Pietre d’inciampo su una via italiana al mattino: un’immagine sobria e contemplativa per ricordare le vittime della Shoah.
Dal Veneto all’Emilia-Romagna, dall’ex campo di Montorio alle pietre d’inciampo milanesi: come l’Italia si mobilita per custodire la memoria dell’Olocausto e delle deportazioni nazifasciste
Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, rivelando al mondo l’orrore della Shoah. Ottantuno anni dopo, questa data è diventata il simbolo di una memoria che non può, non deve spegnersi. In tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, città, università, teatri e scuole si trasformano in luoghi di testimonianza e riflessione.
Ma cosa succede davvero il 27 gennaio 2026? Non è solo una cerimonia istituzionale, non è retorica commemorativa: è un mosaico di voci, storie, iniziative che provano a tenere accesa una luce contro ogni forma di oblio.

Perché il 27 gennaio: la data che divenne memoria collettiva
La scelta del 27 gennaio come Giorno della Memoria, istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e in Italia con legge del 20 luglio 2000, non è casuale. Quel giorno del 1945 segnò l’apertura dei cancelli di Auschwitz, ma anche l’inizio di una presa di coscienza che avrebbe attraversato generazioni. La legge italiana ricorda non solo la persecuzione della comunità ebraica, ma anche la deportazione di politici e dissidenti italiani nei campi nazisti.
Quest’anno la ricorrenza assume un peso particolare. A ottantuno anni dalla liberazione, le voci dei sopravvissuti si assottigliano, i testimoni diretti scompaiono. Eppure, paradossalmente, il bisogno di memoria non è mai stato così urgente. In un contesto geopolitico segnato da conflitti e tensioni, la domanda che attraversa ogni iniziativa è: come si trasmette la memoria quando chi l’ha vissuta non c’è più?
L’Italia si mobilita: un calendario capillare
Da nord a sud, la penisola risponde con centinaia di iniziative. Non si tratta di una commemorazione centralizzata, ma di una rete diffusa che coinvolge istituzioni, scuole, università, associazioni, musei. Ogni città declina il ricordo a modo suo, attingendo alle proprie storie locali, ai propri deportati, alle proprie ferite mai del tutto rimarginate.
Milano si prepara con un programma esteso che va oltre il 27 gennaio. Il 22 gennaio sono state posate 21 nuove pietre d’inciampo davanti alle abitazioni di persone deportate e mai rientrate. Sono piccoli blocchi con piastra d’ottone, leggermente rialzati, che interrompono il normale scorrere del marciapiede. Costringono a inciampare, letteralmente, nella memoria. La Casa della Memoria concentra settimane di appuntamenti gratuiti: mostre, presentazioni, performance, dialoghi. I teatri propongono spettacoli che intrecciano figure simboliche come Liliana Segre e Primo Levi, mentre a Rho si allarga lo sguardo anche ad altre persecuzioni, comprese quelle contro le persone con disabilità.
Venezia supera i quaranta eventi, tra cerimonie ufficiali, pose di pietre d’inciampo e proiezioni speciali. Il 27 gennaio in centro storico è prevista la deposizione ufficiale al Ghetto Ebraico di una corona sul monumento in ricordo dei deportati veneziani, mentre a Mestre, al cinema Dante, la proiezione del film “La scomparsa di Josef Mengele”.
Verona amplia il calendario dal 22 gennaio al 6 febbraio, con una novità dettata dalle esigenze logistiche delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: il Vagone della Memoria, che tradizionalmente stazionava in piazza Bra, quest’anno è visitabile in corso Cavour, all’Arco dei Gavi. Lunedì 26 gennaio si è svolta la cerimonia istituzionale presso l’ex Campo di Concentramento Provinciale di Montorio con deposizione di corona e visita guidata. L’ex campo di Montorio è uno dei luoghi più toccanti della memoria veronese: qui passarono 57 ebrei provenienti da Roma, catturati a inizio febbraio 1944, trasferiti a Verona in località Ponte Cittadella per poi giungere a Montorio. L’Università di Verona propone dialoghi e incontri per fornire strumenti critici al presente, dal conflitto israelo-palestinese alla conferenza su Primo Levi.
Emilia-Romagna e Toscana: tra testimonianze locali e riflessioni nazionali
In Emilia-Romagna, il presidente della Regione Michele de Pascale sottolinea che oggi più che mai la giornata rappresenta un richiamo inderogabile alla responsabilità collettiva, partecipando agli eventi di Salsomaggiore Terme.
Bologna costruisce un programma articolato che si estende ben oltre il 27 gennaio. Il 26 gennaio alle 13.30 si tiene la seduta solenne del Consiglio comunale dedicata al Giorno della Memoria con l’intervento dello scrittore Marcello Fois. Dal 10 al 31 gennaio, presso la Manica lunga di Palazzo d’Accursio, la mostra Senza Ritorno racconta Bologna e i bolognesi, le leggi razziali fasciste in città, i luoghi di detenzione, la prigionia, la morte. Il 27 gennaio alle 20.30 al Teatro Auditorium Manzoni va in scena uno spettacolo che ricorda Mario Finzi, il “ragazzo fantastico” bolognese, talentuoso magistrato e musicista, scomparso ad Auschwitz pochi giorni dopo la liberazione del campo.
Ferrara si distingue per la ricchezza delle proposte del MEIS, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Il 27 gennaio alle 17 è prevista una visita guidata gratuita in anteprima dell’allestimento “Il ‘900 in una stanza”, la sala del museo dedicata al Novecento e pensata per attività educative e interattive. Il programma ferrarese si estende fino al 29 gennaio con presentazioni di libri, concerti e riflessioni sulla storia ebraica locale.
Reggio Emilia si mobilita con oltre trenta iniziative per tenere viva la memoria della Shoah, coinvolgendo scuole, biblioteche e associazioni del territorio.
In Toscana, Pisa rappresenta un caso significativo. Il 27 gennaio alle ore 9:30 la Scuola Superiore Sant’Anna organizza il convegno “Memoria, Costituzione e Diritti”, una riflessione articolata e interdisciplinare sul valore della memoria come fondamento della democrazia costituzionale. Alle 17:00, alla presenza del Prefetto e delle autorità cittadine, viene presentato il libro “Memoria” e proiettato il documentario “Kinderblock – L’ultimo inganno”, che narra la storia di Sergio De Simone e delle cugine Andra e Tatiana Bucci.
Firenze organizza la cerimonia istituzionale del 27 gennaio con l’esposizione delle bandiere a mezz’asta dalle ore 8 e la deposizione di corone ai monumenti e alle lapidi che ricordano le vittime dello sterminio.
Siena propone all’Università lo spettacolo teatrale “Da qualche tempo” di Max Aub, mentre a Livorno il Conservatorio Mascagni ospita un concerto per la memoria.

Roma e il Parlamento europeo: la dimensione istituzionale
A Roma sono oltre 40 gli appuntamenti in calendario nel palinsesto che fino al 5 febbraio intende onorare le vittime della Shoah, tra incontri, proiezioni, concerti, spettacoli teatrali, percorsi e mostre. Il 27 gennaio, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il concerto degli allievi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia propone musiche di Mieczyslav Weinberg, autore che ha visto la sua intera famiglia sterminata dai nazisti.
L’Ufficio del Parlamento europeo in Italia organizza un momento significativo: alle 12, in collegamento dalla plenaria a Bruxelles, vengono trasmessi gli interventi della Presidente Roberta Metsola e della sopravvissuta Tatiana Bucci. La commemorazione inizia alle 9 al Museo della Shoah e continua a Esperienza Europa – David Sassoli di Roma, con la testimonianza di Nando Tagliacozzo, vittima delle deportazioni nel quartiere ebraico di Roma del 16 ottobre 1943. Viene presentato anche il progetto “Figurine della Memoria”, figurine commemorative dedicate ai calciatori deportati.
Le università e il Ministero: educare al ricordo
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito organizza il 26 gennaio alle ore 9:30 una visita da remoto ai campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau, per offrire al più ampio numero possibile di studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado l’opportunità di vivere questa esperienza. È un’iniziativa significativa: portare virtualmente i giovani dentro quei luoghi, quando i viaggi fisici diventano sempre più complessi da organizzare.
Le università italiane si mobilitano con iniziative di studio e approfondimento. Da Bergamo, che dedica un convegno alla deportazione femminile nel campo di concentramento di Ravensbrück, a Padova, dove il 21 gennaio si tiene il Convegno di Studi “Genocidio: storia e definizioni” presso il Museo della Padova Ebraica, il mondo accademico dimostra che la memoria passa anche dalla ricerca storica e dalla riflessione teorica.
La diretta streaming: una finestra aperta sul ricordo
Per chi non può essere fisicamente presente alle celebrazioni, il Parlamento europeo offre la possibilità di seguire in streaming sul canale YouTube l’evento romano del 27 gennaio, con link disponibile a questo link. È un modo per rendere la memoria accessibile, perché l’81° anniversario della liberazione di Auschwitz non sia solo una cerimonia locale, ma un momento collettivo di riflessione condivisa.
Anche il Ministero dell’Università e della Ricerca raccoglie sul proprio sito tutte le iniziative promosse da università, enti di ricerca e istituzioni dell’Alta Formazione Artistica Musicale e coreutica: www.mur.gov.it. Un calendario in continuo aggiornamento che testimonia la capillarità dell’impegno.
Oltre le cerimonie: quale memoria per il futuro?
Ciò che emerge da questa ricognizione è che il Giorno della Memoria 2026 non è un rito vuoto, non è retorica istituzionale. È piuttosto un tentativo collettivo di rispondere a una domanda urgente: come si custodisce la memoria quando mancano i testimoni diretti? Le pietre d’inciampo di Milano, l’ex campo di Montorio a Verona, le testimonianze di Tatiana Bucci a Roma, gli spettacoli teatrali che mettono in scena le parole di Primo Levi, i documentari sui bambini di Auschwitz: ogni iniziativa è un tassello di un mosaico complesso.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, scriveva Primo Levi. Forse è proprio questa l’unica risposta possibile: continuare a conoscere, a raccontare, a inciampare volontariamente in quelle pietre che ci ricordano che le vite spezzate avevano un nome, un’identità, una storia. E che il silenzio, l’indifferenza, sono sempre la premessa di ogni orrore.
Il 27 gennaio 2026 l’Italia si ferma, riflette, ricorda. Lo fa in modi diversi, con linguaggi che vanno dal concerto alla conferenza accademica, dalla passeggiata sulle pietre d’inciampo alla visita virtuale ad Auschwitz. Ma tutte queste iniziative convergono verso un punto: la memoria non è un peso del passato, è una responsabilità per il presente. In un mondo ancora attraversato da conflitti, discriminazioni, persecuzioni, il Giorno della Memoria ci chiede di scegliere da che parte stare. Non è una domanda retorica, è una scelta quotidiana che inizia dall’ascolto, dalla conoscenza, dal rifiuto di ogni forma di indifferenza.
