trust / Malta
- Factum Foundation for Digital Technology in Preservation / Madrid (Spagna)
- Museum Open for Renovation / Ucraina
- Maryna Hrytsenko (alla memoria) / Ucraina
Europa Nostra Awards (paesi non associati a Creative Europe)
- DEP-AR Project / Turchia
- Progetto di restauro della linea del fronte / Turchia
- Open City Museum / Londra (Regno Unito)
