La città abruzzese inaugura il suo anno da Capitale italiana della Cultura con un programma ambizioso che punta sulla rigenerazione e il coinvolgimento territoriale
Mentre Agrigento chiude tra polemiche e bilanci negativi il suo anno da Capitale della Cultura 2025, L’Aquila si prepara ad alzare il sipario su un 2026 che si preannuncia denso di appuntamenti. La città abruzzese, proclamata vincitrice nel marzo 2024, ha costruito un progetto che va oltre la semplice organizzazione di eventi: si tratta di un modello di rilancio socioeconomico a base culturale, un’ambizione che risuona particolarmente forte per una comunità che ha vissuto la tragedia del terremoto del 2009.

Il progetto: L’Aquila città multiverso
Il cuore del dossier aquilano sta nel concetto di multiverso culturale: immaginare la città come una realtà complessa in cui convivono e interagiscono molteplici dimensioni parallele. Non si tratta solo di una suggestione poetica, ma di una strategia concreta articolata su cinque filoni tematici che attraverseranno tutto l’anno.
La multiculturalità porterà suoni, sapori e tradizioni da tutto il mondo, con laboratori di danza che uniranno movimenti di culture diverse, spettacoli teatrali con ensemble internazionali e reading di autori globali. La multiriproducibilità vedrà protagoniste le giovani generazioni in hackathon culturali, programmi di civic engagement e piattaforme digitali per la co-progettazione urbana.
Il tema della multinaturalità valorizzerà i paesaggi e le risorse ambientali del territorio attraverso percorsi urbani site-specific, installazioni di land art e concerti green. La multitemporalità utilizzerà tecnologie di realtà aumentata per far rivivere il passato, mentre la multidisciplinarietà fonderà musica, danza, teatro e arti visive in nuove forme espressive.
Un programma articolato su tutto il territorio
Il palinsesto presenta numeri significativi: oltre 300 eventi distribuiti su più di 100 location per un programma che si svilupperà per tutto il 2026 e oltre. La scelta di coinvolgere non solo L’Aquila ma anche Rieti e i 56 comuni del cratere sismico testimonia l’ambizione di creare un modello replicabile per le aree interne italiane ed europee.
Tra i progetti spicca l’installazione “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, simbolo del processo di rigenerazione culturale che accompagnerà l’intero anno. La Fondazione Pistoletto – Cittadellarte curerà anche “Opera democratica”, un percorso di co-progettazione artistica basato sul metodo della demopraxia.
Maurizio Cattelan e Marta Papini cureranno il progetto espositivo del MAXXI, mentre Marinella Senatore porterà la sua “SOND – The School of Narrative Dance”. L’artista cinese Liu Bolin, noto come “l’uomo invisibile”, realizzerà il progetto “Oltre il visibile”. Non mancano nomi del calibro di Nicola Piovani, Salvatore Accardo, Simone Cristicchi e Giorgio Pasotti tra gli ambasciatori della cultura.
Il Conservatorio “Alfredo Casella” proporrà “L’AquilArthe”, la Settimana Internazionale delle Artiterapie, mentre il Gran Sasso Science Institute presenterà “Forme sensibili”, un’opera scultoreo-musicale permanente che interagisce con il pubblico. Teatro, cinema, musica jazz e classica, arte contemporanea, laboratori per le scuole: il programma cerca di abbracciare tutti i linguaggi espressivi.

La motivazione della giuria e il sostegno istituzionale
La giuria presieduta da Davide Maria Desario ha espresso un giudizio eccellente, apprezzando in particolare la centralità del sistema museale, bibliotecario e universitario, l’attenzione ai giovani “non solo fruitori ma attori” e la forte integrazione tra pubblico e privato. Il budget previsto è stato ritenuto coerente con gli obiettivi, con una strategia di spesa destinata ad avere un importante effetto moltiplicatore.
L’inaugurazione ufficiale si terrà il 17 gennaio 2026 con la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva già presenziato all’apertura dell’anno agrigentino. Un passaggio di testimone simbolico che sottolinea la continuità dell’iniziativa ma anche le differenze tra i due approcci.
Il confronto con Agrigento: lezioni da un fallimento
Il confronto con l’esperienza agrigentina non può essere eluso. Agrigento ha chiuso il suo anno tra polemiche feroci: la Corte dei Conti ha evidenziato gravi criticità nella gestione, segnalando improvvisazione, ritardi ed eventi scollegati dal territorio. Solo quattro progetti su 44 sono stati conclusi, mentre le spese rendicontate risultavano inferiori all’80% dei fondi erogati dal Ministero della Cultura.
Le spese per eventi singoli hanno raggiunto cifre controverse, come i 256.000 euro per il concerto di Capodanno con Noemi, senza che seguissero investimenti strutturali duraturi. Il turismo natalizio ha registrato un crollo del 25%, trasformando quella che doveva essere una vetrina nazionale in un’occasione sprecata. Il Teatro Pirandello, sede dell’inaugurazione alla presenza di Mattarella, presentava infiltrazioni dal tetto.
L’esperienza siciliana dimostra che non basta un titolo e un budget per garantire il successo di un’iniziativa culturale. Servono visione politica, capacità amministrativa e coesione istituzionale. L’Aquila parte con alcuni vantaggi: un dossier più strutturato, una rete territoriale consolidata dal post-sisma, un programma che appare già ben definito nei contenuti e nelle partnership.
Le capitali precedenti: un bilancio a luci e ombre
Dal 2015, quando cinque città condivisero il primo titolo (Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna, Siena), l’iniziativa ha attraversato stagioni diverse. Mantova (2016), Pistoia (2017) e Palermo (2018) hanno rappresentato modelli virtuosi, capaci di lasciare eredità durature ai territori. Parma, che mantenne il titolo anche nel 2021 a causa della pandemia, dimostrò resilienza nell’adattare il programma alle restrizioni sanitarie.
Procida (2022) seppe valorizzare la dimensione insulare con progetti di comunità, mentre Bergamo e Brescia (2023) condivisero il titolo in quanto territori duramente colpiti dalla prima ondata pandemica, costruendo un ponte tra due province. Pesaro (2024) ha saputo attirare grandi nomi dell’arte contemporanea come Marina Abramović, ponendo l’asticella alta per i successori.
Il caso agrigentino rappresenta purtroppo l’esempio negativo da cui imparare. Per il 2027 è già stata designata Pordenone, mentre per il 2028 il vincitore sarà annunciato prossimamente.
Un’iniziativa che guarda all’Europa
Il titolo di Capitale italiana della Cultura, istituito nel 2014, nasce sulla scia del successo delle Capitali Europee della Cultura, un progetto che dal 1985 ha contribuito a ridefinire l’identità culturale di decine di città del continente. L’Italia, dopo il trionfo di Matera nel 2019, ha compreso il potenziale di valorizzazione territoriale legato a queste iniziative.
Il modello si è poi moltiplicato: accanto alla Capitale della Cultura sono nate la Capitale italiana dell’arte contemporanea e la Capitale italiana del libro, iniziative che dimostrano come la cultura possa diventare motore di sviluppo economico e sociale. Non si tratta di semplici rassegne di eventi, ma di processi di rigenerazione urbana che lasciano infrastrutture, competenze e reti relazionali.
Aspettative per L’Aquila
L’Aquila parte con un vantaggio importante: un programma già corposo e articolato, con partnership consolidate e una forte presenza di istituzioni culturali di livello nazionale e internazionale. La città ha alle spalle l’esperienza della ricostruzione post-sisma, che ha generato un eccezionale capitale di competenze su come rispondere efficacemente a uno shock traumatico.
Il rischio, evidenziato dal precedente agrigentino, è quello di disperdere energie in mille rivoli senza creare un’eredità duratura. La sfida vera sarà trasformare questo anno in un catalizzatore di trasformazioni permanenti: nuovi spazi culturali attivi oltre il 2026, reti di operatori rafforzate, competenze diffuse nel territorio, un’immagine rinnovata della città che attiri investimenti e talenti.
Il programma aquilano punta esplicitamente a questo, attraverso residenze d’artista, laboratori formativi, progetti di civic engagement e interventi di rigenerazione urbana. Se l’ambizione sarà sostenuta da una gestione efficiente e trasparente, L’Aquila potrà davvero diventare quel “modello replicabile” per le aree interne che il dossier promette.
Uno sguardo al futuro
L’iniziativa delle Capitali italiane della Cultura rappresenta uno strumento prezioso per ridistribuire attenzione e risorse verso territori che rischiano la marginalizzazione. In un Paese come l’Italia, ricco di centri storici e patrimoni diffusi ma spesso concentrato nelle grandi metropoli, questi progetti possono davvero fare la differenza.
Lasvolta.net continuerà a seguire con attenzione non solo L’Aquila 2026, ma anche le altre iniziative culturali nazionali: dalla Capitale dell’arte contemporanea a quella del libro, dai progetti europei alle esperienze locali che dimostrano come la cultura possa essere un motore di sviluppo sostenibile e inclusivo.
L’anno aquilano si apre con aspettative alte e con la responsabilità di riscattare un’iniziativa che ad Agrigento ha mostrato tutte le sue fragilità. La speranza è che il multiverso culturale immaginato dalla città abruzzese possa davvero generare quelle “possibilità inesplorate di creatività artistica e rigenerazione urbana” promesse nel dossier. Il territorio ha dimostrato di saper rinascere dalle macerie: ora deve dimostrare di saper costruire un futuro attraverso la cultura.
SPECIALE ABRUZZO
- Abruzzo, terra di rinascita di Dimitri Antoniou
- Abruzzo: un’eleganza silenziosa tra le vette e l’Adriatico di Annette Dubois
- L’Abruzzo 2026: Il battito di una regione tra rito e rinascita di Gaia Montale
- Abruzzo: Un viaggio tra le vette e la storia di Isabella Cortés
- Abruzzo: Il cuore pulsante dell’enologia Adriatica di Nia Geladze
- Abruzzo Sound: Il battito di una terra che canta di Madison Hayes
- Abruzzo, l’officina del pensiero: da Ovidio a Marchionne di Gaia Montale
