A due anni dalla morte, il riconoscimento istituito dai figli premia chi cerca la verità. Da Ranucci a Mannocchi, i protagonisti dell’inchiesta italiana
Bologna ha celebrato domenica 1 febbraio la memoria di Andrea Purgatori con la prima edizione del premio nazionale che porta il suo nome. Una giornata articolata tra luoghi simbolo della città, dal muretto commemorativo al Parco della Zucca fino alla Cappella Farnese, dove sono stati annunciati i vincitori delle cinque categorie dedicate al giornalismo d’inchiesta. Un modo per continuare la missione di chi ha trasformato la ricerca della verità in professione di vita.

Un compleanno che diventa impegno civile
Il 1° febbraio non è una data casuale. Andrea Purgatori nacque quel giorno del 1953 e proprio nel giorno del suo compleanno, a due anni e mezzo dalla morte, Bologna ha ospitato la prima edizione del premio nazionale istituito in sua memoria dai figli Edoardo, Ludovico e Victoria. La città rappresenta il simbolo della memoria civile e della giustizia, gli stessi valori che hanno guidato il lavoro di Purgatori, particolarmente legato al capoluogo emiliano per il suo impegno nella ricerca della verità sulla strage di Ustica.
L’iniziativa ha il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna e dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, in partnership con l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Articolo 21 e la fondazione Seguso Vetri d’Arte, che realizzerà i premi in vetro di Murano.
Una domenica in movimento
Il programma ha toccato quattro tappe simboliche della città. Alle 11 l’appuntamento al Parco della Zucca, davanti al Museo per la Memoria di Ustica, di fronte al “muretto di Andrea” con il QR code che permette l’accesso all’archivio dei suoi articoli pubblicati sul Corriere della Sera. Alle 13, pranzo solidale alle Cucine Popolari con il vignettista Mauro Bian, autore del manifesto che ritrae Purgatori in viaggio con lo zaino sulle spalle.
I vincitori: chi non si arrende
Nel pomeriggio, la Cappella Farnese ha accolto la cerimonia ufficiale. La giuria presieduta da Andrea Salerno – direttore di LA7 e LA7d – insieme ai tre figli di Purgatori, ha annunciato i nomi di chi continua a fare giornalismo con coraggio e indipendenza.
Per la televisione, il riconoscimento è andato a Sigfrido Ranucci e alla redazione di Report: decenni passati a scavare dove altri preferiscono non guardare, con una tenacia che ha fatto scuola nel giornalismo televisivo italiano. Nella carta stampata, il premio ha celebrato Nello Scavo di Avvenire, giornalista che ha attraversato deserti e confini per raccontare le rotte migratorie e i traffici internazionali con umanità e precisione.
La categoria documentario ha premiato Francesca Mannocchi, voce e sguardo che ha portato il pubblico italiano dentro le guerre, le migrazioni, i diritti negati, sempre dalla parte di chi non ha voce. Una reporter capace di unire rigore giornalistico e sensibilità narrativa rara.
Il premio Under 40 è andato a Gabriele Cruciata, testimonianza vivente che esiste ancora una generazione di giovani giornalisti che crede nel valore dell’inchiesta e non cede alla tentazione della velocità a scapito della profondità. Per la sceneggiatura d’inchiesta, Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori hanno ricevuto il riconoscimento per la capacità di trasformare storie vere in narrazione cinematografica senza tradirne la complessità e il dolore.
Il dibattito e il sigillo del cinema
Dopo le premiazioni, dodici ospiti autorevoli hanno animato il dibattito “Quanto incide sulla democrazia un’informazione controllata?”, con la partecipazione del cardinale Matteo Zuppi, presidenti di ordini professionali, rappresentanti di Amnesty International e giornalisti come Andrea Malaguti (direttore de La Stampa), Paolo Berizzi e Fiorenza Sarzanini.
La giornata si è conclusa al cinema Modernissimo con la proiezione di Fortàpasc di Marco Risi, film scritto anche da Purgatori che racconta la storia di Giancarlo Siani, il cronista napoletano ucciso dalla camorra. Una scelta che unisce la memoria di due giornalisti che hanno pagato il prezzo della ricerca della verità.
Perché questo premio conta
Il Premio Andrea Purgatori non è una celebrazione formale. È un tentativo di tenere viva l’attenzione su un mestiere – quello del giornalismo d’inchiesta – sempre più sotto pressione. I nomi dei vincitori lo testimoniano: professionisti che non hanno mai confuso l’informazione con il potere, che continuano a scavare anche quando sarebbe più comodo voltarsi dall’altra parte.
Bologna, città che custodisce la memoria di Ustica, si conferma il luogo giusto per questo appuntamento annuale. Un luogo dove il 1° febbraio sarà il giorno in cui il giornalismo italiano si ferma a ricordare cosa significhi davvero cercare la verità.
