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La
storia di CATANIA e di gran parte della
sua provincia ha coinciso molto spesso,
nel bene e nel male, con la storia dell’Etna
o “Mungibeddu”; il vulcano che
- emblema del soprannaturale fin dai tempi
più remoti - ha sempre destato, oltre
a un sacrosanto timore per le periodiche
eruzioni, anche molto fascino e meraviglia
nel cuore di coloro che - viaggiatori, coloni
o conquistatori - nei secoli sono giunti
in Sicilia.
Nel territorio etneo la Natura è
riuscita a combinare quasi miracolosamente
la bellezza “antica”, potente
e arcaica del vulcano con tutte le altre
bellezze e varietà paesaggistiche;
alle quali si aggiungono i manufatti architettonici
e artistici che gli uomini hanno edificato
nel corso di una ricca e contrastata Storia
millenaria che ha toccato e attraversato
la terra siciliana.
Ma l’originale e
soverchiante bellezza dell’Etna e
dei luoghi circostanti, ha stimolato anche
il talento e la fantasia di numerosi scrittori
e artisti di ogni epoca che, nel corso dei
secoli, narrando storie e leggende di vari
personaggi - da Aci e Galatea al Polifemo
dell’ ”Odissea”, dal filosofo
Empedocle a Re Artù e Fata Morgana
- hanno creato, o recuperato e approfondito
(come il linguaglossese Santo Calì)
tutti i vari “miti” che, nel
tempo, hanno rafforzato e amplificato quello
già esistente: l’ETNA.
Così come essa - dalla fine del XVIII
Sec. in poi - con P. Brydone e poi con il
barone von Riedesel, passando per J. Houel
e W. Goethe, ha indotto molti di quegli
uomini di cultura nord-europei, che cominciavano
a percepire l’esistenza e la forza
di un Sud metaforico e reale, a compiere
dei viaggi in Sicilia dove il momento dell’ascensione
all’Etna assumeva i contorni della
realizzazione, dell’inveramento di
uno dei miti “romantici” dell’epoca.
Da queste considerazioni
e riflessioni sull’importanza dell’Etna
e del territorio etneo, della sua Storia
e del suo perenne Mito, scaturisce l’idea
di raccontarli compiendo una sorta di recupero
storico ma anche archeologico di quello
Spirito, misterioso e ambivalente, che si
annida - e a volte si disvela come specifico
del carattere etneo - tanto negli scuri
anfratti rocciosi di pietra lavica, quanto
nei chiari, solari e maestosi paesaggi circostanti.
E’ per queste ragioni che –
grazie al contributo della Provincia Regionale
di Catania e della A.P.T. di Catania, oltre
alla preziosa collaborazione della Direzione
della Ferrovia Circumetnea e di tutti i
suoi dipendenti – abbiamo pensato,
nel realizzare il nostro film-documentario,
di focalizzare l’attenzione su di
un percorso ed un mezzo: il trenino della
Ferrovia Circumetnea, particolarmente adatto
a sviluppare sia la dimensione del viaggio
lineare, spaziale – in questo caso
“circolare” – che quella
del viaggio interiore e temporale.
La storia, il pre-testo,
del film-documentario si dipana lungo il
suggestivo percorso della Circumetnea, utilizzando
un vagone del trenino come una sorta di
"spazio teatrale" e mentale, ove
il "protagonista" – un siciliano
che dopo molti anni ritorna alla propria
terra, e che è interpretato dal bravo
attore messinese Maurizio Marchetti - dialogherà
indirettamente con altri "personaggi"
che, di volta in volta, entreranno in "scena".
Questi, per così dire, “personaggi”
non interpreteranno altro che se stessi:
dall’attrice catanese emergente a
livello nazionale - e sempre rimasta in
Sicilia - come Donatella Finocchiaro, al
vulcanologo Gianni Frazzetta, dal musicista-cantautore
etneo Pippo Rinaldi (in arte Kaballà)
– che vive da molti anni a Milano
– all’archeologo Vincenzo La
Rosa etc…
Nel ricostruire questo
VIAGGIO DELLA MEMORIA E DEL RICORDO, questo
continuo “ritornare” (condizione
presente in molti dei personaggi della Letteratura
e del Cinema siciliano: da Vittorini, Brancati,
Patti, Bufalino fino a Tornatore…)
abbiamo cercato di utilizzare la “soggettività”
dello sguardo del protagonista, affinché
la consistenza di certi luoghi fisici, specchio
di quelli interiori, potessero stimolare
un punto di vista sicuramente complesso,
per i nessi da cogliere, ma anche “diretto”
in quanto condizione esistenziale di un
“personaggio” – quello
dell’io-narrante - in cui potersi
facilmente identificare.
Un modo di raccontare,
una “narratività” che
si riallacci a quel nobile filone del film-documentario
italiano degli anni ’40 e ’50
- popolare e colto allo stesso tempo - oggi
quasi del tutto scomparso. Un documentario
che senza perdere il valore e la funzione
del divulgare e, appunto, del documentare
riesca a non cadere nelle secche del descrittivismo
impersonale o in alcuni eccessi dell’inchiesta
giornalistica.
E se, a conclusione di questo excursus storico-antropologico,
il territorio etneo ci apparirà molto
più che un semplice luogo geografico,
allora avremo raggiunto l’obiettivo
iniziale di dare corpo a una nostra suggestione
di sempre: mostrare il territorio etneo
come una sorta di paesaggio dell’anima,
come uno "spazio scenico" che
- seppur ricco di contraddizioni o, forse,
proprio per queste - riesca a manifestare
e rappresentare nell’immaginario di
molti, anche non siciliani, l’oggettivarsi
della storia millenaria ma anche di quella
“metaforica” della SICILIA tutta.

La presentazione all'APT di Catania
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Nicotra e la stampa
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Pippo Rinaldi (Kaballà) e Nicotra
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Nicotra e Donatella Finocchiaro
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