Il Lugana DOC non è mai stato solo un vino lacustre. È una denominazione che, partita da un pugno di Comuni tra Brescia e Verona, ha conquistato mercati internazionali senza smettere di interrogarsi su cosa significhi davvero custodire un territorio.
A giugno, Villa Benni a Bologna ospita una delle tappe del progetto Armonie senza tempo: una serata organizzata dal Consorzio di Tutela Lugana DOC per portare la denominazione fuori dalla sua zona naturale e farla raccontare direttamente dai produttori. È il modo in cui il Consorzio lavora da anni: non convegni, non fiere di massa, ma incontri dove il vino diventa pretesto per parlare di territorio, di scelte, di identità.
Un consorzio con un’eredità precisa
Fabio Zenato, presidente del Consorzio di Tutela Lugana DOC dal 2022 e riconfermato nel 2025, guida una denominazione che porta con sé un’eredità precisa. Furono alcuni viticoltori negli anni Sessanta, insieme a un tecnico e a uno studioso, a decidere di disegnare i confini di una zona che allora non aveva ancora un nome riconosciuto. Cinque comuni: Sirmione, Desenzano, Lonato e Pozzolengo nel bresciano, Peschiera del Garda nel veronese. Una zona a cavallo di due province e due regioni, Lombardia e Veneto, che oggi conta circa mille ettari vitati.
Il Consorzio nasce formalmente vent’anni dopo quella stagione pionieristica. Da allora gestisce tutela, promozione e aggiornamento del disciplinare di produzione, che prevede quattro tipologie: il Lugana Superiore, la Riserva, la Vendemmia Tardiva e lo Spumante. Non è una grammatica rigida: è il tentativo di codificare la complessità di un vitigno che ha dimostrato di saper evolvere in modi inattesi.
Argilla e lago, un binomio che non si improvvisa
La piana morenica a sud del Garda ha una geologia specifica. Quello che resta dell’avanzata glaciale sono suoli argillosi pesanti, difficili da lavorare, che trattengono l’acqua e cedono mineralità al vino in modo lento. L’altro elemento è il lago stesso, che regola le escursioni termiche e genera quei venti che i locali conoscono per nome: l’Ora, che sale dal mattino, il Peler, che scende la notte.
Il vitigno che cresce qui si chiama Turbiana, come lo hanno sempre chiamato in zona, anche quando i libri di ampelografia lo classificavano come una varietà di Trebbiano. Studi genetici recenti lo hanno avvicinato al Verdicchio, ma dal punto di vista del comportamento in vigna e in cantina la Turbiana si muove come un’entità autonoma: buccia spessa, acidità pronunciata, capacità di invecchiare in bottiglia che per un bianco del Nord Italia è tutt’altro che scontata.

Quattro tipologie, una sola uva
Il disciplinare prevede che il Lugana sia prodotto con almeno il 90% di Turbiana. Nella pratica, quasi tutti i produttori lavorano in purezza. Le quattro tipologie disegnano una progressione che parte dalla versione giovane e fresca e arriva alla Riserva, che richiede almeno 24 mesi di affinamento di cui sei in bottiglia. Il Superiore, introdotto nel 1998, impone almeno un anno tra vendemmia e commercializzazione. La Vendemmia Tardiva intercetta le annate in cui la Turbiana sviluppa concentrazioni zuccherine interessanti senza perdere la sua vena sapida. Lo Spumante, metodo Charmat o Classico, è forse la tipologia meno raccontata, ma porta con sé tutta la tensione del vitigno.
Quello che accomuna le quattro declinazioni è la fedeltà a un’impostazione che non cerca la morbidezza facile: il Lugana è un bianco che punta sulla tensione, sull’acidità come struttura portante, sulla capacità di restare in forma nel tempo.
Oltre il lago, verso il mondo
Il Lugana esporta oltre il 70% della sua produzione. Germania, Svizzera, Paesi Bassi e mercati asiatici assorbono bottiglie che escono da una zona geograficamente piccola ma produttivamente significativa. Questo successo internazionale ha generato pressioni reali: richieste di volumi crescenti, rischio di standardizzazione, tensione tra chi vuole espandere la produzione e chi difende i confini storici della denominazione.
Il progetto Armonie senza tempo, con le sue tappe in città come Bologna, è anche una risposta a questa pressione: riportare il vino a un dialogo diretto con chi lo beve, in contesti che non somigliano alle grandi fiere del settore. Villa Benni l’8 giugno è questo: un luogo, una serata, i produttori a raccontare le proprie scelte. Non una celebrazione, ma una conversazione.
Il Lugana ha la rara fortuna di essere un bianco che chiede tempo, sia per capirlo che per farlo. In un mercato che premia la velocità, questa è una posizione scomoda e insieme preziosa.

Armonie Senza Tempo LUGANA DOC
Lunedì 8 giugno ore 18:00 – 22:30
Villa Benni, Bologna
Le aziende del Lugana DOC

