È accaduto in Sicilia, potrebbe accadere ovunque: un’intera opposizione cancellata dopo il voto, nel pieno rispetto della legge. Il caso che dovrebbe allarmare tutta l’Italia.
Non è solo una vicenda siciliana. Quello che è accaduto ad Augusta, un consiglio comunale eletto senza un solo consigliere di opposizione, accende i riflettori su una fragilità strutturale del nostro sistema elettorale locale: la possibilità, tutt’altro che teorica, che soglie di sbarramento e premi di maggioranza si combinino fino a cancellare la rappresentanza di decine di migliaia di cittadini. Giorgio Càsole ricostruisce il meccanismo con rigore giuridico e civile, e pone una domanda che non riguarda solo la Sicilia: fino a che punto una legge formalmente corretta può produrre esiti democraticamente inaccettabili?

Un’elezione che cancella l’opposizione
Ad Augusta, città dove Fiorello ha vissuto e compiuto le prime esperienze artistiche, si sono svolte le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale e per la sindacatura. Poiché nessuna delle liste di opposizione ha superato la soglia del 5%, tutti i 24 seggi del consiglio comunale saranno distribuiti fra i candidati delle liste che sostenevano il sindaco uscente.
Una ferita alla democrazia
Che manchino esponenti dell’opposizione, a noi appare un vulnus, una ferita alla democrazia. È stato sempre detto che l’opposizione esercita il controllo degli atti dell’amministrazione in carica. Atti che, fino all’epoca di Berlusconi, oltre che dall’opposizione, erano vagliati dalle commissioni regionali di controllo, nelle loro articolazioni provinciali. Uno dei primi atti del primo governo Berlusconi fu quello di abolire quest’organo di controllo di legittimità, lasciando, appunto, all’opposizione questo compito.
Ad Augusta, caso forse più unico che raro: chi controllerà? Chi avrà il buon senso di far cambiare la legge? Una volta, quando regnava la DC di De Gasperi, Moro, Fanfani, Leone, l’opposizione era sempre tutelata.
Il meccanismo che azzera la minoranza
Per capire fino in fondo il paradosso di Augusta, occorre conoscere il meccanismo elettorale che lo ha prodotto. I comuni siciliani sopra i 15.000 abitanti, e Augusta rientra in questa fascia, applicano un sistema proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza. La soglia di sbarramento fissata dalla legge regionale siciliana è del 5%, più severa di quella nazionale del 3% prevista per i comuni di analoga dimensione nel resto d’Italia. L’autonomia legislativa della Regione Siciliana in materia elettorale ha prodotto, in questo caso, una norma più escludente.
Il meccanismo si inceppa, democraticamente, quando l’opposizione si presenta frammentata. Se tre o quattro liste civiche ottengono ciascuna il 3 o il 4% dei voti, nessuna supera la soglia e tutte vengono tagliate fuori. A quel punto, il premio di maggioranza e la redistribuzione dei seggi residui fanno confluire il 100% dei posti in consiglio alle liste a sostegno del sindaco. Il risultato è il paradosso sociologico più grave: il 30 o il 40% dei cittadini che sono andati a votare, sommando tutte le liste sotto soglia, si ritrova con zero rappresentanti nell’aula consiliare. L’intera opposizione viene di fatto spostata nelle piazze, nei comitati cittadini o sui social network.
Il TAR e il dubbio di costituzionalità
Ci si interroga sulla possibilità e sull’opportunità di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) perché possa sollevare dubbi di costituzionalità della legge regionale siciliana che ha reso impossibile la rappresentanza in consiglio comunale, massimo organo elettivo in un Comune, delle liste di minoranza, anche, al limite, di un solo consigliere.
I giudici costituzionali hanno sancito che il premio di maggioranza o i meccanismi di sbarramento non possono sacrificare in modo sproporzionato la rappresentanza delle minoranze. La Corte ha ribadito che la stabilità è un obiettivo legittimo, ma non fino al punto di sfigurare la natura democratica dell’organo assembleare.
La difesa giuridica della norma siciliana
Tuttavia, esiste un elemento di difesa giuridica per la norma siciliana: lo sbarramento del 5% e la soglia del 20% per il miglior perdente sono regole note ex ante (prima del voto) e uguali per tutti. La Consulta tende a colpire i meccanismi distorsivi che scattano dopo il voto (come i premi di maggioranza senza soglia minima), mentre considera le soglie di sbarramento all’ingresso come una scelta discrezionale del legislatore, in questo caso l’Assemblea Regionale Siciliana, forte della sua autonomia statutaria speciale, purché non irragionevoli.
Il paradosso democratico
Sebbene la legge possa superare il test formale di costituzionalità poiché non introduce una discriminazione esplicita, il suo effetto pratico produce un’anomalia profonda. Un consiglio comunale senza opposizione perde la sua funzione originaria di controllo e di specchio della comunità, trasformandosi in un organo di pura ratifica.
Resta da vedere se qualche soggetto legittimato, per esempio tramite un ricorso amministrativo al TAR che sollevi la questione incidentale, deciderà di portare il testo della legge regionale fino a Piazza del Quirinale, dove ha sede il palazzo della Consulta, per un verdetto definitivo da parte della Corte costituzionale.
Ricordo che Giorgia Meloni, quando tutti i partiti sostenevano il governo Draghi, disse che ci deve pur essere una minoranza in parlamento per controllare la maggioranza. A me sembra un principio di sacrosanta democrazia: non può essere giusta una legge che snatura questo principio: dev’essere riformulata. Si può fare, come hanno fatto tante volte, tenendo conto della realtà. Si deve fare. In futuro potrebbe succedere una situazione contraria a quella odierna.

Cosa si può fare: proposte per riformare la legge
Il caso di Augusta non è una fatalità. È il risultato prevedibile, e prevenibile, di una legge elettorale che non ha introdotto alcun meccanismo di salvaguardia della rappresentanza minima. Esistono soluzioni tecniche già adottate in altri contesti democratici, che l’Assemblea Regionale Siciliana potrebbe recepire senza stravolgere l’impianto normativo vigente.
Abbassare la soglia di sbarramento al 3%, allineandola allo standard nazionale, ridurrebbe drasticamente il rischio di esclusione totale delle minoranze, pur mantenendo un filtro contro la frammentazione estrema.
Introdurre un seggio garantito al miglior perdente, la lista di opposizione più votata, anche se sotto soglia assicurerebbe almeno una voce critica nell’aula consiliare. Non è un premio alla sconfitta: è una garanzia di funzionamento democratico dell’assemblea.
Vincolare il premio di maggioranza a una soglia minima di voti, così che scatti solo se la coalizione vincente supera una percentuale significativa dell’elettorato, impedirebbe che governi con consensi relativamente modesti ottengano il monopolio della rappresentanza.
Prevedere una norma anticoncentrazione: se dopo il calcolo dei seggi risultasse che un’unica coalizione conquista la totalità dei posti, uno o più seggi verrebbero automaticamente assegnati alle liste escluse in ordine di voti ottenuti. Una clausola di chiusura, non un ribaltamento del risultato elettorale.
La democrazia locale non si misura solo con il numero dei votanti, ma con la qualità del dibattito che avviene dopo il voto, dentro le istituzioni. Un consiglio comunale che non conosce il dissenso non è più forte: è più fragile. L’Assemblea Regionale Siciliana ha gli strumenti e la competenza per intervenire. Augusta ha offerto, suo malgrado, la dimostrazione più lampante che è il momento di farlo.
