Marcello Giordani


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«Marcello Giordani è un tenore alto. Già questo ne fa un'eccezione in un panorama di tarchiati e di pesi massimi».
Comincia così un lungo articolo che il Wall Street Journal dedica al tenore siciliano molto amato negli Usa che è il protagonista de «Il pirata» di Bellini, che il Metropolitan di New York ha messo in scena per la prima volta il 21 Ottobre 2002.
Giordani «è fatto per interpretare eroi, poeti suicidi e aristocratici mandrilli - scrive il WSJ - E dato che è anche un bravo ragazzo, è il protagonista preferito da molte dive». E il pubblico ama le sue note alte e i suoi «commoventi» ritorni in scena alla fine delle performance («You love me? You really do? I love you too. Grazie!»).
Oltre a raccontare i suoi inizi (nel 1989 all'età di 23 anni nel «Rigoletto»), l'articolo sottolinea il coraggio di un artista che a un certo punto della carriera ha ricominciato da zero. «Invece di affidarsi a performance famose come "La Boheme" e "Faust", Giordani soffriva così tanto per la sua insufficiente tecnica vocale, che qualche anno fa fu quasi sul punto di smettere di cantare. Invece, ha scommesso su una coraggiosa trasformazione, ed è stato ripagato». Il mese prossimo, infatti, sarà il protagonista di un'opera «poco ascoltata, che può servire come veicolo per un tenore capace di note alte e per un soprano che non teme una scena di pazzia terribilmente difficile». Con quest'opera Maria Callas e Franco Corelli divennero un duo celebrato più di 40 anni fa. Da allora è stato quasi impossibile trovare un altro tenore capace di eseguirla.
Giordani racconta la scelta, otto anni fa, di «rivedere» la sua tecnica. Una scelta «incredibilmente rischiosa, ma ero disperato. Non vedevo nessun futuro. Dovevo decidere tra due strade: continuare una carriera e soffrire quando facevo le note alte, o dimenticare tutto ciò che avevo imparato, e cominciare daccapo. Ho preso la decisione giusta. Otto anni fa ero ancora giovane, così mi sono preso sei mesi sabbatici, sono venuto a New York e ho conosciuto Bill Schumann. Lui ha fatto un miracolo. Mi ha aperto la voce, ma anche il corpo, mi ha dato fiducia in me stesso, mi ha fatto sentire il mio vero sound, senza forzare. Ho imparato a cantare ogni registro senza manipolazioni. Ora ho fiducia solo nel mio respiro e la mia laringe è molto rilassata».
Per Giordani, quello del pirata Gualtiero è un ruolo «difficile» perché «è un eroe che lotta per liberare la sua terra, la Sicilia». Occorre quindi essere «virili, e avere un timbro di voce maschile, pieno di passione». Interpretarlo è un «doppio onore» per il tenore italiano. «Innanzitutto perché il Met ha scelto me - afferma - e poi perché canterò musica siciliana in un ruolo siciliano, scritto da un compositore siciliano. Quindi è coinvolto anche il mio orgoglio patriottico».

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in alto a sinistra: interpreta il "Faust"

a destra: nella "Lucia di Lammermoor"

accanto: Giordani con Luciana Serra