Lo psichiatra bolognese Giovanni De Plato presenta al MAST il suo nuovo saggio che libera l’arte dal pregiudizio della “follia”. E attacca l’editoria che considera la sofferenza mentale “di nicchia”
BOLOGNA — Giovedì 23 ottobre 2025, l’Auditorium del MAST ha ospitato la presentazione di Genio e arte. Il caso Edvard Munch (Pendragon, 2025), il nuovo saggio dello psichiatra Giovanni De Plato. L’evento, parte della rassegna Le Voci dei Libri in collaborazione con Coop Alleanza 3.0, si è trasformato in un’occasione per riflettere non solo sull’arte del maestro norvegese, ma anche sui pregiudizi che ancora oggi condizionano la psichiatria, l’editoria e la società. In dialogo con Fabrizio Asioli, già direttore del Dipartimento di salute mentale di Bologna, e Mauro Mazzali, già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, De Plato ha denunciato la “subcultura del pregiudizio” che riduce il genio artistico a semplice manifestazione di patologia.

Il rifiuto editoriale come prova dello stigma
De Plato ha aperto l’incontro con un aneddoto emblematico: il suo manoscritto è stato inizialmente rifiutato da due grandi case editrici, che lo hanno giudicato destinato a un “pubblico di nicchia” o a un “target limitato“. Per l’autore, questo rifiuto rappresenta la conferma più evidente della sua tesi: esiste una cultura diffusa che emargina ciò che riguarda la sofferenza mentale, trasformando l’opera culturale in mero prodotto commerciale.
“Pubblichiamo un libro perché è commercio, o perché ha un valore culturale e di comunicazione corretta? Il pregiudizio è bollare una persona o un prodotto per poi emarginarli”, ha dichiarato De Plato. Lo stigma, ha aggiunto, non solo aumenta il disagio e la vergogna di chi soffre, ma impedisce l’apertura a una vera relazione terapeutica e, più in generale, a una comprensione autentica della realtà.
La sofferenza mentale non è una nicchia
L’argomento del “pubblico limitato” è stato smontato con dati scientifici incontrovertibili. Asioli ha energicamente contestato la posizione delle grandi società editoriali, sottolineando che la sofferenza mentale non può essere considerata marginale: se la patologia psichiatrica conclamata riguarda circa il 10% della popolazione, il concetto più ampio di sofferenza mentale – che include ansia, insonnia, attacchi di panico, disturbi alimentari e ossessivo-compulsivi – tocca il 50-60% della popolazione, come attestato dal DSM-5.
“Se le case editrici dicono che il mio libro è per un pubblico di nicchia, evidentemente non sanno neanche cosa sia la sofferenza mentale”, ha affermato De Plato. Il saggio, pur affrontando temi complessi, è scritto in modo accessibile (200 pagine) e si rivolge a tutti, intrecciando storie di psichiatri, pazienti, donne, padri e figli. Un libro che parla di umanità, prima che di diagnosi.

Il pregiudizio come filtro deformante della realtà
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato il modo in cui il pregiudizio impedisce di guardare la realtà in modo oggettivo. “Filtriamo tutto attraverso i nostri occhiali, con i nostri sentimenti, con le nostre emozioni”, ha spiegato De Plato. Non si può entrare in una vera relazione di conoscenza se la realtà è già distorta dal preconcetto. Questo vale per il rapporto medico-paziente, ma anche per l’approccio critico all’arte e alla biografia degli artisti.
Nel caso di Edvard Munch, il pittore de L’urlo, la domanda “genio o follia?” ha accompagnato per decenni la lettura delle sue opere. De Plato, che dopo van Gogh e Caravaggio ha dedicato questo nuovo volume al maestro norvegese, propone un approccio multidisciplinare e multiprofessionale che intende restituire autonomia concettuale al genio e all’arte, sottraendoli all’associazione artificiosa con la malattia mentale.
La critica al DSM-5 e al linguaggio eufemistico
De Plato ha riservato parole dure anche per il DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, accusato di aver compiuto una “grande operazione” di eufemizzazione: sostituire i termini “patologia mentale” e “malattia mentale” con il più ambiguo e meno incisivo “disturbi mentali“.
Questa scelta terminologica, secondo l’autore, non è neutra: contribuisce a minimizzare la portata della sofferenza psichica e a perpetuare quello stesso stigma che si vorrebbe combattere. Un linguaggio impreciso alimenta la confusione e impedisce una comunicazione corretta, sia sul piano clinico che su quello culturale.
Oltre l’arte: un invito alla consapevolezza
Il saggio su Munch, quindi, va oltre il mero studio artistico. È un invito pressante a liberare il genio dall’etichetta della follia, a riconoscere la vera e vasta portata della sofferenza psichica nella società contemporanea e a smantellare i meccanismi del pregiudizio che operano a tutti i livelli: dalla diagnosi clinica alla selezione editoriale, dalla critica d’arte al senso comune.
Giovanni De Plato, medico e psichiatra, già professore di Psichiatria dell’Università di Bologna e direttore del Master presso la sede di Buenos Aires, è autore di numerosi saggi e romanzi, tra cui Vincent van Gogh. Il giallo della follia (Libri Scheiwiller, 2022) e Caravaggio. La luce e il buio della mente (Libri Scheiwiller, 2023). Con questo nuovo volume, prosegue la sua battaglia culturale per una psichiatria senza pregiudizi e per un’arte finalmente restituita alla sua complessità umana.
Chi era Edvard Munch
Edvard Munch (Løten, 1863 – Oslo, 1944) è stato uno dei più importanti pittori norvegesi e una figura fondamentale dell’espressionismo europeo. La sua opera più celebre, L’urlo (1893), è diventata un’icona universale dell’angoscia esistenziale moderna.
Segnato fin da giovane da lutti familiari – perse la madre a cinque anni e la sorella prediletta Sophie a quattordici – Munch attraversò periodi di profonda crisi psicologica. La sua arte esplorò temi come l’amore, la morte, l’ansia e la solitudine, con uno stile caratterizzato da colori intensi, linee sinuose e una forte carica emotiva.
Nel 1908 fu ricoverato in una clinica psichiatrica a Copenaghen a seguito di un crollo nervoso. Questo episodio ha contribuito ad alimentare il mito della sua presunta “follia”, un’etichetta che, come dimostra il saggio di De Plato, ha spesso oscurato la complessità del suo genio artistico. Munch visse gli ultimi decenni della sua vita in relativo isolamento in Norvegia, continuando a dipingere fino alla morte, avvenuta a Oslo nel 1944.

L’autore
Giovanni De Plato è medico e psichiatra, già professore di Psichiatria dell’Università degli Studi di Bologna e direttore del Master presso la sede di Buenos Aires. Ha ricoperto il ruolo di primario ospedaliero e direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl Bologna Nord. È stato consultant dell’OMS per la riforma sanitaria e psichiatrica dei Paesi dell’America Latina ed è stato dichiarato ospite d’onore della città autonoma di Buenos Aires.
Autore di manuali e volumi scientifici, tra cui Manuale di Psicologia e Psicopatologia delle Emozioni (BUP, 2015) ed Elementi di Psichiatria (BUP, 2016), De Plato è anche saggista, scrittore ed editorialista.
Tra i suoi romanzi e saggi: Il mistero di Evita (Chiarelettere, 2020), Vincent van Gogh. Il giallo della follia (Libri Scheiwiller, 2022), Caravaggio. La luce e il buio della mente (Libri Scheiwiller, 2023), Il figlio del Migliore (Pendragon, 2018) e Genio e arte. Il caso Edvard Munch (Pendragon, 2025).
Il suo lavoro si caratterizza per un approccio che unisce rigore scientifico e sensibilità culturale, con l’obiettivo di smantellare i pregiudizi che ancora gravano sulla sofferenza mentale e sulla figura dell’artista.

Genio e arte. Il caso Edvard Munch
Giovanni De Plato
Pendragon, 2025 – 200 pagine
Genio o follia? Il dibattito che accompagna la vita e le opere di Edvard Munch si inserisce in una lunga tradizione di pregiudizi che ha segnato la storia dell’arte. Lo psichiatra Giovanni De Plato affronta la questione con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale, interrogandosi su quanto il legame tra “follia e arte” sia il prodotto di vecchi schemi psichiatrici.
Dopo aver analizzato lo stigma politico e artistico in precedenti lavori dedicati a van Gogh e Caravaggio, l’autore propone uno studio che intende restituire autonomia concettuale al genio e all’arte, sottraendoli all’associazione artificiosa con la malattia mentale.
Il volume, scritto con un linguaggio accessibile e narrativo, intreccia storie di psichiatri, pazienti, donne, padri e figli, rivolgendosi a un pubblico ampio. Non si tratta di un saggio specialistico, ma di un’indagine culturale che coinvolge chiunque sia interessato all’arte, alla psicologia e alla comprensione della sofferenza umana al di là degli stereotipi.
