Alessandro Sortino riscrive la storia della fede cristiana a Roma, rivelando un fatto rivoluzionario che sfida ogni convenzione.Una prospettiva inedita sul cristianesimo delle origini che ribalta la concezione tradizionale di religione, attraverso un viaggio tra le strade di Roma sulle orme di Pietro e Paolo.
Nel panorama editoriale contemporaneo, raramente si incontra un’opera che riesca a coniugare rigore storico e profondità spirituale con la forza narrativa di una testimonianza personale. “Il Dio Nuovo” di Alessandro Sortino rappresenta proprio questa rara sintesi: un libro che accompagna il lettore in un pellegrinaggio intellettuale e spirituale tra le strade dell’antica Roma, sulle tracce degli apostoli Pietro e Paolo, per riscoprire le radici autentiche del cristianesimo.

Un pescatore che conquista l’Impero
La provocazione centrale del libro emerge fin dalle prime pagine: cosa ha reso un semplice pescatore di Cafarnao così influente da determinare che i potenti del mondo si siedano ancora oggi davanti alla sua tomba? Sortino parte da questa domanda apparentemente semplice per svelare una verità rivoluzionaria: il cristianesimo non è una religione nel senso tradizionale del termine, ma un “fatto”, un evento vivente che si manifesta attraverso l’incontro con l’altro.
L’autore sfida la percezione comune della santità cristiana, evidenziando come nelle vie della Conciliazione si trovino ovunque souvenir di Padre Pio o delle Madonne, ma quasi nulla di Pietro e Paolo. Questa assenza non è casuale, ma rivela una distanza tra la percezione popolare della fede e la realtà profondamente umana e imperfetta dei suoi fondatori.
L’incarnazione dell’imperfetto
Pietro, con la sua umanità così tangibile – pescatore sposato, con suocera e figlia – diventa il paradigma di una fede che non si basa sulla perfezione, ma sull’autenticità dell’esperienza umana. “Si pensa che essere cristiani sia qualcosa di diverso da questa esperienza così incarnata, così straordinaria proprio perché è così imperfetta”, osserva Sortino.
Questa prospettiva ribalta completamente l’idea di una spiritualità disincarnata: il cristianesimo autentico non cerca l’evasione dal mondo, ma la trasformazione attraverso l’incontro. Non si tratta di sottomissione a un idolo o di adesione a un sistema di regole, ma di un’esperienza viva che si trasmette da persona a persona, come un “respiro” che contagia.

Il meccanismo del capro espiatorio
Sortino attinge alla teoria antropologica di René Girard per spiegare la natura “antireligiosa” del cristianesimo. Il meccanismo universale del capro espiatorio – quello che porta alla violenza “tutti contro uno” per risolvere le crisi sociali – viene smascherato e abrogato dalla rivelazione cristiana.
Mentre le religioni pagane dissimulano questa violenza nel mito, trasformando la vittima in un dio che porta pace, il cristianesimo la descrive nella sua verità cruda. Gesù stesso si fa capro espiatorio, ma rivelando il meccanismo: “Non mettete qualcuno in mezzo per ottenere una pace che pensate gradita a Dio perché sono io l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”.
Roma: teatro della rivoluzione
Il libro si snoda come un vero e proprio pellegrinaggio urbano, ripercorrendo i luoghi dove si è consumata una delle più grandi rivoluzioni della storia umana. Non una conquista militare, ma la testimonianza di una piccola comunità che, “armata solo della forza della fede”, è riuscita a trasformare il cuore dell’Impero Romano.
Sortino racconta questa storia con gli occhi di chi ha compreso che il cristianesimo delle origini non era una fuga dal mondo, ma un modo radicalmente nuovo di abitarlo. L’Eucarestia, in questa prospettiva, non è un rito magico, ma l’esperienza archetipica dell’incontro con una presenza che “c’è”, che trasforma la realtà senza evaderla.

La laicità della fede
Paradossalmente, Sortino si definisce “profondamente laico e per questo cristiano”. Questa apparente contraddizione rivela la profondità del suo pensiero: la fede autentica non è sottomissione a strutture religiose vuote, ma liberazione radicale che pone al centro “l’interezza dell’uomo e quindi la sua liberazione, la sua possibilità di costruire insieme agli altri un’assemblea il cui centro non è l’escluso ma è il Dio stesso che si fa escluso”.
Un invito al cammino
“Il Dio Nuovo” non è solo un libro di storia o di teologia, ma un invito personale a mettersi in cammino. Sortino combina “il passo del testimone a quello dello storico”, offrendo al lettore contemporaneo una chiave di lettura inedita per comprendere non solo le origini del cristianesimo, ma anche la sua rilevanza per l’uomo di oggi.
In un’epoca in cui la fede viene spesso ridotta a convenzione sociale o a consolazione intimistica, Sortino restituisce al cristianesimo la sua forza dirompente originaria: quella di un evento che continua a manifestarsi attraverso l’incontro con l’altro, trasformando la “città di Dio” nella nostra città quotidiana.
Il libro rappresenta così una provocazione necessaria: riscoprire il cristianesimo non come religione, ma come fatto vivente che continua a interpellare l’uomo contemporaneo, invitandolo a un’esperienza autentica di libertà e di incontro.

