ROSARIO FIORELLO
L'ultimo degli show man


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TommasinoMontanelli scrisse: “l’uomo è più cattivo con i vivi e molto più buono con i morti”. Puntualmente la saggezza è la bontà culturale di un uomo di tutto rispetto, sia soltanto per il fatto che non c’è più, ci induce ad una ragionevole convinzione: oggi il mondo dello spettacolo è proprio strano, rischia di essere frainteso. “Mischino…- diranno in tanti - era una brava persona… poi nel suo mestiere… non aveva rivali. Poteva fare molta strada quel giovane. Peccato che è morto!” Peccato veramente che sia morto il senso dell’intrattenimento vero, dello spettacolo puro, dello show inteso tale. Immersi a testa china nella spettacolare giungla fatta di falsi sorrisi e pacche sulle spalle, priva di regole morali, in un contesto cinico e feroce, colmo di finzioni vere, che lascia poco spazio alla ragione e a molte altre qualità dell’uomo in vita. Ecco quello che sta’ accadendo o per meglio dire, è già accaduto a Rosario Fiorello e al suo “schifoso” programma tv di otto puntate su RaiUno “Stasera pago io... Revolution”, escluso, chissà come, dagli Oscar Tv di Daniele Piombi. Non si capisce come mai un prestigioso premio televisivo, abbia potuto lasciare fuori uno show d’intrattenimento valido, ricco di contenuti e di spettacolarità, cui hanno preso parte tantissima gente, contribuendo a mantenere più che accettabile lo share di ascolti del sabato sera in prima serata.
“Un autentico clone con qualcosina in meno dell’anno precedente”. In questi termini si è espresso Gigi Vesigna, presidente della giuria tecnica, una roba già vista che sa di vecchio. Ma come, uno share di ascolti alle stelle, personaggi ed ospiti internazionali, giornalisti in fermento, tecnici instancabili, autori attenti alla qualità, balletti fenomenali ed un intrattenitore siciliano di Augusta che si diverte al centro del palco e fa divertire il pubblico.
Solo, ecco la fine che si riserva ad un grande show-man, solo al centro del palcoscenico, dove tutto sembra svanire improvvisamente tra il buio delle luci, dove ogni cosa perde il suo senso logico poco prima di iniziare un grande show. Un famelico indice di ascolto che incalza i tempi e ne scandisce i ritmi tribali di un pubblico spietato ed esigente, pronto a rispedirvi all’inferno o ad amarvi ancora. Il Debutto, in prima serata, l’apoteosi di un epilogo travagliato di idee e di energie pulsanti, dove tutti, prima del grande momento, si muovono vertiginosamente dentro il grande contenitore ricco di luci e di strass, come una sorta di apparente illogicità ma di calcolato tempismo. Il successo, gli applausi, il consenso, gli sguardi compiaciuti dei direttori, il tanto temuto ascolto, le luci della ribalta che galvanizzano, ed urlano e pretendono a gran voce, un vincitore già ad ogni vigilia di puntata. Quando tutto ciò, appare soltanto un lontano ricordo, improvvisamente lo studio si riempie di vuoto e di anime dormienti che scivolano via senza lasciare traccia alcuna della loro presenza. Così allo stesso modo l’uomo potente si veste da giudice e decreta l’altrui impotenza televisiva, incapace di essere protagonista tra i protagonisti. Un disarmante momento di vera solitudine, dove tutto sembra svanire nell’aria, dinanzi ai propri sogni, alle proprie aspirazioni, alle mancate rivincite nei confronti della vita, a volte debitrice. L’uomo al centro del grande business, quello che non guarda in faccia nessuno, chi siete, da dove venite, quanti sacrifici e quanti bocconi amari avete buttato giù, senza rivelarne mai la vera paternità assoluta. Lambisce ma non ferisce, osserva ma non osa, ascolta ma non mima, e il senso della vita e l’illusione di un sogno che libera ogni sorta di energia in cielo senza pretenderne l’immediato riscontro passionale. Rimane il rimpianto di non essere stati capiti e lasciati morire… così, senza aver vissuto mai abbastanza.

Da La svolta, tanti auguri Saro!
Francesco Giordano

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Biografia di Saro Fiorello

"Stasera pago io" 2004