Piero Guccione. Gli anni a Roma. La mostra online

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Virtuale, ma concepita sulla costa sud-orientale della Sicilia, nella luce crepuscolare e liquida della Baia di Sampieri. Immersa nel nitore del cielo ragusano, tra lo scheletro inconfondibile della Fornace Penna e le dune di sabbia che separano la campagna iblea – i carrubi, gli ulivi, i muretti a secco – dall’eterno azzurro del mare. Quasi un invito al viaggio, sulle tracce pittoriche del più lirico fra gli artisti italiani contemporanei.

È la nuova galleria online dell’Archivio Piero Guccione che, a cinque anni dalla scomparsa dell’artista, con la mostra virtuale “Piero Guccione. Gli anni a Roma” (fino al 4 maggio 2024) avvia un dialogo con gli estimatori dell’artista, consegnando loro uno spazio digitale ricco di contributi d’epoca, saggi antologici, articoli di quotidiani e rare fotografie. Una vera mappatura delle prime esposizioni personali dell’artista che consente a studiosi, ricercatori, critici, galleristi, collezionisti o semplici appassionati di approfondire la conoscenza dell’autore con il necessario rigore scientifico e il conforto di testi non sempre accessibili.

Fra i documenti consultabili anche un inedito, rinvenuto a Roma, nella biblioteca della Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) durante il lavoro preparatorio della mostra: un articolo autografo per la rivista Mondo Nuovo in cui Guccione, appena venticinquenne, dichiara le ragioni della sua poetica e la scelta del figurativo. Scelta “moderna”, assai controcorrente per quei tempi, era il 1960, e premonitrice della sensibilità contemporanea verso la natura e il pianeta che l’artista motiva come: “… la volontà di rendere attiva la propria coscienza nei confronti della società e della realtà (…) Non so dove questa scelta mi porterà e se riuscirò a fare dei quadri che siano tali: so soltanto che questa scelta mi aiuta a sentirmi più vivo e vicino alla terra”.

La mostra virtuale raccoglie trentacinque opere realizzate a Roma tra il 1957 e il 1972, alcune delle quali inedite. Una vera immersione in quella pittura “misteriosa e serena”, per dirla con Dino Buzzati (fra i documenti consultabili un suo articolo del 1966), che gli attenti conoscitori della poetica di Guccione potranno già intercettare in quelle minime porzioni di tela che il maestro consegnava a dense e sottili pennellate di azzurro – come in Macelleria (1960) e la serie dei Balconi (1965) – fino a esplodere in Primavera a via Flaminia, del 1972, con la candida fioritura di un mandorlo in un’aiuola urbana a Roma.

Il percorso espositivo inizia con un video e una voce narrante in cui Guccione con un testo autografo racconta sé stesso, la sua famiglia, il percorso di formazione, il suo “credo” pittorico che ne ha fatto una sorta di “poeta visivo”. E poi la partenza per Roma appena diciottenne nel 1954, le prime colte frequentazioni con GuttusoAttardi e Vespignani, l’esordio agli inizi degli anni Sessanta, la prima partecipazione alla Biennale di Venezia del 1966 fino a quel fatidico, ma non programmato, rientro in Sicilia nella quiete della remota campagna iblea dove l’orizzonte diverrà nel tempo una linea impercettibile fra gli azzurri del cielo e del mare: “A Roma – dice Piero Guccione – mi sono sempre sentito di passaggio e ho sempre saputo che sarei tornato in Sicilia sulla base della mia pittura. Ma in maniera non consapevole. Non pensavo, stando lì, di tornare in Sicilia. È successo tutto naturalmente e progressivamente”.

Ogni singola opera è corredata da scheda informativa, cui si aggiungono quattro contributi audio e una selezione di tredici testi d’epoca, tra i quali scritti critici con le prestigiose firme di Renato Guttuso, Dino Buzzati, Enzo Siciliano, Alberto Moravia e Luigi Carluccio. 

Ideatrice del progetto è la figlia, Paola Guccione, Presidente dell’Archivio, che spiega le ragioni della galleria virtuale e il legame della famiglia con la Sicilia dove è idealmente geolocalizzata la mostra:

Per noi la Galleria vuol essere un luogo accessibile a tutti affinché la sua arte rimanga sempre viva negli occhi dei suoi estimatori. Inoltre, nello spirito del dialogo e del confronto con le nuove generazioni di pittori che era proprio di mio padre, in collaborazione con le Accademie di Belle Arti di tutta Italia, la Galleria ospiterà anche opere di giovani artisti. La sua localizzazione virtuale sulla Baia di Sampieri è una sorta di restituzione al territorio e alla comunità di Scicli dove mio padre è nato e ha lavorato per quasi mezzo secolo nell’amata casa-studio della campagna modicana. Ma anche un invito al viaggio e alla conoscenza dei luoghi di mio padre, grazie allo scatto d’autore del fotografo Gianni Mania, sulle tracce di scorci, prospettive e inquadrature del paesaggio ibleo, la sua natura e il suo mare da lui tanto amati”. La visita – o il viaggio – incominciano qui https://www.galleriapieroguccione.it/

Biografia

Piero Guccione nasce il 5 maggio 1935 a Scicli, piccola città della fascia sud-orientale della Sicilia, in provincia di Ragusa. Dopo il diploma all’Istituto d’arte di Catania, nel 1954 si trasferisce a Roma, dove frequenta i pittori neorealisti della Galleria Il Pincio a Piazza del Popolo.

Il 23 aprile 1960 tiene la prima mostra personale alla Galleria Elmo di Roma, presentata dal critico d’arte Duilio Morosini. Dal 1961 al 1964 frequenta il gruppo “Il pro e il contro” formato anche dagli artisti Attardi, Gianquinto e Vespignani. Nel 1966 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia e diventa assistente di Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma, in seguito titolare di cattedra fino al 1969.

Alla fine degli anni Sessanta costruisce una casa estiva tra Punta Corvo e Baia di Sampieri, lembo estremo della Sicilia Orientale, dove i suoi soggiorni si fanno sempre più frequenti e prolungati. Nel 1971 la città di Ferrara gli dedica la prima antologica a Palazzo dei Diamanti e l’anno successivo espone nuovamente alla Biennale, dove torna anche nel 1978, 1982, 1988 e nel 2011. Nel 1973 Leonardo Sciascia, presentando una sua mostra a Palermo, conia il termine «platitude» per definire la sua cifra stilistica «come una fuga dalle sensazioni, e cioè dal tempo, per andare (e restare) oltre il tempo». Nel 1979 rientra in Sicilia, sull’altopiano modicano, dove trascorrerà il resto della vita e dove creerà i famosi mari assoluti, densi di una metafisica lirica, i suoi pastelli d’una illimitatezza neoleopardiana, i suoi poetici d’après, divenendo negli anni il riferimento dei pittori del “Gruppo di Scicli”.

Con la fine degli anni Settanta, arrivano le prime affermazioni personali all’estero, in particolare a Parigi e negli Stati Uniti. Nel 1985 il Metropolitan Museum of Art di New York presenta una sua antologica di grafica. Nel 1988 la Biennale di Venezia gli dedica nel Padiglione italiano una sala personale. Accademico di San Luca dal 1995, riceve il Premio Speciale per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1999 e la Medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica Italiana come benemerito dell’arte e della cultura nel 2004. Le sue opere sono nelle collezioni del Senato della Repubblica Italiana e al Metropolitan Museum di New York.

Piero Guccione si spegne il 6 ottobre 2018, a ottantatré anni, nella sua amata casa-studio di Quartarella nella campagna modicana.

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