Dal 5 all’8 febbraio la quattordicesima edizione della manifestazione con uno Special Program dedicato all’Alma Mater Studiorum
Bologna si prepara ad accogliere la quattordicesima edizione di ART CITY Bologna, la manifestazione che dal 5 all’8 febbraio 2026 animerà la città con mostre ed eventi d’arte contemporanea. Promossa dal Comune di Bologna, con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera e con la direzione artistica di Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo, l’edizione 2026 si distingue per una collaborazione inedita con l’Università di Bologna, che apre le porte dei suoi spazi più significativi all’arte contemporanea.

Il corpo della lingua: conoscenza e trasmissione del sapere
Il titolo dello Special Program, curato da Caterina Molteni, prende ispirazione dal testo di Giorgio Agamben “Il corpo della lingua”, dove il filosofo delinea un’anatomia del linguaggio come entità viva e dinamica. Il tema dell’edizione 2026 esplora la conoscenza e la sua trasmissione attraverso una dimensione fisica e sensibile, superando l’approccio puramente astratto e teoretico. Per Agamben, il linguaggio si manifesta nella voce, nei gesti, nella relazione con l’altro: ripensare il corpo significa dunque ripensare anche i modi in cui il sapere viene prodotto e condiviso.
Un viaggio nell’Alma Mater Studiorum
Nata simbolicamente nel 1088, l’Alma Mater Studiorum è da sempre un punto di riferimento culturale, politico e civile per Bologna. La sua storia si intreccia profondamente con quella della città: dal Medioevo al Rinascimento distribuita tra case private e spazi religiosi, trova la prima sede ufficiale nel 1563 all’Archiginnasio, per poi trasferirsi a Palazzo Poggi nel 1803. Da allora, l’università ha progressivamente ampliato la propria presenza, trasformando il volto urbano di Bologna.
Sette artisti per sette luoghi dell’università
Lo Special Program propone un itinerario di arte contemporanea che attraversa luoghi prestigiosi dell’ateneo, alcuni aperti al pubblico per l’occasione: l’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia, l’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, la Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani, il Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, la Fondazione Federico Zeri, il Laboratorio didattico del Distretto Navile e l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna.
Giulia deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici, Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato sono gli artisti chiamati a dialogare con questi spazi attraverso opere appositamente commissionate o riallestite. I loro lavori indagano la fisicità del sapere, rivelando le strutture di potere nei processi educativi e aprendo spazi di resistenza e nuovi orizzonti espressivi.
Oltre la tradizione accademica
I progetti espositivi mettono in discussione l’autorità e la linearità proprie della conoscenza accademica e artistica, proponendo modelli alternativi di produzione e trasmissione del sapere. Le opere interrogano la natura dei luoghi della formazione, le regole implicite che li governano e le trasformazioni simboliche, sociali e politiche che ne hanno segnato l’evoluzione, dedicando particolare attenzione alle nuove forme di intelligenza.
Come da tradizione, le sedi dello Special Program non sono semplici contenitori espositivi, ma dispositivi narrativi che danno forma concreta al tema dell’edizione. Con il main sponsor Gruppo Hera, ART CITY Bologna 2026 conferma la sua vocazione alla sperimentazione, portando l’arte contemporanea in spazi solitamente non fruibili a scopo espositivo e restituendo alla città luoghi dimenticati o poco noti al grande pubblico.
