Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, è morto il 21 maggio 2026 a Bra: chi era l’uomo che ha convinto il mondo a mangiare più lentamente e perché conta ancora oggi.
Partì da un piatto di pasta e da una battaglia contro un McDonald’s ai piedi del Colosseo. Da lì, Carlo Petrini costruì qualcosa che nessuno si aspettava potesse durare: un movimento mondiale capace di mettere insieme contadini del Piemonte e chef di Tokyo, attivisti africani e viticoltori borgognoni. “Carlin”, come lo chiamavano tutti a Bra, si è spento nella sua città il 21 maggio 2026, a 76 anni. Lascia un’eredità che non si misura in premi o cariche, ma nella quantità di persone che hanno imparato, grazie a lui, a guardare un piatto come si guarda una storia.

Un figlio di Bra che voleva cambiare il mondo
Carlo Petrini nasce il 22 giugno 1949 a Bra, nel Cuneese, figlio di un’ortolana e di un ferroviere. Studia Sociologia a Trento, si immerge nel clima politico degli anni Settanta, viene eletto consigliere comunale. Ma la sua vera vocazione non è il partito: è la tavola intesa come atto politico, come luogo di resistenza e di piacere consapevole.
Già dal 1977 scrive di enogastronomia sui principali giornali italiani. Partecipa alla nascita del Gambero Rosso, allora semplice inserto del Manifesto. Frequenta il Club Tenco, scopre le Gemelle Nete nel 1980. È un intellettuale curioso e irregolare, difficile da catalogare: troppo gaudente per essere un militante duro, troppo politico per essere un semplice critico gastronomico.
La nascita di Slow Food: una risposta al mondo che correva
Nel luglio 1986 fonda Arcigola, l’associazione che tre anni dopo, a Parigi, diventerà Slow Food. Il Manifesto viene firmato da oltre venti delegazioni di tutto il mondo il 9 dicembre 1989, e Petrini viene eletto presidente, carica che terrà fino al 2022. Il nome è già un programma, quasi una provocazione: di fronte all’avanzata dei fast food, lui rilancia il diritto alla lentezza, al gusto, alla memoria.
Non si tratta di nostalgia o folklore. Slow Food nasce con un’ambizione precisa: dimostrare che buono, pulito e giusto non sono aggettivi incompatibili quando si parla di cibo. Che un agricoltore che usa meno chimica non è un romantico, ma un professionista intelligente. Che un consumatore informato è anche un co-produttore, responsabile di quello che sceglie.
Terra Madre e Pollenzo: costruire istituzioni, non solo movimenti
Petrini non si accontenta di fare campagne. Nel 2004 lancia due progetti destinati a durare: Terra Madre, rete internazionale che connette comunità di produttori, cuochi e accademici in oltre 160 paesi, e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima istituzione accademica al mondo dedicata interamente al cibo come oggetto di studio culturale, scientifico ed economico. Un’idea visionaria che all’epoca fece alzare più di un sopracciglio e che oggi forma studenti da ogni continente.
Nel 2017 co-fonda le Comunità Laudato si’, ispirate all’enciclica di Papa Francesco: un altro salto, verso l’ecologia integrale, verso la cura del pianeta come cura delle persone. Negli anni riceve il riconoscimento di Campione della Terra dalle Nazioni Unite (2013) e diventa Ambasciatore speciale della FAO per l’obiettivo Fame Zero.

L’uomo dietro il movimento
Chi lo ha conosciuto racconta di una persona capace di tenere una platea di tremila persone con la stessa facilità con cui chiacchierava davanti a un bicchiere di Barolo. Aveva il dono raro di saper rendere urgente anche ciò che sembrava marginale, di trovare dignità politica in un’oliva, in un pane dimenticato, in una ricetta tramandata a voce.
La frase con cui amava definire la propria filosofia era semplice e tagliente: «Chi semina utopia, raccoglie realtà». Non era retorica: era il resoconto fedele di una vita vissuta a costruire cose che altri consideravano impossibili.
Sapeva essere gioioso e polemico, generoso e intransigente. Credeva nei giovani, nel dialogo tra generazioni, in quello che lui chiamava “austera anarchia”: rigore nei valori, libertà nei metodi.

Cosa resta
Slow Food oggi è presente in oltre 160 paesi, con migliaia di Presìdi che tutelano prodotti a rischio di estinzione, reti di mercati contadini, progetti educativi nelle scuole. L’Università di Pollenzo esiste e funziona. Terra Madre si riunisce ogni due anni a Torino e richiama delegati da ogni angolo del pianeta.
Tutto questo non sarebbe esistito senza un uomo di Bra che a un certo punto decise che il mondo stava mangiando male, e che questa fosse una questione politica abbastanza seria da dedicarci una vita intera.
Petrini non ha inventato la cucina tradizionale italiana né la difesa della biodiversità: ha fatto qualcosa di più difficile, ha convinto generazioni di persone che prendersi cura del cibo fosse un atto di civiltà. In un’epoca in cui tutto si consuma in fretta, anche il dolore e la memoria, vale la pena fermarsi un momento a capire cosa ha seminato. Perché l’utopia, quella vera, non muore con chi l’ha pensata.

Carlo Petrini, una vita in sintesi
| Anno | |
|---|---|
| 1949 | Nasce il 22 giugno a Bra, in provincia di Cuneo, figlio di un’ortolana e di un ferroviere |
| 1977 | Inizia a scrivere di enogastronomia sui principali giornali e periodici italiani |
| anni ’80 | Partecipa alla nascita del Gambero Rosso, allora inserto mensile del Manifesto |
| 1980 | Scopre le Gemelle Nete; collabora con il Club Tenco tramite l’Arci |
| 1986 | Fonda Arcigola (26 luglio), l’associazione che darà origine a Slow Food |
| 1989 | A Parigi, il 9 dicembre, viene firmato il Manifesto Slow Food da oltre venti delegazioni internazionali; Petrini viene eletto presidente |
| 2001 | Pubblica Le ragioni del gusto per Laterza |
| 2003 | Riceve la laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali dal Suor Orsola Benincasa di Napoli |
| 2004 | Fonda Terra Madre, rete internazionale di comunità del cibo oggi presente in oltre 160 paesi; viene nominato Eroe europeo dalla rivista Time |
| 2004 | Istituisce l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, prima al mondo nel suo genere |
| 2005 | Pubblica Buono, pulito e giusto (Einaudi), tradotto in otto lingue |
| 2006 | Laurea honoris causa in Humane Letters dalla University of New Hampshire (USA) |
| 2008 | L’unico italiano nella lista delle 50 persone che potrebbero salvare il mondo del Guardian; laurea honoris causa a Palermo in Scienze e Tecnologie Agrarie |
| 2009 | Pubblica Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo (Giunti) |
| 2012 | Interviene al Forum Permanente delle Nazioni Unite sui Popoli Indigeni a New York |
| 2013 | Nominato Campione della Terra dal Programma ONU per l’Ambiente; pubblica Cibo e libertà |
| 2014 | Pubblica Voler bene alla terra; laurea honoris causa in Legge comparata all’IUC di Torino |
| 2016 | Nominato Ambasciatore Speciale FAO per il programma Fame Zero in Europa |
| 2017 | Co-fonda le Comunità Laudato Si’ insieme a Mons. Domenico Pompili |
| 2019 | Partecipa al Sinodo sull’Amazzonia in Vaticano, su invito di Papa Francesco |
| 2020 | Pubblica Terrafutura, dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale |
| 2022 | Lascia la presidenza di Slow Food dopo trentatré anni |
| 2023 | Pubblica Il gusto di cambiare; dottorato honoris causa all’Università Americana di Roma |
| 2025 | Pubblica Vite di Langa e Roero con l’attore Paolo Tibaldi; dottorato honoris causa all’Università di Messina |
| 2026 | Si spegne il 21 maggio nella sua casa di Bra, a 76 anni |
