A 17 anni sfidò la mafia e cambiò l’Italia: la storia di Franca Viola che abolì il matrimonio riparatore diventa un dramma che toglie il fiato
Alcamo, 1965. Una ragazza rapita, violentata, rinchiusa per otto giorni. L’ex fidanzato mafioso che pensa di sposarla grazie a una legge aberrante. Ma Franca Viola, appena diciassettenne, pronuncia la parola più rivoluzionaria della storia italiana: no. Il suo rifiuto cambiò il codice penale e la coscienza di un Paese. Oggi quella storia rivive in un dramma teatrale che scuote le platee delle scuole italiane, dove il sipario si apre su un lamento straziante e una ragazza che striscia carponi tra gli spettatori.
L’inizio che gela il sangue
Buio in sala. Una lampada si accende e illumina il proscenio. Un silenzio carico di tensione. Dopo qualche istante, si avverte un suono indistinto, come di un lamento continuo, che a tratti si fa più acuto e si avvicina sempre più. D’un tratto senti il suono accanto a te, emesso da una bella ragazza, la tunica bianca che lascia trasparire le gambe lattiginose, i capelli sciolti sul pavimento. La ragazza striscia carponi in platea, il volto travisato da una smorfia di dolore. L’occhio di bue (il riflettore con il suo fascio di luce orientato su una persona) non segue la ragazza. L’atmosfera è raggelante. La ragazza ti guarda con i suoi begli occhi sofferenti e interagisce con te: ti fa segno del silenzio con il dito indice. Siamo già in piena empatia.
Un dramma che nasce dalla storia
È l’esordio da tragedia greca del dramma teatrale “La donna che disse di no”, basato sulla storia vera della siciliana Franca Viola, scritto, diretto e interpretato da Pierpaolo Saraceno, con Mariapaola Tedesco nel ruolo del titolo, entrambi siciliani di Augusta. La sua storia fece scalpore, tanto da ispirare il film “La moglie più bella” (1970), diretto da Damiano Damiani, con l’allora quattordicenne Ornella Muti.
Il coraggio che cambiò una legge
Franca Viola, di Alcamo, nel 1965, a 17 anni d’età, fu rapita dal suo ex fidanzato, Filippo Melodia, che la segregò per otto giorni e la violentò pensando di poterla poi sposare, favorito dalla legge allora vigente. Non fu così. Franca Viola rifiutò di acconsentire al cosiddetto matrimonio riparatore. Melodia scontò dieci anni di carcere (fu ucciso nel 1978) nei dintorni di Modena, dov’era stato confinato per due anni in soggiorno obbligato); Franca Viola sposò un altro e tuttora vive. Ha compiuto 79 anni il 9 gennaio 2026.
Una rivoluzione prima della rivoluzione
Grazie al suo gesto coraggioso, che fu sostenuto da tutta la sua famiglia, compiuto prima della cosiddetta rivoluzione sessuale, la legislazione penale italiana ha subìto profonde modifiche. Nel 1981 l’articolo 544 del codice penale fu abrogato. Dal 1996 lo stupro è considerato reato contro la persona, non contro la morale. L’articolo 544 era quella norma che consentiva l’estinzione del reato grazie al cosiddetto matrimonio riparatore.
La cifra della sofferenza
Il dramma di Pierpaolo Saraceno prende le mosse proprio dalla scansione lenta e sofferta dei numeri che compongono la cifra: una scansione che rinvia alla sofferenza patita dalla donna a causa della violenza fisica prima e psicologica dopo: una donna che, seppur giovane e, tutto sommato, innamorata, vuole restare libera e, soprattutto, non vuole avere rapporti con i boss mafiosi. La violenza subìta è percepita dallo spettatore immediatamente, anche attraverso la gestualità: la donna si rannicchia in posizione fetale, quasi a chiudersi in sé stessa per il rifiuto della terribile esperienza e poi si tocca a mostrare quasi il sangue versato della deflorazione.
Un teatro che forma le coscienze
È un inizio di tipo cinematografico. Si incomincia, cioè, partendo dalla fine, sì che lo spettatore non prova l’emozione dell’attesa del finale. Lo spettatore deve provare emozioni forti, grazie alla recitazione, ai movimenti coreografici, alla scenografia, al dosaggio delle luci, alla musica, quasi in un crescendo che raggiunge il suo acme, il culmine, nella mimesi dello stupro. Un dramma espressionistico, sostenuto da due soli attori, di forte impatto emotivo, che si inscrive nel solco di un teatro civile per formare le coscienze. Scroscianti e ripetuti gli applausi, specialmente, per la sorprendente prova di Mariapaola Tedesco, presente sulla scena ininterrottamente per cinquanta minuti e oltre. Lo spettacolo è portato in giro per le scuole d’Italia.

Chi è oggi Franca Viola
Nata ad Alcamo nel 1947. Dopo il suo coraggioso rifiuto del matrimonio riparatore nel 1966, che scosse l’intera nazione, ha scelto una vita riservata lontana dai riflettori.
Nel 1968 sposò Giuseppe Ruisi, ragioniere e amico d’infanzia, che le dichiarò: “Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un’altra”, nonostante il rischio di rappresaglie. Il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat inviò alla coppia un dono di nozze per manifestare solidarietà e simpatia.
Franca ha avuto due figli e ancora oggi vive ad Alcamo. È oggi felicemente nonna e in rare occasioni ha accettato di parlare pubblicamente della sua vicenda, sempre con grande dignità.
L’8 marzo 2014 è stata insignita al Quirinale dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Giorgio Napolitano con la motivazione: per il coraggioso rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione femminile italiana.
La sua vicenda ha ispirato il film “La moglie più bella” (1970) di Damiano Damiani, con Ornella Muti, e numerosi libri e opere teatrali che continuano a raccontare alle nuove generazioni quella rivoluzione silenziosa iniziata con un no.

