A Verona dal 12 al 15 aprile la 58ª edizione del salone internazionale del vino: nuove aree tematiche, dati sui consumi e tante sorprese da scoprire.
Dal 12 al 15 aprile Verona torna a essere la capitale mondiale del vino. Vinitaly 2026 si presenta con un’edizione rinnovata nei contenuti, nei format e nelle ambizioni: quasi quattromila aziende espositrici, oltre mille top buyer selezionati da settanta Paesi e un palinsesto di più di cento eventi ufficiali. Ma al di là dei numeri, ciò che colpisce è la direzione di marcia: un salone che non si accontenta di consolidare il già noto, ma prova a intercettare ciò che sta cambiando nel mondo del bere bene

Un evento che evolve con il mercato
Vinitaly ha compiuto 58 edizioni senza perdere il passo. Questo non è un fatto scontato per una manifestazione nata nel 1967, in un’Italia che ancora costruiva la propria identità enologica. Oggi il contesto è radicalmente diverso: il vino italiano vale 14 miliardi di euro di fatturato, contribuisce all’1,1% del PIL nazionale e genera un export da 7,78 miliardi. Eppure il mercato scricchiola: le vendite a volume calano per il quarto anno consecutivo (-2,9%), e il mercato statunitense, primo al mondo per valore, segna un -9,2% a causa dei dazi. In questo scenario, Vinitaly 2026 non si limita a fare vetrina: prova a costruire strumenti concreti per aiutare le imprese a navigare acque sempre più complesse.
Le grandi novità di questa edizione
Xcellent Spirits: i distillati entrano in scena
La novità strutturale più rilevante di quest’anno è l’ingresso dei distillati nel cuore della manifestazione. Nasce Xcellent Spirits, un padiglione interamente dedicato, ospitato in una tensostruttura di oltre 1.000 metri quadrati (Hall C), realizzato in collaborazione con Gang of Spirits. L’area si articola in due sezioni: Spirits, per distillati, liquori e vini aromatizzati, e Drinks & Mix, dedicata a soft drink, hard seltzer e ready to drink. Non si tratta di un esperimento: secondo Nomisma, nel 2024 l’export italiano degli spirits ha raggiunto 1,75 miliardi di euro, con una crescita del 41% nel quinquennio. Un settore in piena forma che meritava spazio proprio.
Al centro dell’area il Temple Bar, gestito a rotazione dai principali bartender italiani, con sessioni di mixology live e masterclass internazionali quotidiane. Un formato pensato per attrarre operatori professionali ma anche per raccontare l’evoluzione contemporanea del consumo.
NoLo: la rivoluzione silenziosa del vino dealcolato
L’altra grande scommessa si chiama Vinitaly-NoLo Experience, la startup espositiva dedicata ai vini a bassa o nulla gradazione alcolica, realizzata in collaborazione con Unione Italiana Vini. Al secondo piano del Palaexpo, 25 aziende aderenti, 13 espositori diretti e un’enoteca cocktail bar con 28 etichette di 12 cantine. Il mercato italiano dei No-Low wines vale oggi appena 3,3 milioni di euro, ma le proiezioni parlano di 15 milioni entro quattro anni. A livello globale si stima una crescita fino a 3,3 miliardi di dollari entro il 2028.
Non si tratta solo di tendenza: dopo il via libera del decreto interministeriale di dicembre scorso, i vini dealcolati sono finalmente regolamentati in Italia, e le aziende iniziano a investire con più fiducia. Il programma di masterclass, convegni e degustazioni guidate nei quattro giorni di fiera è pensato per approfondire sia gli aspetti tecnico-produttivi sia quelli di mercato e posizionamento.
L’enoturismo diventa asset strategico
Vinitaly Tourism 2026 torna con un format rinnovato e una collocazione più centrale: la galleria tra i padiglioni 2 e 3, con un secondo polo tematico al Palaexpo (Sala Vivaldi). L’enoturismo, come sottolinea il direttore generale vicario Gianni Bruno, “non è più soltanto un’attività accessoria delle cantine italiane, ma un vero asset competitivo.”
Il programma copre tutti e quattro i giorni della manifestazione e include un incoming mirato di buyer turistici da Stati Uniti, Brasile, Croazia, Regno Unito, Singapore e Thailandia. Tra i focus più interessanti: una ricerca inedita sul profilo del turista americano interessato al vino e alla gastronomia italiana, il report Unicredit-Nomisma sul ruolo dell’enoturismo per le imprese vinicole, e il progetto MetodoContemporaneo dell’Università di Verona, dedicato all’interrelazione tra cultura enologica e arti contemporanee.

Chi beve vino in Italia: i giovani sorprendono
Uno dei contributi più interessanti della cartella stampa è il report dell’Osservatorio UIV-Vinitaly sui consumatori italiani. I dati ribaltano alcuni luoghi comuni. I consumatori di vino in Italia sono quasi 30 milioni, il 55% della popolazione, con numeri sostanzialmente stabili negli ultimi cinque anni. Il calo dei consumi non dipende dai giovani: la fascia 18-24 anni è anzi l’unica ad aver aumentato significativamente la propria quota di consumatori (+8 punti percentuali dal 2011 ad oggi).
Ciò che cambia è il come si beve: meno frequentemente, ma con più consapevolezza e disponibilità a spendere. I giovani della Generazione Z dichiarano di scegliere il vino soprattutto perché “mi piace il gusto” (50%), mentre per i Boomers la motivazione principale resta l’abbinamento col cibo (70%). E se il fuori casa domina tra gli under 30 (con il ristorante preferito dall’86% degli Z), i giovani sono anche disposti a spendere di più: 18 euro in media contro i 10 della fascia più matura.
Sorprende anche la classifica dei vini preferiti dalla Gen Z: una top five tutta al rosso, con Amarone della Valpolicella in testa (tasso di conversione all’acquisto del 68%), seguito da Barbaresco, Taurasi, Bolgheri e Chianti. I bianchi compaiono solo al sesto posto con il Soave. Una rivincita dei grandi rossi italiani che in molti davano per superati.
Il digitale: Bacco AI e il nuovo Buyers Club
Vinitaly 2026 si fa anche più tecnologico. Debutta Bacco AI, un agente di intelligenza artificiale basato su tecnologia RAG (Retrieval-Augmented Generation) che integra in tempo reale le informazioni ufficiali della fiera per guidare aziende, buyer e visitatori nella navigazione dell’evento. Accanto a questo, il nuovo Buyers Club rende la piattaforma Vinitaly Plus uno strumento di networking bidirezionale: le cantine possono contattare ed essere contattate direttamente dagli operatori internazionali per organizzare l’agenda in fiera. Un cambio di paradigma rispetto al classico modello espositivo.
OperaWine e il fuori fiera
Un cenno doveroso a Vinitaly OperaWine, l’anteprima firmata Wine Spectator in programma sabato 11 aprile alle Gallerie Mercatali di Verona: 150 cantine protagoniste divise per la prima volta in tre categorie (Legacy Icon, Classic e New Voices). Ne abbiamo parlato in un articolo dedicato, perché merita uno sguardo a parte.
Dal 10 al 12 aprile, invece, il centro storico di Verona si anima con Vinitaly and the City, il fuori salone per gli appassionati: circa 70 appuntamenti tra degustazioni, talk, visite guidate e appuntamenti letterari. Quest’anno con un occhio particolare all’enoturismo, apertura dell’Arena tra le location e un viaggio nella Strada del Vino Valpolicella con degustazioni in 16 cantine fino al 3 maggio.
La nostra bussola tra i padiglioni
Chi conosce il nostro modo di raccontare il vino sa che non siamo attratti dai nomi più celebri o dai vini da copertina. La nostra testata nasce con una vocazione precisa: andare dove non vanno i riflettori principali, cercare le piccole denominazioni, i produttori con pochi ettari e idee chiare, i territori vocati che ancora non trovano spazio nelle guide principali. Vinitaly, con le sue quasi quattromila aziende, è il posto giusto per farlo: tra un grande padiglione toscano e uno piemontese, si nascondono realtà che meritano attenzione e che torneremo a raccontare con la profondità che meritano.
Aree come MicroMegaWines, dedicata ai piccoli produttori e ai vitigni rari, o Amphora Revolution, che valorizza tecniche di vinificazione antichissime, sono già segnate in rosso nel nostro calendario.
Vinitaly 2026 è uno specchio fedele del momento che attraversa il vino italiano: un settore che deve fare i conti con mercati più selettivi, consumatori più consapevoli e uno scenario geopolitico tutt’altro che favorevole. Ma è anche un settore che risponde con intelligenza, cercando nuove narrazioni, nuovi formati e nuovi mercati. Il salone di Verona, quest’anno, sembra aver capito che la vera sfida non è crescere in quantità, ma approfondire in qualità. Un’ambizione che condividiamo.
Per programma completo, accrediti e aggiornamenti: vinitaly.com


