VANITAS. EMBLEMI PER UNA RIFLESSIONE

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Lo stato melanconico della materia inerte, più conosciuto in pittura sotto il titolo di Natura morta o, meglio ancora, Vita silente, come preferiva denominarla Giorgio De Chirico, dichiara uno stato d’animo contrapposto e notifica la negazione di un qualsivoglia possibile futuro, nell’affermazione di un memento mori.

I vizi capitali, che fanno da sfondo allo stato precario della vita umana, corrispondono alle passioni, agli istinti non disciplinati dell’intelletto e danno forma a un linguaggio artistico che guarda al tema della Vanitas come ad un monito, quasi una contrattura caricaturale che spegne ogni intento edificante dentro al ghigno della morte, e al suo principale testimone che l’arte esprime nella configurazione del teschio.

Il linguaggio dell’arte è uno dei pochi che sembra aver applicato allo spazio della rappresentazione un’estetica profondamente diversa. Un’estetica lineare in quanto l’artista è autorizzato a creare una situazione delimitata di «campo» dentro alla quale lo spettatore può riflettere sé stesso nella fruizione dell’opera.

Di fatto ci troviamo dunque davanti a una vera e propria «azione», a un intervento compiuto nello spazio/scena, per una suddivisione concettuale dell’area agibile che si andrà ad occupare. Nello stesso contesto dobbiamo considerare l’occupazione di questo spazio come un progetto di stratificazioni orizzontali e verticali che tendono a sconvolgere la scena e a modificarne la visione.

In questa tessitura, le cinque opere della prestigiosa collezione Merlini, che il collezionista presenta a Bologna nell’occasione di ART CITY Bologna 2023, restano emblematiche per la costruzione di una mise en scéne affascinante e dentro alla quale si specchiano tutte le peculiarità della Vanitas.

Gli autori scelti per questa indagine: Franco Francese, Ennio Morlotti, Renato Guttuso e Gianfranco Ferroni, nelle differenti tipologie del linguaggio pittorico, organizzano una rappresentazione multipla che si snoda nei piani paralleli dello spazio/scena determinando una complessa rete di interpretazioni possibili.

Durante il periodo di mostra saranno organizzati alcuni appuntamenti a cura di Mariella Gnani con la Scuola di Conservazione e Restauro dell’Università di Urbino per incontri aperti al pubblico sulle tecniche esecutive e sullo stato di conservazione dei dipinti e sulla documentazione digitale delle opere d’arte.


Progetto di Claudio Calari in collaborazione con la Collezione Merlini curata da Mariella Gnani, saggio critico di Stefano Cecchetto. Con il patrocinio dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo


Orari di apertura ordinari:

martedì e mercoledì h 15-19
giovedì venerdì h 10-13/15-19
sabato e domenica h 10-13/15-19

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