TORNA
AD AUGUSTA - TUTTI
I VIP DI AUGUSTA
Montanelli
scrisse: “l’uomo è
più cattivo con i vivi e molto
più buono con i morti”. Puntualmente
la saggezza è la bontà culturale
di un uomo di tutto rispetto, sia soltanto
per il fatto che non c’è
più, ci induce ad una ragionevole
convinzione: oggi il mondo dello spettacolo
è proprio strano, rischia di essere
frainteso. “Mischino…- diranno
in tanti - era una brava persona…
poi nel suo mestiere… non aveva
rivali. Poteva fare molta strada quel
giovane. Peccato che è morto!”
Peccato veramente che sia morto il senso
dell’intrattenimento vero, dello
spettacolo puro, dello show inteso tale.
Immersi a testa china nella spettacolare
giungla fatta di falsi sorrisi e pacche
sulle spalle, priva di regole morali,
in un contesto cinico e feroce, colmo
di finzioni vere, che lascia poco spazio
alla ragione e a molte altre qualità
dell’uomo in vita. Ecco quello che
sta’ accadendo o per meglio dire,
è già accaduto a Rosario
Fiorello e al suo “schifoso”
programma tv di otto puntate su RaiUno
“Stasera pago io... Revolution”,
escluso, chissà come, dagli Oscar
Tv di Daniele Piombi. Non si capisce come
mai un prestigioso premio televisivo,
abbia potuto lasciare fuori uno show d’intrattenimento
valido, ricco di contenuti e di spettacolarità,
cui hanno preso parte tantissima gente,
contribuendo a mantenere più che
accettabile lo share di ascolti del sabato
sera in prima serata.
“Un autentico clone con qualcosina
in meno dell’anno precedente”.
In questi termini si è espresso
Gigi Vesigna, presidente della giuria
tecnica, una roba già vista che
sa di vecchio. Ma come, uno share di ascolti
alle stelle, personaggi ed ospiti internazionali,
giornalisti in fermento, tecnici instancabili,
autori attenti alla qualità, balletti
fenomenali ed un intrattenitore siciliano
di Augusta che si diverte al centro del
palco e fa divertire il pubblico.
Solo, ecco la fine che si riserva ad un
grande show-man, solo al centro del palcoscenico,
dove tutto sembra svanire improvvisamente
tra il buio delle luci, dove ogni cosa
perde il suo senso logico poco prima di
iniziare un grande show. Un famelico indice
di ascolto che incalza i tempi e ne scandisce
i ritmi tribali di un pubblico spietato
ed esigente, pronto a rispedirvi all’inferno
o ad amarvi ancora. Il Debutto, in prima
serata, l’apoteosi di un epilogo
travagliato di idee e di energie pulsanti,
dove tutti, prima del grande momento,
si muovono vertiginosamente dentro il
grande contenitore ricco di luci e di
strass, come una sorta di apparente illogicità
ma di calcolato tempismo. Il successo,
gli applausi, il consenso, gli sguardi
compiaciuti dei direttori, il tanto temuto
ascolto, le luci della ribalta che galvanizzano,
ed urlano e pretendono a gran voce, un
vincitore già ad ogni vigilia di
puntata. Quando tutto ciò, appare
soltanto un lontano ricordo, improvvisamente
lo studio si riempie di vuoto e di anime
dormienti che scivolano via senza lasciare
traccia alcuna della loro presenza. Così
allo stesso modo l’uomo potente
si veste da giudice e decreta l’altrui
impotenza televisiva, incapace di essere
protagonista tra i protagonisti. Un disarmante
momento di vera solitudine, dove tutto
sembra svanire nell’aria, dinanzi
ai propri sogni, alle proprie aspirazioni,
alle mancate rivincite nei confronti della
vita, a volte debitrice. L’uomo
al centro del grande business, quello
che non guarda in faccia nessuno, chi
siete, da dove venite, quanti sacrifici
e quanti bocconi amari avete buttato giù,
senza rivelarne mai la vera paternità
assoluta. Lambisce ma non ferisce, osserva
ma non osa, ascolta ma non mima, e il
senso della vita e l’illusione di
un sogno che libera ogni sorta di energia
in cielo senza pretenderne l’immediato
riscontro passionale. Rimane il rimpianto
di non essere stati capiti e lasciati
morire… così, senza aver
vissuto mai abbastanza.