Il 23 aprile 2026 Rabat apre il suo anno come capitale UNESCO del libro: dalla medina al Marocco contemporaneo, la cultura come strumento di emancipazione. E nel 2027 tocca a Medellín
C’è una data che ogni anno segna un passaggio simbolico nella geografia culturale del mondo: il 23 aprile, Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, una città raccoglie un testimone e si prepara a portarlo per dodici mesi davanti alla comunità internazionale. Quest’anno è Rabat, capitale del Marocco, ad assumere il titolo di Capitale mondiale del libro UNESCO 2026. Una città sospesa tra Atlantico e fiume, tra eredità arabo-islamica e modernità editoriale in espansione. Il prossimo anno sarà invece Medellín, Colombia, a raccoglierlo: una città che ha trasformato carceri in biblioteche e violenza in cultura. Due storie molto diverse, un solo filo narrativo.

Un’idea nata nel 1996, diventata rete globale
Tutto comincia con una giornata. Nel 1996 l’UNESCO lancia la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, fissandola al 23 aprile in coincidenza con la morte di Shakespeare e Cervantes. L’idea funziona, e cinque anni dopo si fa più concreta: nel 2001, su proposta della Spagna e di altri undici paesi, la 31ª sessione della Conferenza Generale dell’UNESCO adotta la risoluzione che stabilisce di assegnare ogni anno a una città il titolo di Capitale mondiale del libro, coinvolgendo le principali organizzazioni internazionali del settore.
La prima città a riceverlo è Madrid. Da allora, ogni 23 aprile, il titolo passa di mano in una cerimonia simbolica che è anche una mappa del mondo visto attraverso la lettura.
La nomina non implica alcun contributo finanziario da parte dell’UNESCO, ma solo il riconoscimento simbolico del miglior programma dedicato ai libri e alla lettura. Le città candidate presentano un progetto specifico, con budget, strategie di finanziamento e livello di partecipazione locale e internazionale. La scelta spetta a un comitato composto da rappresentanti di editori, librai, biblioteche e autori.
Una rotazione che parla di equilibrio geografico
Guardare la lista completa delle città designate dal 2001 a oggi è un esercizio illuminante. Si incontrano Madrid, Torino, Bogotá, Amsterdam, Buenos Aires, Atene, Strasburgo, ma anche Port Harcourt in Nigeria, Conakry in Guinea, Bangkok, Sharjah, Tbilisi, Accra in Ghana, Rio de Janeiro. Dal 2006, per favorire la presenza a rotazione di tutte le regioni del mondo, il comitato selezionatore non accetta candidature di paesi appartenenti alla stessa regione UNESCO della città designata per l’anno precedente.
Il risultato, nel tempo, è una distribuzione geografica che non privilegia l’Occidente: l’Europa e il Nord America hanno ottenuto il titolo circa otto volte, le Americhe latine e caraibiche sei, l’Africa cinque, i Paesi arabi e l’Asia si dividono il resto. Una pluralità non solo dichiarata, ma praticata.
Vale la pena notare anche una curiosità italiana: nel 2006 Torino fu proclamata Capitale mondiale del libro in collaborazione con Roma, unico caso nella storia dell’iniziativa in cui il titolo fu condiviso tra due città dello stesso paese.

Rabat 2026: dove i libri combattono l’analfabetismo
Il 23 aprile 2026 è la data da segnare sul calendario per chi vuole essere a Rabat nel momento in cui la città inaugura ufficialmente il suo anno come Capitale mondiale del libro. Il programma proseguirà fino al 2027 con un calendario ricco di incontri, festival, iniziative diffuse e attività culturali in tutta la città.
Rabat non è una scelta ovvia per chi conosce il Marocco solo attraverso Marrakech o Fès. È una capitale discreta, elegante, spesso sottovalutata dai circuiti turistici. Eppure ospita 54 case editrici e la terza più grande fiera internazionale del libro e dell’editoria in Africa, un evento che attira ogni anno editori, scrittori e intellettuali da tutto il mondo arabo e dai paesi francofoni.
La motivazione dell’UNESCO è esplicita e va oltre la semplice celebrazione: il comitato ha riconosciuto a Rabat il suo impegno per lo sviluppo letterario, l’emancipazione delle donne e dei giovani attraverso la lettura e la lotta contro l’analfabetismo, soprattutto tra le comunità svantaggiate. Non un premio alla tradizione, dunque, ma un riconoscimento a un progetto politico e sociale in corso.
Il programma sarà incentrato sull’accessibilità al libro, sul rafforzamento dell’alfabetizzazione e sulla valorizzazione della diversità culturale, con particolare attenzione alle periferie, ai giovani e alle donne. Tra le iniziative previste: scrittura, laboratori, dibattiti, formazione, mostre, e la creazione di nuovi spazi creativi permanenti per consolidare la vocazione della città come capitale della lettura.
Per chi desidera visitare Rabat in questo contesto, nel quartiere di Agdal si trova la Biblioteca Nazionale del Regno del Marocco, custode di oltre 700.000 opere tra manoscritti rari, mappe e giornali storici, con ampie sale di lettura e un auditorium dedicato a eventi letterari.

Medellín 2027: prigioni diventate biblioteche
Mentre Rabat porta avanti il suo anno, il mondo guarda già a Medellín, Colombia, designata dall’UNESCO come Capitale mondiale del libro 2027. La città diventerà la ventisettesima a portare il titolo, con il programma che prenderà il via il 23 aprile 2027, in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore.
Medellín è un caso di trasformazione urbana studiato nelle università di mezzo mondo. Chi la ricorda come la città di Pablo Escobar fatica a riconoscerla nella metropoli vivace e creativa di oggi. La città ha registrato un aumento del 542% nel numero di librerie negli ultimi settant’anni, guidando l’indice nazionale di lettura della Colombia, e ospita oltre 110 librerie e 25 biblioteche.
L’elemento più narrativamente potente riguarda però l’origine di quegli spazi: molte di queste biblioteche furono costruite in aree che in passato erano state sede di istituzioni carcerarie o di polizia. Oggi Medellín incarna il potere della cultura nella pace e nella riconciliazione.
La Colombia diventa così il primo paese al mondo con due capitali mondiali del libro: Bogotá lo era stata nel 2007, e Medellín lo sarà esattamente vent’anni dopo. Un passaggio di testimone interno, che racconta quanto la cultura del libro sia radicata in questo paese a livello nazionale, non solo nelle sue città più grandi.
Perché questo titolo conta ancora
In un’epoca di contenuti digitali, streaming e attenzione franta, il progetto UNESCO della Capitale mondiale del libro può sembrare un gesto nostalgico. Non lo è. È invece una delle poche iniziative internazionali che lega esplicitamente la promozione della lettura a temi come emancipazione, inclusione, dialogo interculturale e costruzione della pace. Lo si legge chiaramente nelle motivazioni di Rabat come in quelle di Medellín: i libri non vengono celebrati come oggetti preziosi da conservare, ma come strumenti concreti di cambiamento sociale.
L’iniziativa mira a celebrare i luoghi che hanno saputo fare dei libri e della lettura una componente del loro sviluppo complessivo, oltre a fornire un’opportunità di ulteriori investimenti e mobilitazione culturale.
Il 23 aprile 2026 Rabat alza il sipario su un anno che la città ha costruito attorno a un’idea ambiziosa: che leggere sia un diritto, non un privilegio. Medellín, nel 2027, aggiungerà un capitolo ancora più drammatico a questa storia, quello di una città che ha usato la cultura per riscrivere la propria identità. Seguire le capitali mondiali del libro significa, in fondo, seguire una mappa delle trasformazioni possibili: non luoghi dove la cultura è decorazione, ma città dove è diventata l’architrave di qualcosa di più duraturo.
