Allo stadio Meazza la cerimonia d’apertura spettacolare e diffusa: Alberto Tomba, Deborah Compagnoni e Sofia Goggia accendono i bracieri

La sera del 6 febbraio 2025 ha segnato l’inizio ufficiale dei XXV Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi invernali, la cerimonia d’apertura si è svolta in modo diffuso tra quattro sedi: lo stadio Meazza di Milano, Cortina d’Ampezzo, Predazzo e Livigno. Oltre 67mila spettatori hanno riempito San Siro – record assoluto per un’inaugurazione olimpica invernale – mentre due miliardi di persone in tutto il mondo hanno seguito l’evento in diretta. Uno spettacolo che ha voluto raccontare l’Italia attraverso la sua bellezza, la sua musica, la sua cultura e il suo spirito olimpico. Ma a tenere banco, accanto all’emozione pura, sono state anche le polemiche sulla telecronaca Rai che hanno monopolizzato le conversazioni social.

San Siro palcoscenico del mondo
Lo stadio Giuseppe Meazza, simbolo calcistico milanese destinato a essere abbattuto per fare spazio al nuovo impianto, ha vissuto forse una delle sue ultime grandi notti prima della trasformazione. La scelta di Milano come epicentro della cerimonia non è stata casuale: la città rappresenta l’innovazione, il design, la moda e quella capacità tutta italiana di guardare al futuro senza dimenticare le radici.
Il palcoscenico si è animato con oltre 1.300 persone tra professionisti e volontari provenienti da 27 paesi diversi. Un cast che ha lavorato per oltre 700 ore di prove per regalare uno spettacolo della durata di due ore, pensato per celebrare l’armonia – parola chiave della serata – tra uomo e natura, tra tradizione e contemporaneità.
Il viaggio della fiamma: da Mattarella a Valentino Rossi sul tram
Tra i momenti più sorprendenti e applauditi della serata, l’arrivo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul celebre tram milanese in compagnia di Valentino Rossi. Un’immagine inaspettata che ha colpito per la sua semplicità e umanità: il Capo dello Stato e il campione di MotoGP hanno attraversato le strade notturne di Milano a bordo del mezzo simbolo della milanesità, accolti da bambini con le mascotte Tina e Milo, musicisti e portabandiera.
Un momento di autentica italianità che ha preceduto l’ingresso ufficiale di Mattarella allo stadio, dove è stato accolto da scroscianti applausi insieme alla presidente del CIO Kirsty Coventry e al vicepresidente americano JD Vance.

La sfilata diffusa delle delegazioni
Per la prima volta nella storia olimpica, la sfilata degli atleti si è svolta contemporaneamente in quattro sedi diverse. A San Siro hanno sfilato 70 atleti azzurri guidati dai portabandiera Arianna Fontana e Federico Pellegrino, mentre a Cortina altri 35 atleti hanno marciato con Federica Brignone e Amos Mosaner (in un momento diventato virale, Mosaner ha tenuto sulle spalle la Brignone durante la sfilata). A Predazzo 13 atleti e a Livigno 28.
Delle 92 delegazioni presenti, ad aprire la sfilata è stata la Grecia, patria dei Giochi, mentre l’Italia ha chiuso il corteo. Particolarmente apprezzate le divise della Mongolia, che anche in questa edizione si sono confermate tra le più eleganti, e il gesto della delegazione giapponese, i cui atleti hanno sfilato con una bandierina italiana e una del Sol Levante in omaggio al paese ospitante.
Musica, arte e bellezza: il tributo all’Italia
Lo spettacolo ha intrecciato musica lirica e pop, tradizione e contemporaneità. Laura Pausini ha intonato l’inno nazionale mentre i corazzieri issavano il tricolore, seguita da un tributo alla bellezza attraverso la danza di 70 ballerini dell’Accademia della Scala che hanno reinterpretato il mito di Amore e Psiche sulle riproduzioni delle statue di Canova.
L’attrice Matilda De Angelis ha diretto melodie ispirate ai grandi compositori italiani – Verdi, Puccini, Rossini – mentre sulle note della Gazza Ladra enormi tubetti di tempera sospesi in aria lasciavano scendere tele colorate. Non è mancato l’omaggio a Raffaella Carrà, icona italiana riconosciuta nel mondo, con ballerini che hanno scatenato il Meazza sulle note di A far l’amore comincia tu.
La superstar americana Mariah Carey, vestita di bianco e paillettes, ha regalato la sua personale versione rythm&blues di Volare di Modugno, mentre Andrea Bocelli ha emozionato tutti con il Nessun dorma dalla Turandot, richiamando alla memoria l’esibizione di Pavarotti nel 2006. Pierfrancesco Favino ha recitato L’infinito di Leopardi, Ghali ha letto Promemoria di Gianni Rodari sulla pace, e Charlize Theron ha pronunciato un messaggio ispirato a Nelson Mandela.
I portatori della bandiera olimpica e il messaggio di pace
Otto messaggeri di pace hanno portato la bandiera olimpica nello stadio: tra loro Filippo Grandi (Alto Commissario ONU per i Rifugiati), Nicolò Govoni (candidato al Nobel per la Pace 2020), la ginnasta brasiliana Rebeca Andrade, il maratoneta keniano Eliud Kipchoge e Cindy Ngamba, prima atleta del Refugee Olympic Team a conquistare una medaglia olimpica.
Successivamente, l’inno olimpico è stato cantato da Cecilia Bartoli, accompagnata al pianoforte dal maestro Lang Lang, prima del giuramento olimpico pronunciato dagli atleti Stefania Constantini e Dominik Fischnaller.
L’accensione dei bracieri: Tomba, Compagnoni e Goggia
Il momento culminante della serata è arrivato con l’accensione simultanea dei due bracieri olimpici: all’Arco della Pace di Milano, Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, i due azzurri dello sci più medagliati di sempre, hanno dato fuoco al braciere mentre a Cortina Sofia Goggia ha acceso quello di piazza Dibona.
“È un’emozione unica. Speriamo che il messaggio che parte da qui arrivi a tutto il mondo. È il momento di pensare alla pace e l’Olimpiade può essere il veicolo per arrivarci”, ha dichiarato Tomba. Compagnoni ha aggiunto: “L’accensione del braciere è stata un’emozione forte e bella. Tanta gente qui per strada a Milano, tanta gente a San Siro. Tutti felici. È quello che ci vuole di questi tempi”.
Le strutture dei bracieri, composte da 4,5 tonnellate di metallo, 1.440 componenti e 1.000 metri di Led dinamici, dal 7 febbraio ospiteranno uno spettacolo giornaliero di 3-5 minuti che si terrà allo scoccare dell’ora dalle 17:00 alle 23:00, accompagnato dalle musiche di Roberto Cacciapaglia.
I discorsi ufficiali: Malagò e Coventry
Il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò, ha pronunciato parole toccanti: “La bellezza italiana non ci appartiene, ci è stata affidata dalla storia come responsabilità. In un mondo pieno di conflitti, la vostra presenza dimostra che un altro mondo è possibile. Un mondo fatto di unità, rispetto e armonia. Non sono mai stato così orgoglioso di essere italiano come questa sera”.
La presidente del CIO Kirsty Coventry ha ringraziato i volontari e ha ricordato il concetto africano di ubuntu: “Io sono, perché noi siamo. Questo è il vostro momento. Siate orgogliosi del lavoro fatto. Ricordatevi di essere coraggiosi e gentili, tutti vi guardano qui in Italia da tutto il mondo”.
Infine, il Presidente Mattarella ha dichiarato ufficialmente aperti i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, sancendo l’inizio di due settimane di competizioni che coinvolgeranno 2.900 atleti da tutto il mondo.
Le polemiche sulla telecronaca Rai
Accanto all’emozione dello spettacolo, la serata è stata segnata da forti polemiche riguardo alla telecronaca Rai, affidata al direttore di RaiSport. Sui social media si è scatenata un’ondata di critiche per quello che molti hanno definito un commento eccessivamente invadente, ripetitivo e poco rispettoso dei momenti artistici e musicali. Le lamentele hanno riguardato l’eccessiva verbosità durante le esibizioni, che avrebbe distolto l’attenzione dagli spettacoli stessi, e una conduzione giudicata non all’altezza di un evento di tale portata.
La controversia ha rapidamente monopolizzato le conversazioni online, trasformando quella che doveva essere una celebrazione unanime in un dibattito sulla qualità della narrazione televisiva italiana dei grandi eventi.

La cerimonia d’apertura di Milano Cortina 2026 ha rappresentato un esperimento riuscito di innovazione olimpica: per la prima volta una cerimonia invernale si è svolta in modo diffuso, abbracciando quattro diverse località e celebrando la diversità geografica e culturale dell’Italia. Lo spettacolo ha saputo intrecciare tradizione e contemporaneità, lirica e pop, storia e futuro, regalando momenti di grande intensità emotiva.
Se da un lato l’evento ha dimostrato la capacità organizzativa italiana e l’eccellenza creativa del team guidato da Marco Balich, dall’altro ha evidenziato quanto sia delicato il compito di raccontare la bellezza senza sovrastarla. Le polemiche sulla telecronaca rappresentano forse un campanello d’allarme su come si comunica lo sport e la cultura in televisione, un tema che merita riflessione.
Resta la certezza di una notte che ha acceso non solo i bracieri olimpici, ma anche l’orgoglio di un paese che per due settimane sarà al centro del mondo sportivo, portando con sé un messaggio di pace, unità e armonia.
Le grandi cerimonie che hanno fatto la storia
Prima di Milano Cortina 2026, altre cerimonie d’apertura hanno segnato indelebilmente la memoria collettiva dei Giochi Olimpici Invernali. Ripercorrerle significa comprendere come ogni edizione abbia saputo interpretare lo spirito del proprio tempo, lasciando un’eredità di emozioni e innovazioni.
Cortina 1956 rappresenta il punto di partenza: fu la prima Olimpiade invernale trasmessa in diretta televisiva a livello internazionale e la prima in cui una donna, la sciatrice Giuliana Chenal Minuzzo, pronunciò il giuramento olimpico. Un momento di rinascita per l’Italia del dopoguerra, celebrato con semplicità ma con grande dignità sullo sfondo delle Dolomiti.
Lillehammer 1994 resta una delle cerimonie più amate di sempre per l’atmosfera fiabesca che seppe creare tra boschi innevati, folklore norvegese e tradizioni vichinghe. Il momento culminante fu quando il saltatore Stein Gruben si lanciò dal trampolino con la torcia accesa, accendendo il braciere in volo: un’immagine che entrò immediatamente nella leggenda olimpica.
Nagano 1998 scelse la pace come tema centrale in piena epoca post-Guerra Fredda. L’ultimo tedoforo, l’ex soldato britannico Chris Moon (attivista contro le mine antiuomo), sfilò accompagnato da bambini che indossavano i colori di tutte le nazioni. Il finale fu rivoluzionario: il maestro Seiji Ozawa diresse l’Inno alla Gioia di Beethoven collegandosi simultaneamente con cori di cinque continenti, una performance corale planetaria senza precedenti.
Salt Lake City 2002 si svolse pochi mesi dopo gli attentati dell’11 settembre e divenne una catarsi collettiva per gli Stati Uniti. La bandiera recuperata da Ground Zero, l’esibizione del poliziotto Daniel Rodriguez che cantò God Bless America, e l’accensione del braciere da parte della squadra di hockey del “Miracle on Ice” del 1980 resero quella serata un momento di profonda commozione e resilienza.
Torino 2006 fu il trionfo dello stile italiano. Marco Balich, al suo debutto come direttore artistico olimpico, orchestrò uno spettacolo che celebrò arte, moda, musica e velocità: dalle maschere della Commedia dell’Arte all’ingresso rombante di una Ferrari, dall’esibizione di Peter Gabriel su Imagine fino al momento culminante con Luciano Pavarotti che intonò Nessun dorma – quella che sarebbe stata la sua ultima performance pubblica prima della scomparsa.
Vancouver 2010 segnò una doppia rivoluzione: fu la prima cerimonia olimpica invernale al coperto e fu segnata dal tragico incidente mortale dell’atleta georgiano Nodar Kumaritashvili, a cui venne dedicata l’intera serata. Tecnologicamente innovativa (con le spettacolari orche marine in 3D sul pavimento dello stadio), la cerimonia ebbe un finale insolito: un guasto tecnico impedì a uno dei quattro pilastri del braciere di sollevarsi, ma Wayne Gretzky trasformò l’incidente in un momento memorabile accendendo un secondo braciere all’esterno dello stadio.
Sochi 2014 rappresentò il kolossal più costoso mai realizzato: 40mila spettatori assistettero a 17 quadri spettacolari che ripercorsero la storia russa dal balletto del Bolshoi alle citazioni letterarie, dai LED giganti alle isole fluttuanti sospese in aria. Nonostante il celebre glitch tecnico (uno dei cinque cerchi olimpici non si aprì), l’accensione finale da parte delle leggende Irina Rodnina e Vladislav Tretiak rimane un’immagine di straordinaria potenza emotiva.
PyeongChang 2018 coniugò tecnologia e diplomazia: per la prima volta dopo anni, Corea del Nord e Corea del Sud sfilarono insieme sotto un’unica bandiera. Ma fu soprattutto lo spettacolo dei 1.200 droni luminosi che formarono i cerchi olimpici nel cielo a stupire il mondo, aprendo la strada a un nuovo modo di concepire gli effetti speciali nelle cerimonie.
Pechino 2022, in epoca pandemica, scelse invece il minimalismo e l’essenzialità, privilegiando la purezza del simbolo olimpico rispetto alla grandiosità tecnologica. Una scelta stilistica che dimostrò come le cerimonie sappiano adattarsi radicalmente al contesto storico del momento.
Milano Cortina 2026 raccoglie questa eredità e la rilancia con un esperimento senza precedenti: la prima cerimonia “diffusa” su quattro sedi, due bracieri accesi simultaneamente, quattro portabandiera azzurri. Il tema dell’Armonia – concetto universale che intreccia natura e città, tradizione e futuro – promette di scrivere un nuovo capitolo nella storia olimpica. Se il passato ci ha insegnato che le grandi cerimonie non sono fatte solo di effetti speciali ma di narrazioni potenti capaci di parlare al cuore del mondo, l’Italia ha dimostrato di saperlo fare: da Cortina 1956 a Torino 2006, fino a questa nuova sfida che unisce le montagne di Cortina all’eleganza metropolitana di Milano. La fiamma della passione italiana continua ad ardere.
