Tre giorni tra degustazioni, masterclass e beneficenza: la Guida ai Vini di Sicilia 2026 sceglie ancora il barocco etneo per celebrare un’isola che non smette di sorprendere
Quando 220 aziende, 891 vini recensiti e centinaia di ore di degustazione alla cieca si condensano in un volume, non si tratta solo di un manuale enologico. È il tentativo di mappare un territorio che è, prima di tutto, un continente culturale.
Dal 23 al 25 gennaio, Acireale torna a essere il palcoscenico della presentazione della Guida ai Vini di Sicilia 2026, evento che l’Associazione Italiana Sommelier Sicilia ha costruito come momento di riflessione collettiva sul vino, sulla sua dimensione culturale e sul suo ruolo nella dieta e nell’identità mediterranea.
Un evento articolato: non solo degustazione
La manifestazione si apre venerdì 23 gennaio alle 16 presso Villa Belvedere, con un dibattito che sposta l’asse dalla pura edonistica enologica alla dimensione scientifica e sociale: “Salus per Vinum” interroga il consumo di vino all’interno della dieta mediterranea, coinvolgendo medici, esperti di settore e docenti universitari. Tra i relatori, Rosa Palmieri, professore associato di tecnologie alimentari all’Università di Catania, e Giuseppe Ronsisvalle, cardiologo e produttore.
A seguire, due masterclass esplorano la memoria e l’eccellenza: la prima celebra i vini iconici degli ultimi venticinque anni premiati con le “Quattro Viti”, la seconda si concentra sui vini siciliani che hanno ottenuto almeno 95/100 nella Guida nazionale Vitae 2026. La giornata si chiude con la cerimonia del “Premio Salvo Di Bella”, riconoscimento dedicato a un’azienda emergente che incarna abnegazione e qualità, in memoria di un sommelier scomparso cinque anni fa.
Sabato al Castello: il cuore pulsante della kermesse
Il 24 gennaio l’evento si trasferisce al Castello delle Aci, dove dalle 11 alle 20 si snoda il programma principale. Dopo un momento artistico con il Centro Studi Danza Mila Plavsic, si aprono i banchi d’assaggio che vedono protagoniste le aziende recensite nella Guida.
Le masterclass di sabato affrontano percorsi geografici e identitari: la prima attraversa l’Italia da sud a nord, con focus su Nerello Mascalese, Nebbiolo e Sagrantino; la seconda si concentra sulle eccellenze isolane, interrogandosi sul carattere distintivo del vino siciliano. Alle 18.30, la cerimonia di consegna degli attestati ai vini che hanno raggiunto almeno 90/100, seguita dalla consegna dell’assegno raccolto con il progetto “Alba Vitae” all’associazione Lad Project Cure&Care.
I numeri di una Sicilia in ascesa
«Assistiamo di nuovo ad una qualità dei vini regionali costantemente in ascesa», afferma Francesco Baldacchino, presidente di AIS Sicilia. I dati confermano: 77 vini hanno superato la soglia di 90/100, frutto di degustazioni condotte da sei commissioni che hanno passato in rassegna oltre 1.130 etichette alla cieca.
Ma oltre ai numeri, emerge un dato qualitativo: la crescente presenza di aziende che lavorano in biologico e biodinamico, segno di una sensibilità verso pratiche sostenibili che non è più nicchia ma direzione consolidata. E se territori come l’Etna continuano a confermarsi, piccole denominazioni come Faro, Mamertino, Delia Nivolelli e Noto si fanno strada con risultati sorprendenti.
Oltre il vino: sport e beneficenza
Quest’anno AIS Sicilia ha scelto di ampliare il raggio d’azione. Domenica 25 gennaio alle 10.30 si gioca “La Partita del Cuore – in campo con AIS Sicilia”, gara di calcio a 7 tra sommelier, produttori e membri del consiglio comunale acese. Il ricavato andrà interamente alla Caritas Diocesana di Acireale, trasformando la passione enologica in gesto concreto di solidarietà.
Patrimonio UNESCO e identità culturale
Non è un caso che Baldacchino richiami il riconoscimento UNESCO della cucina italiana come Patrimonio Immateriale Culturale dell’umanità, avvenuto il 10 dicembre scorso. La Guida si propone anche come vademecum di abbinamenti alla cucina siciliana, sottolineando come il vino non sia solo prodotto ma linguaggio, strumento di narrazione territoriale, elemento identitario.
Orazio Di Maria, responsabile regionale, sottolinea: «La graduatoria finale ha messo in evidenza un salto in avanti della qualità globale del vino siciliano». Un’affermazione che va oltre la retorica, ancorata a un metodo rigoroso e a una vocazione pedagogica che caratterizza l’evento fin dalla prima edizione.
Acireale, palcoscenico coerente
La scelta di Acireale come sede non è neutra. Città barocca affacciata sullo Ionio, a ridosso dell’Etna, rappresenta un equilibrio tra tradizione e contemporaneità, tra bellezza architettonica e fermento culturale. Il Castello delle Aci e Villa Belvedere diventano così luoghi simbolici, capaci di accogliere un pubblico eterogeneo: dagli addetti ai lavori ai semplici appassionati, dai produttori ai curiosi.
La manifestazione attrae anche aziende non recensite nella Guida, segno che il valore comunicativo dell’evento travalica il perimetro editoriale per diventare momento di aggregazione e confronto.
La Guida ai Vini di Sicilia 2026 si conferma strumento prezioso non solo per orientarsi tra etichette e denominazioni, ma per comprendere un’isola che continua a interrogarsi sulla propria identità attraverso il vino. Acireale diventa per tre giorni laboratorio di riflessione culturale, dove degustazione, dibattito, arte e beneficenza si intrecciano. Un appuntamento che non celebra solo il prodotto finito, ma il processo, il territorio, le persone. E forse proprio in questa tensione tra rigore e passione si legge il senso più profondo di un evento che guarda alla Sicilia non come cartolina, ma come organismo vivo e complesso.


