A Bologna 50.000 visitatori per l’edizione di Davide Ferri. Mercato vivace, nuove generazioni e l’annuncio: nel 2027 si festeggia mezzo secolo

Si è chiusa a Bologna un’edizione che segna una svolta. Arte Fiera 2026 ha confermato il suo ruolo di piattaforma centrale per le gallerie italiane, registrando vendite significative fin dalle prime ore e un’affluenza che ha superato le 50.000 presenze. Sotto la nuova direzione artistica di Davide Ferri, la fiera si interroga sul proprio futuro con il titolo programmatico Cosa sarà, tracciando un percorso che mescola tradizione e innovazione. E già si guarda al 2027, anno del doppio anniversario: la 50ª edizione e i cinquant’anni dalla storica Settimana Internazionale della Performance.

Una fiera che si rinnova senza perdere identità
Il cambio di direzione era nell’aria, ma nessuno si aspettava un impatto così netto. Davide Ferri, affiancato da Enea Righi come direttore operativo, ha inaugurato il suo mandato con un’edizione che non si limita a confermare i numeri, ma prova a ridefinire il senso stesso della fiera contemporanea. Il titolo scelto, Cosa sarà, non è una domanda retorica: è un manifesto. Un invito a guardare avanti senza rinnegare le radici.
I 201 espositori distribuiti nei padiglioni 25 e 26 hanno risposto con proposte eterogenee, capaci di intercettare sia i collezionisti storici sia una nuova generazione di acquirenti, più giovane e più curiosa. Il mercato si è mosso già durante la giornata di preview, con oltre 500 ospiti VIP tra istituzioni, operatori e stampa internazionale. Non solo segnali di vitalità economica, ma anche la riconferma di un legame affettivo profondo con il pubblico bolognese e italiano.
I numeri raccontano una crescita
Le 50.000 presenze toccate a poche ore dalla chiusura confermano che Arte Fiera resta la manifestazione più longeva e amata del settore in Italia. Ma i numeri non sono tutto: conta anche la qualità dell’attenzione. Il public program ha registrato grande partecipazione, dalla performance di Chalisée Naamani al Padiglione de l’Esprit Nouveau — realizzata in collaborazione con Fondazione Furla — al progetto KOLOSSAL di Marcello Maloberti, parte della nuova serie di commissioni Preludio sostenuta da Gruppo Hera.
Anche i Book Talk, il programma dedicato al rapporto tra arte ed editoria in partnership con BPER, hanno attirato un pubblico trasversale, confermando l’importanza di ampliare lo sguardo oltre il solo mercato delle opere. La copertura mediatica è stata capillare: stampa generalista, testate di settore, radio e tv hanno seguito l’evento giorno per giorno, mentre sui social media è cresciuta sensibilmente sia la base di follower sia l’engagement complessivo.

Premi e acquisizioni: sette riconoscimenti e un fondo da 100.000 euro
Arte Fiera non è solo vetrina, ma anche momento di investimento diretto sul sistema dell’arte. Quest’anno sono stati assegnati sette premi, a cui si aggiunge una novità di rilievo: il Fondo Arte Fiera, dotato di 100.000 euro e promosso da BolognaFiere e Cosmoprof. Il fondo ha acquisito quattordici opere, tra cui lavori di Greta Schödl, Leonardo Devito, Anri Sala, Francesco Jodice, Moira Ricci, Buck Ellison, Chiara Camoni e Alek O., rappresentati da gallerie di tutta Italia.
Tra i riconoscimenti più attesi, il Premio ANGAMC alla carriera è andato a Emilio Mazzoli, fondatore della storica galleria con sedi a Modena e Berlino. Il BPER Prize, dedicato alle tematiche femminili, ha premiato Silvia Giambrone (Richard Saltoun) per l’opera Mirror n.18, mentre una menzione speciale è stata assegnata a Silvia Inselvini (Atipografia). Il Premio Collezione Righi è stato conferito a Liliana Moro (Raffaella Cortese), e il Marval Acquisition Award a Romane de Watteville (Ciaccia Levi).
Non sono mancati i premi tematici: Diego Perrone ha vinto il Premio Officina Arte Ducati, dedicato al tema A Century Made of Seconds, mentre Pesce Khete si è aggiudicato il Premio Osvaldo Licini by Fainplast. Infine, i premi dedicati alla diffusione della cultura tra i giovani: il Premio Rotary alla Gian Marco Casini Gallery, e il Premio Rotaract e Premio Andrea Sapone a Luca Campestri (Capsule).
Nella serata del 6 febbraio, al Cinema Modernissimo, si è tenuta anche la cerimonia del Flash Art Italia Award, che ha riunito il sistema dell’arte italiana per celebrare nove categorie in una sala gremita.

2027: doppio anniversario all’orizzonte
La chiusura di questa edizione coincide con un annuncio che già accende l’attesa: nel 2027, Arte Fiera celebrerà la sua 50ª edizione e i cinquant’anni dalla prima Settimana Internazionale della Performance, curata nel 1977 da Renato Barilli, Francesca Alinovi e Roberto Daolio. Quell’evento storico vide tra i protagonisti Marina Abramović e Ulay con la celebre performance Imponderabilia. Un’eredità che oggi torna a dialogare con il presente, in una città che ha fatto della cultura performativa uno dei suoi tratti distintivi.
Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere, ha dichiarato: “È il risultato di un lavoro che ha consolidato la crescita della manifestazione e definito una visione rinnovata, orientata al mercato e al futuro. I risultati ottenuti confermano la validità di scelte orientate al rafforzamento della filiera dell’arte contemporanea”.
Uno sguardo verso il futuro
Davide Ferri ha chiuso la sua prima edizione con emozione e gratitudine: “Questa edizione, intitolata Cosa sarà, è solo l’inizio di un nuovo capitolo: un’apertura verso ciò che Arte Fiera potrà diventare, a partire da una fiera già in ottima salute, animata da un affetto e da un legame speciale che sento profondamente condivisi da galleristi, artisti, addetti ai lavori e pubblico”.
Enea Righi, direttore operativo, ha sottolineato la varietà dell’offerta artistica, capace di spaziare dall’arte moltiplicata agli artisti emergenti, fino alle opere museali di grandi maestri. “Significativa la presenza di un nuovo pubblico di giovani collezionisti, intercettati anche grazie alla importante presenza di nuove gallerie di recente fondazione”, ha aggiunto.
Arte Fiera conferma così la sua capacità di essere piattaforma di scambio e di pensiero, non solo vetrina commerciale. Un luogo dove il mercato dialoga con la ricerca, dove le generazioni si incrociano, dove il futuro si costruisce a partire da una storia lunga mezzo secolo.

Arte Fiera 2026 si chiude lasciando un segno chiaro: il rinnovamento è possibile senza tradire l’identità. Tra vendite solide, nuove presenze e un programma culturale ambizioso, la manifestazione bolognese dimostra di saper parlare a pubblici diversi, mantenendo intatta la propria vocazione di piattaforma per le gallerie italiane e per l’arte del XX e XXI secolo. Il 2027 sarà un anno di celebrazioni, ma anche di ulteriori sfide. Intanto, Bologna ha confermato ancora una volta il suo ruolo di capitale dell’arte contemporanea italiana, capace di guardare lontano senza perdere il contatto con le radici.
