Massimo Recalcati presenta “La Luce e l’Onda”: una riflessione sul senso profondo dell’insegnare tra dispositivo e desiderio
La scuola non è una fabbrica di viti dritte. Non lo è mai stata, nonostante generazioni di maestri abbiano provato a raddrizzare con paletti e filo di ferro la naturale stortezza della vita. È questa l’immagine potente al centro della riflessione di Massimo Recalcati, presentata mercoledì 22 ottobre alla Fondazione MAST in occasione dell’uscita del suo nuovo libro “La Luce e l’Onda. Cosa significa insegnare?” (Einaudi, 2025).
Di fronte a una platea gremita di insegnanti, educatori e intellettuali, lo psicoanalista ha delineato una visione dell’educazione che si sottrae alle logiche della normalizzazione per abbracciare invece la singolarità di ogni vita. A fare da contrappunto visivo, la fotografia di copertina firmata da Nino Migliori: bambini felici che escono da una scuola reggiana nel periodo pre-’68, carichi di quella promessa che nessun dispositivo burocratico può contenere o spegnere.
Due anime in conflitto
La tesi di Recalcati si regge su una distinzione fondamentale: in ogni scuola, in ogni tempo, convivono due anime apparentemente inconciliabili.
La prima è l’anima dispositivo, quella scolastica per eccellenza. È l’aspetto impersonale, burocratico, sovra-individuale dell’istituzione: calendari che si ripetono identici, ruoli prestabiliti, valutazioni che misurano prestazioni. Il dispositivo ha come compito storico la normalizzazione delle vite, il tentativo di rendere regolare ciò che per natura è irregolare. La sua cifra è la ripetizione, la regolarità che provoca noia e rischia di ammazzare anche i talenti migliori.
L’esempio che Recalcati porta è autobiografico e bruciante. La sua maestra elementare, figura proveniente dalla Milano borghese, guardava con evidente disprezzo i bambini della periferia est milanese, alcuni dei quali arrivavano dalle cascine con gli zoccoli ai piedi. Nervosa, fumava Muratti in classe e il suo programma pedagogico era cristallino nella sua violenza: “Voi siete tutti delle viti storte. Io sono il paletto e il filo di ferro, il mio compito è raddrizzarvi.” Una pedagogia botanica, la definisce lo psicoanalista, assurda soprattutto se rivolta al figlio di un floricoltore.
La seconda è l’anima radura, concetto che Recalcati riprende da Heidegger. La Lichtung è quello spazio aperto e illuminato che si incontra sorprendentemente quando un sentiero nel fitto del bosco conduce fuori dal buio. La scuola, nella sua dimensione più profonda e autentica, dovrebbe essere il luogo dove si fa esperienza di questa illuminazione, di questo punto luce che trasforma.
L’Eredità Socratica: far partorire, non riempire
Il maestro fedele alla radura non è un burocrate del sapere. È, nelle parole di Recalcati, un investitore sulla vita, colui che vede in anticipo la promessa racchiusa in quella singolarità unica che gli sta davanti. E qui emerge con forza il richiamo al modello socratico.
Come Socrate nel Simposio invitava i suoi interlocutori ad avere Eros, sete di sapere, così il vero maestro non insegna le cose ma insegna a cercarle. La sua parola non trasmette contenuti preconfezionati da memorizzare, ma accende una scintilla interiore, una luce che illumina il sentiero della ricerca personale.
Il metodo della maieutica – l’arte di far partorire le idee – diventa la metafora perfetta del maestro che provoca la radura: non riempie l’allievo, ma lo aiuta a trovare la forma della propria singolarità. Non dà risposte, ma genera domande. Non impone verità, ma accende desiderio di verità.
“Il compito del maestro non è quello di raddrizzare, ma di rendere fertile la terra affinché quel viticcio, quell’albero, possa fruttificare”, spiega Recalcati. “La vite storta può dare un vino straordinario. La vite raddrizzata dà un vino mediocre.”
La luce ha così un duplice significato: è l’illuminazione che il maestro offre attraverso la sua parola, ma è anche – ed è questo il punto cruciale – ciò che il maestro vede nell’allievo prima ancora che questi lo veda in sé stesso. È il punto di luce nell’ombra, il futuro che intravede, la promessa nascosta. Investire significa credere: credere che l’albero non vada raddrizzato, ma coltivato nella sua irregolarità feconda.
L’Onda: Quando il desiderio irrompe
L’altra metà del titolo introduce un elemento apparentemente opposto ma in realtà complementare: l’onda. È l’imprevedibile che irrompe e spezza la serialità del dispositivo. L’onda è ciò che la vita è: una continua sorpresa, una continua novità.
Può essere un lutto che devasta, un amore che acceca, una grande gioia, una caduta improvvisa, o la domanda inattesa che rompe il ritmo della lezione e mette in crisi il programma. L’onda è il desiderio che irrompe nella scuola, l’elemento trasgressivo e fuori tema che spezza la ripetizione.
Il maestro deve essere capace di cavalcare l’onda, non come un surfista ma come un testimone. Deve saper ascoltare l’onda e darle parola, anche quando si tratta di domande inquietanti o apparentemente fuori luogo. “La scuola non deve sedare l’onda, al contrario, deve essere il luogo dove l’onda, cioè il desiderio, trova una forma”, sottolinea Recalcati.
Ed è qui che il dispositivo assume un ruolo positivo e necessario: esso è la forma, la riva che impedisce all’onda di diventare un maremoto distruttivo. Il desiderio ha bisogno di un limite per essere orientato, non represso. Il dispositivo è il recinto necessario affinché la vita non si scompagini, affinché lo slancio vitale trovi un contenimento che non lo annulli ma lo plasmi.
Non due scuole, ma due anime
“Non due scuole, ma due anime della scuola”, precisa Recalcati con fermezza. Il dispositivo deve essere salvaguardato, perché senza di esso la scuola diventa un’assemblea anarchica di opinioni prive di forma. Ma il dispositivo deve essere messo al servizio della radura, deve fungere da limite e recinto che permette alla luce di accendersi.
La distinzione finale è quella che conta davvero: il dispositivo è impersonale, la radura esige un incontro personale e irripetibile. L’incontro con un maestro è l’incontro con una singolarità che ti cambia la vita. Per questo il maestro non è solo il trasmettitore di un sapere codificato, ma è il testimone della possibilità stessa della vita.
Il maestro testimonia che la vita storta non va raddrizzata ma orientata, che il desiderio non va sedato ma accolto e formato, che la promessa racchiusa in ogni allievo può fruttificare se qualcuno ha il coraggio di vederla in anticipo e di investire su di essa.
“La Luce e l’Onda” è un inno a un insegnamento che sa unire il Limite (Dispositivo) alla Promessa (Luce) e all’Energia vitale (Onda). Un’educazione che non raddrizza le viti storte, ma le coltiva perché diano il vino straordinario che solo la loro unicità può produrre. Perché, come ricorda l’ombra di Socrate che aleggia su queste pagine, il vero maestro non plasma anime a propria immagine, ma aiuta ciascuna a scoprire la forma che già porta dentro di sé.

Chi è Massimo Recalcati
Massimo Recalcati (Milano, 1959) è uno dei più noti psicoanalisti italiani contemporanei, figura di spicco nella tradizione lacaniana. Proveniente da una famiglia di floricoltori della periferia milanese, si è formato in filosofia e psicologia tra Milano e Parigi. Nel 2003 ha fondato Jonas Onlus, Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi, e attualmente insegna all’Università IULM di Milano. Il suo lavoro teorico si concentra sulla psicopatologia contemporanea, i disturbi alimentari e le nuove forme del disagio psichico.
Collabora con “la Repubblica” e ha pubblicato numerosi saggi tradotti in diverse lingue, tra cui Il complesso di Telemaco, L’ora di lezione, Cosa resta del padre?, Le mani della madre e La Legge della parola. Radici bibliche della psicoanalisi. È noto al grande pubblico anche per le sue apparizioni televisive nelle serie Lessico famigliare, Lessico amoroso e Lessico civile (Rai 3).

Il Libro:
La Luce e l’Onda. Cosa significa insegnare?
Massimo Recalcati, La Luce e l’Onda. Cosa significa insegnare?, Einaudi, collana Frontiere Einaudi, 2025, pp. 168, € 18,00.
Dieci anni dopo L’ora di lezione (2014), Recalcati ritorna sul tema della Scuola con un libro che è un elogio del maestro. L’opera esplora il duplice movimento dell’insegnamento: il maestro è luce perché allarga l’orizzonte del sapere spingendo verso la sua soggettivazione; è onda perché incarna l’impatto con qualcosa che resiste, una differenza che costringe l’allievo a trovare il proprio stile unico. Senza questi due movimenti, il sapere si devitalizza.
Il libro dedica ampio spazio alla Scuola come istituzione, interrogandosi su come conservare nel dispositivo la grazia della luce e dell’onda, evitando che si riduca a mera trasmissione tecnica di saperi e salvaguardando invece il suo compito formativo: quello di contribuire a dare una forma singolare alla vita di ciascuno. Un testo urgente e necessario per ripensare il senso profondo dell’educare nella contemporaneità.
