Al MAST il confronto Bianchi-Prodi sulla necessità di una sovranità strategica europea tra le pressioni di Washington e Pechino
La Fondazione MAST di Bologna ha ospitato un confronto di straordinaria attualità strategica: la presentazione del volume di Patrizio Bianchi L’Europa fra Trump e la Cina. Tendenze e conflitti del mondo globale (Il Mulino, 2025), con un dialogo serrato tra l’autore e Romano Prodi. L’incontro, moderato da Eleonora Capelli nell’ambito della rassegna Le Voci dei Libri, non si è limitato a un lancio editoriale, ma ha rappresentato un appello urgente per ridefinire l’identità europea in un contesto globale sempre più frammentato.

Il Triciclo Instabile: Una Metafora per il Disordine Globale
Patrizio Bianchi ha costruito la sua analisi attorno a un’immagine potente: il mondo contemporaneo poggia su un “triciclo instabile” formato da Stati Uniti, Cina ed Europa. Un equilibrio precario dove l’Unione Europea non può più permettersi l’indecisione o rifugiarsi nella neutralità apparente. La scelta di campo, ha sottolineato Bianchi, non è più rinviabile e deve fondarsi non solo su calcoli economici, ma soprattutto su valori condivisi e su un modello sociale distintivo.
Il rischio concreto è la paralisi strategica: l’Europa schiacciata tra le tensioni commerciali e tecnologiche tra Pechino e Washington, con l’incognita di un possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca che renderebbe ancora più imprevedibile lo scenario atlantico. Bianchi ha messo in guardia: siamo entrati in una “nuova età della competizione” dove ogni settore, dalla tecnologia all’energia, dalla manifattura alla sanità, è diventato un fronte di scontro geopolitico.
La Lezione di Prodi: Mediazione e Riforme Istituzionali
Romano Prodi ha portato nel dibattito la sua prospettiva storica e istituzionale, insistendo sul ruolo dell’Europa come potenziale terzo polo e mediatore globale. L’ex Presidente della Commissione Europea ha smontato con pragmatismo l’illusione del “decoupling” totale, il disaccoppiamento dalle economie globali: l’interdipendenza, ha spiegato, non è eliminabile ma va gestita con intelligenza strategica.
Prodi ha però ribadito il suo storico cruccio: l’Europa può esercitare un potere reale soltanto superando i propri vizi istituzionali. La mancanza di una Politica Estera e di Sicurezza Comune efficace, spesso paralizzata dal meccanismo del veto e dall’unanimità nelle decisioni cruciali, condanna l’Unione a reagire invece di agire, erodendo progressivamente la sua credibilità diplomatica sulla scena internazionale.

Dalla Finanza al Territorio: Il Programma della Re-industrializzazione
Il cuore programmatico dell’incontro è emerso nella roadmap delineata da Bianchi, articolata in tre passaggi fondamentali che dovrebbero guidare la trasformazione europea.
Primo: dalla geopolitica alla geo-economia, concentrando le energie sulla forza commerciale e industriale dell’Unione. Secondo: dalla finanza al territorio, superando la dipendenza da una deregolamentazione finanziaria che ha mostrato tutti i suoi limiti, per riscoprire il valore della produzione reale legata ai sistemi industriali locali e ai distretti. Terzo: dalla competizione interna alla cooperazione interna, rafforzando l’integrazione per presentarsi uniti di fronte alle sfide esterne.
I Quattro Pilastri della Sovranità Strategica
Per costruire questa stabilità, Bianchi ha individuato quattro pilastri essenziali su cui fondare la sovranità strategica europea.
- Sovranità tecnologica: investimenti mirati in intelligenza artificiale e microchip per ridurre la dipendenza dall’estero e recuperare competitività nei settori più avanzati.
- Sovranità energetica: accelerare la transizione verso fonti rinnovabili per conquistare l’autonomia dalle fonti fossili e dalle forniture controllate da potenze esterne.
- Sovranità della conoscenza: un investimento massiccio nel capitale umano, nella formazione e nella ricerca, dove risiede il vero vantaggio competitivo europeo rispetto a modelli basati esclusivamente sul costo del lavoro.
- Sovranità della salute e del cibo: il controllo delle filiere vitali per garantire la sicurezza dei cittadini, come la pandemia ha drammaticamente insegnato.
La Qualità Contro il Costo: La Scommessa Europea
Il confronto tra Bianchi e Prodi ha trasformato il dilemma geopolitico in un progetto di rilancio interno. L’Europa del futuro, è emerso con chiarezza, non può vincere la competizione globale sul costo, ma deve puntare sulla qualità del lavoro e sulla capacità di trasformare l’agenda della sostenibilità e della conoscenza in un modello etico e produttivo vincente.
La sfida è ambiziosa: dimostrare che esiste un’alternativa al capitalismo predatorio americano e al dirigismo statale cinese. Un’alternativa fondata su diritti sociali, innovazione diffusa e rispetto ambientale. Ma per cogliere questa opportunità, l’Europa deve prima superare le sue divisioni interne e costruire gli strumenti politici necessari per agire come un unico attore sulla scena mondiale.

Patrizio Bianchi
Economista ed ex Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi è professore emerito di Economia presso l’Università di Ferrara. Ha ricoperto ruoli di primo piano nelle istituzioni europee ed è riconosciuto come uno dei massimi esperti di politiche industriali e sistemi di innovazione. La sua riflessione si concentra sul rapporto tra economia, territorio e capitale umano, con particolare attenzione alle trasformazioni del modello produttivo europeo.

Romano Prodi
Economista e uomo politico, Romano Prodi è stato due volte Presidente del Consiglio dei Ministri italiano e Presidente della Commissione Europea dal 1999 al 2004. Durante il suo mandato europeo ha guidato l’allargamento dell’Unione a est e promosso riforme fondamentali per l’integrazione. La sua visione europeista e il suo impegno per il dialogo multilaterale lo rendono una delle voci più autorevoli nel dibattito sulla costruzione di un’Europa politicamente unita.

Le guerre alle nostre porte e le crescenti tensioni internazionali ci ricordano ogni giorno il rischio che i conflitti locali si possano generalizzare, con conseguenze disastrose per il mondo intero. In questo contesto, nella maggior parte dei paesi europei si registrano violenti spostamenti verso posizioni conservatrici e reazionarie; posizioni che sembrano voler porre in discussione gli stessi fondamenti delle nostre democrazie. Tutte queste tensioni sono state esasperate da Donald Trump che, una volta rieletto Presidente degli Stati Uniti, ha subito imposto al mondo intero una visione conflittuale, in cui la forza sembra sostituire la ragione in tutti i rapporti. Di fronte alla crisi l’Europa, anziché accelerare il processo di integrazione tra paesi affinché possano rispondere uniti alla sfida americana, si decompone e molti governi arretrano fino ad adottare politiche sovraniste. Questo ci condanna a una sostanziale stagnazione economica che vede l’Europa incapace di competere, schiacciata fra la Cina e gli Stati Uniti
