Caro Francesco,
scusami se ti do del "tu", ma le altre volte
che mi sono rivolto a te dandoti del "lei" mi
sei sembrato irraggiungibile, troppo distaccato, troppo
lontano dai problemi di cui ti ho parlato e per i quali
ancora ti scrivo.
Non mi rivolgo più a te come Presidente della Repubblica,
ma come uno che ti dovrebbe essere almeno amico o tutt'al
più semplicemente uomo.
Spero che almeno questa lettera ti arrivi fra le mani
senza incappare nel filtro della tua segreteria sempre
così efficiente nel nasconderti i veri problemi
della gente, di quella gente di cui è fatta l'Italia,
ma di cui né la stampa, né la televisione
si interessano, tranne che nei casi di violenza.
Chi ti scrive è gente semplice, senza particolari
pretese, gente che non ha la stessa influenza o importanza
degli attori, dei calciatori, degli atleti, ecc., che
periodicamente ricevi con tanto sfarzo ed a cui la TV
dà tanto rilievo.
Siamo gente che lavora con onestà, senza quei favolosi
guadagni che rendono influenti, e che con il proprio onesto,
ma non appariscente lavoro contribuisce alla grandezza
della Nazione.
Vorremmo essere ascoltati solo come tali, come quei cittadini
di cui si parla nell'art. 1 della Costituzione Italiana.
Con questa lettera ti invitiamo a trascorrere ad Augusta
le tue prossime vacanze per dimostrare anche a noi la
tua "coscienza ecologica" e non solo a quelli
sulle Dolomiti o del Parco Nazionale d'Abruzzo.
E' facile parlare di ecologia in mezzo a luoghi splendidi,
incontaminati, protetti. Anche i nostri un tempo erano
così.
E' facile esprimere "angoscia" di fronte al
peregrinare (in attesa di trovare un porto d' attracco)
di quelle navi che ignominiosamente riportano in patria
i veleni clandestinamente (?) esportati tra gli "ingenui
poveri" del terzo mondo, mentre pochi furbi si arricchivano.
E' facile per il Ministro Ruffolo spedire al Sud, il più
lontano dai suoi occhi, dalle sue narici e dalla sua pelle
i rifiuti tossici e nocivi prodotti dal "civile e
progredito" Nord ammesso che lo sia anche nella dignità.
E' facile dietro una scrivania lontana politicamente e
geograficamente dai luoghi interessati, emanare un comodo
decreto per spedirvi, a dispetto di chi ci abita e ci
vive, ciò che egli stesso non vorrebbe vicino a
casa sua.
E' normale essere presenti (diversamente significherebbe
dimostrare la vigliaccheria dello Stato) ai funerali di
un magistrato ucciso dalla mafia.
Ma è molto difficile per te o per un tuo rappresentante
essere presente alle esequie di un padre di famiglia ucciso
impietosamente da un cancro ai polmoni dopo aver lavorato
per decenni in un ambiente insalubre o di un giovane che
ad appena trent'anni vede stroncata la sua voglia di vivere
da un tumore al cervello.
Mi chiedo perché mai la nostra voce non debba essere
udita. Ma mi viene il sospetto che questa voce sia volutamente
e continuamente soffocata, come lo è stata per
secoli quella degli schiavi che erano costretti a lavorare
per il benessere dei loro padroni.
Mi chiedo perché dobbiamo essere i soli a sopportare
il carico ormai divenuto troppo pesante della mortalità
per tumore, delle malformazioni dei bambini, di una intera
vita vissuta in un ambiente divenuto insalubre per garantire
il benessere a tanti altri che ne godono tranquillamente
i frutti, ma che non sanno su quale prezzo di sangue esso
si fondi!
Caro Francesco, noi non siamo Livorno, non siamo Manfredonia,
dove avete fatto esplodere la rabbia dei cittadini che
hanno visto calpestata la loro dignità imponendo
con la forza le vostre assurde decisioni.
Dovresti conoscere, se la tua segreteria ti ha informato,
che Augusta si è già rivolta a te, ma senza
risposta, in maniera civile, però non vorremmo
che il nostro senso civico e la nostra dignitosa protesta
fossero scambiate per debolezza, e non vorremmo neanche
subire un ennesimo gesto di prepotenza da parte dello
Stato che venisse ad aggravare una situazione già
troppo precaria. In tal caso la responsabilità
di una forte forma di protesta diversa da quelle fatte
fin ora ricadrebbe soltanto su di voi che avete tentato
di soffocare ancora una volta la voce di reclama solo
i legittimi diritti costituzionali.
Caro Francesco, sicuramente ti rivedrò tra breve
in televisione, per conferire il titolo di Cavaliere o
di Commendatore agli atleti reduci dalle Olimpiadi, ma
ricordati che aspettano una tua visita i malati di tumore
di Augusta; aspettano di essere ricevuti gli orfani e
le vedove di quei lavoratori che hanno sacrificato la
loro vita sull'altare di quella industria che "perduta
e dimenticata" nel profondo Sud porta agiatezza all'intera
nazione.
Aspetto, probabilmente ancora invano, la tua risposta.
AUGUSTA, 02.10.1988
Sac. Prisutto Palmiro
Risposta
del 24.11.1988
Torna
alla cronologia