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Il
4 maggio del 1949 l’aereo che portava
la squadra di calcio del Torino si schiantò
contro la collina di Superga.
Il Torino era allora la squadra più
forte del nostro campionato, una delle
più grandi al mondo. Ben dieci
dei suoi giocatori militavano nella nazionale
italiana. Il Torino fino a quel momento
aveva vinto cinque scudetti di seguito
e da sei anni era imbattuta sul suo terreno.
Lo stadio Filadelfia, che ancora come
la città, come tutte le città
d’Italia, mostrava i segni delle
devastazioni subite durante la guerra.
Con le sue vittorie, con il suo valore,
quella squadra incarnava il desiderio
di riscatto di tutto un popolo. Non c’era
bisogno di essere torinesi per amarla.
Una vittoria internazionale del Torino
era la vittoria di tutti, dava a ciascuno
la possibilità di sentirsi italiano
senza vergogna, consentiva di guardare
avanti, di allontanare gli orrori della
guerra.
Quella squadra restituì a una intera
generazione la possibilità di sognare
e quando il sogno fu tragicamente interrotto
il grande Torino diventò uno dei
miti della nostra epoca.
Questo film tv non è solo l’omaggio
a una squadra di calcio, seppure gloriosa.
È un modo per raccontare un periodo
della storia italiana, per rivedere anche
attraverso il materiale di repertorio,
all’interno della narrazione, sotto
forma di cinegiornali, di partite, i nostri
campioni del passato. Ricordiamoci di
un tempo, non lontano, in cui eravamo
più autentici. E autentici erano
i nostri sogni, le nostre speranze, i
nostri desideri.
E adesso… Il nostro racconto ha
per protagonista Angelo, un adolescente
del sud Italia, un ragazzo come tanti,
che vuole diventare un campione di calcio.
Angelo, con la sua famiglia, si trasferisce
dal sud a Torino, studia e lavora per
aiutare la famiglia. Vuole comperarsi
un paio di scarpe vere da calcio. Intanto
gioca nella squadretta del liceo ed è
tifoso del Torino, la squadra più
forte. Il suo mito. Del Torino conosce
tutto, sa a memoria la formazione (Bagicalupo,
Ballarin, Maroso...), i risultati di tutte
le partite, le gesta di tutti suoi i campioni.
Il suo sogno è entrare nella formazione
giovanile del Torino. I suoi non vogliono.
I giocatori a quel tempo hanno ingaggi
ben più modesti di quelli a cui
ci hanno abituato i campioni di oggi,
pur essendo benestanti. Angelo fa di tutto
e riesce ad ottenere un provino da capitan
Mazzola. Non va male, poca tecnica ma
molto talento è il giudizio che
ne riceve. Sembra che il sogno stia per
realizzarsi. Per Angelo comincia una nuova
vita. Per mantenersi, per essere autonomo,
trova vari lavori come fattorino, operaio,
commesso... Fa spesso il turno di notte
per non perdere gli allenamenti e, nonostante
la fatica, non manca una volta in campo
e neanche a scuola. Comincia a conoscere
bene i suoi miti, con qualcuno stringe
un rapporto di amicizia. Frequenta il
bar Vittoria, che Gabetto e Ossola hanno
aperto nel centro della città.
Conosce Susanna, la figlia del direttore
tecnico del Toro, Erbstein. Nasce una
storia d’amore. È il grande
amore della sua vita. Angelo comincia
a non vedere più così lontano
il momento in cui il suo sogno potrà
realizzarsi: giocare in prima squadra,
allo stadio Filadelfia, avere gli occhi
del pubblico puntati addosso, sentire
l’incitamento dei tifosi.
ll Torino si avvia a vincere il suo sesto
scudetto. Mancano solo quattro partite
alla fine del campionato. C’è
da giocare una amichevole con il Benfica
da disputarsi a Lisbona. Valentino Mazzola
insiste per andarla a giocare a tutti
i costi, il presidente Novo non è
d’accordo, prima si deve finire
il campionato. Ma è una promessa
fatta da Mazzola al suo amico Ferreira,
capitano del Benfica che smette di giocare.
Il presidente acconsente. E questo è
il destino.. al ritorno da Lisbona, in
un pomeriggio di pioggia, l’aereo
che riporta la squadra si schianta contro
la collina di Superga, ai piedi della
basilica. In quell’istante sembrano
scomparire speranze, affetti, amicizie.
È lutto nazionale.
La Federazione Gioco Calcio, su proposta
di tutti i club, decide di aggiudicare
d’ufficio lo scudetto al Torino.
Il presidente Novo si rifiuta. La sua
squadra giocherà comunque le quattro
partite che mancano mandando in campo
la squadra dei ragazzi. Gli avversari
decideranno anche loro di schierare le
formazioni giovanili. In quattro partite
i ragazzi del Toro sanno conquistarsi
quattro vittorie e in quelle partite il
nostro Angelo, con la maglia numero 10
di Valentino Mazzola, nel suo stadio:
il Filadelfia, realizza il suo sogno.
Filmografia Beppe
Fiorello
2006
- Joe Petrosino
2005
- Il grande Torino
2005
- L'uomo sbagliato
2005
- Il cuore nel pozzo
2003
- Salvo D'Aquisto
1999
- C'era un cinese in coma
1998
- Ultimo
1998 - I fetentoni
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