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Nuove Tribù Zulu, ribelli nomadi tra Roma e l’India

Madison Hayes 20 Luglio 2025 4 minutes read

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Al diMondi Festival di Bologna la band presenta il suo viaggio musicale dalla critica sociale ai suoni del Rajasthan

Il caldo venerdì sera del 18 luglio ha regalato a Bologna uno di quei momenti che restano impressi nella memoria collettiva. In Piazza Lucio Dalla, teatro del diMondi Festival 2025, le Nuove Tribù Zulu hanno trasformato un semplice concerto in un’esperienza emozionale che ha coinvolto tutto il pubblico presente, culminando con un finale che ha fatto vibrare la piazza di emozione e colore.


Le Nuove Tribù Zulu, band romana nata nel 1991 dalle ceneri dei Ciclone, hanno portato a Bologna tutto il loro bagaglio di contaminazioni musicali che spazia dal rock al folk, dal gipsy al jazz, dal punk alle tradizioni popolari. Un gruppo che fin dalle origini ha fatto della strada il suo teatro naturale, scegliendo di portare la propria musica direttamente tra la gente, in quegli spazi di libertà e verità che solo l’arte di strada sa creare.

La serata bolognese ha confermato tutto il fascino di questa formazione che crede profondamente nella contaminazione musicale come strumento per abbattere i muri creati dalle religioni, dalle ideologie, dalle differenze etniche. Sul palco di Piazza Lucio Dalla, Andrea Camerini alla voce e flauto, Paolo Camerini al contrabbasso, Ludovica Valori alla fisarmonica e pianoforte, insieme ai collaboratori abituali, hanno dato vita a uno spettacolo che ha attraversato i diversi capitoli della loro lunga carriera.

Il repertorio ha attraversato l’intera parabola artistica del gruppo, dai brani storici come “Zingara” fino ai pezzi più provocatori come “Da domani cambio vita”. Quest’ultimo brano, utilizzato anche come colonna sonora per “Gli Equilibristi” di Ivano De Matteo, rappresenta una dura critica al nostro paese: un’Italia dipinta in mano all’illegalità, dove l’unica via d’uscita sembra essere la fuga verso l’India. E loro, le Nuove Tribù Zulu, questo viaggio lo hanno fatto davvero, trasformando una provocazione poetica in esperienza vissuta.

Il legame con l’India non è stato solo geografico ma profondamente artistico. Durante la serata bolognese, il gruppo ha fatto ascoltare anche alcuni dei brani composti durante i loro soggiorni nel subcontinente, frutto di quel progetto NOW (Nomadic Orchestra of the World) che li ha portati a collaborare con i musicisti nomadi del Rajasthan, creando ponti sonori tra Occidente e Oriente.

Ma è stato il finale a regalare il momento più intenso della serata. Quando sembrava che il concerto fosse giunto al termine, i musicisti hanno fatto qualcosa di inaspettato: sono scesi dal palco portando con sé gli strumenti e si sono mescolati al pubblico. In questo clima di intimità e condivisione, è iniziata “Bella Ciao”, quel canto di libertà che le NTZ hanno reinterpretato nel 2018 in una versione lenta e struggente per la colonna sonora del film “Roma Golpe Capitale”.

La piazza si è trasformata in un unico grande coro, con musicisti e spettatori uniti nella stessa voce, mentre le luci rosse hanno avvolto tutto lo spazio di Piazza Lucio Dalla, creando un’atmosfera magica e carica di significato. Un momento che ha incarnato perfettamente la filosofia delle Nuove Tribù Zulu: “La razza è una: l’Umanità”, come loro stessi amano ricordare.

Il pubblico del diMondi Festival ha così potuto vivere in prima persona quello che rende unica questa band: la capacità di creare ponti, di unire attraverso la musica, di trasformare un semplice concerto in un momento di condivisione collettiva. Perché, come insegna la parola africana Zulu che dà il nome al gruppo, loro sono davvero “Gente del Cielo”, camminanti sempre in movimento con la voglia di cercare, comunicare, condividere, sognare e soprattutto trasformare qualcosa dentro di noi attraverso la grande energia della musica.

Una serata che ha mostrato il volto più autentico delle Nuove Tribù Zulu: quella di una band che non si accontenta di suonare, ma che usa la musica come strumento di riflessione politica e sociale, senza mai perdere la capacità di emozionare e unire. Il diMondi Festival ha così ospitato non solo un concerto, ma un vero e proprio manifesto artistico di chi ha scelto la strada come palcoscenico e l’umanità come pubblico.

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