
Sono segnali positivi da interpretare
come sentori di cambiamento. Si parla
tanto della necessità di recuperare
e rivalutare adeguatamente le forme d’arte
poco note al grande pubblico, quelle sulle
quali troppo spesso pesa il retaggio di
un’ingiusta discriminazione che
le vede emarginate e ricondotte alla riduttiva
etichetta di sottogenere o di genere minore.
Una di queste forme d’arte è
certamente l’operetta. Per fortuna
però ci sono anche spettacoli che
sembrano voler sfidare e sfatare questa
condizione, spettacoli che in questo senso
si collocano nell’ambito della “rottura”.
Uno di essi è Fantasie di operette,
un vero e proprio viaggio tra le più
celebri arie di questo genere musicale
introdotte e legate tra di loro dai dialoghi
di Laura De Palma. Questo collage divertito
e divertente di alcuni tra i più
noti motivi di musica da operetta è
andato in scena alla sala “De Curtis”
di Catania in due week- end, 27, 28 e
29 gennaio e 10, 11 e 12 febbraio e ha
visto il coinvolgimento di un cospicuo
e valido drappello di attori e cantanti
d’indiscutibile validità
artistica.
In un susseguirsi di situazioni comiche
o comunque leggere variamente ispirate
alle trame delle diverse opere da cui
sono tratte e a cui si riconducono le
arie proposte, accompagnati dalle musiche
eseguite al pianoforte da Daniela Pellegrino,
si sono esibiti i tenori Massimo Blanco
e Paolo Li Rosi, il baritono Salvatore
Alcaras, la soprano Daniela Pedi, il contralto
Laura De Palma ed ancora gli attori Enrico
Manna, Marcella Messina, Marina Rapisarda,
Dario Aprile, Concetta Zingarino e le
ballerine Ersilia Sfragaro e Veronica
Marchese.
L’atmosfera comune che aleggia su
tutti i quadri proposti al pubblico è
quella della “Belle Epoque”,
nostalgica rievocazione di un tempo che
non c’è più, di un’epoca
e di una sensibilità a noi lontane
e pertanto percepite come intrise di magia
e avvolte da un fantastico manto di sogno.
Ma è soprattutto l’amore
il vero protagonista di questo spettacolo,
il motivo conduttore delle arie offerte
agli spettatori. L’excursus in questo
meraviglioso mondo d’amore e di
bellezza si apre con la “Danza delle
libellule” in cui merita una menzione
particolare l’esibizione di Laura
De Palma e Salvatore Alcaras in “Bambolina”
per poi condurre per mano nel “Paese
del sorriso” nella superba interpretazione
di Massimo Blanco in “Tu che m’hai
preso il cor”. Segue una carrellata
di arie del “Paese dei campanelli”
che introducono “Sangue viennese”
e la “Vedova allegra”, magistralmente
interpretata da Daniela Pedi. È
questo il momento de “Al Cavallino”
eseguita dalla soprano insieme a Paolo
Li Rosi e della a dir poco esilarante
esibizione del comico Enrico Manna alias
“Sigismondo”.
A questo punto è la stessa ideatrice
dello spettacolo Laura De Palma a prendere
in mano le redini della rappresentazione
accompagnata da Salvatore Alcaras in “Scugnizza”
e “Cincillà” fino al
finale collettivo della “Principessa
della Czarda”.
La regia di Enrico Manna coordina e orchestra
bene gli artisti in questa non facile
operazione che si propone di realizzare
una sintesi storica di un genere che,
nato in Francia nella seconda metà
dell’Ottocento come pedant satirico
dell’allora in voga “Grand’Opera”,
riscosse un cospicuo successo nell’Austria
dei “Lehar” e in Italia tra
gli anni Venti e Quaranta del secolo scorso.
Eppure non si tratta solo di tracciare
un iter della memoria ma, al contempo,
anche di tessere una vera e propria celebrazione
di questa forma d’intrattenimento
per la verità un po’ perduta.
Un omaggio quindi, festante e allegro,
frizzante e gioioso, all’operetta.
Una piacevole strizzatina d’occhio
alla tradizione e al passato con l’augurio
che questo patrimonio musicale di tutto
rispetto possa godere di un numero sempre
maggiore di estimatori e possa tornare
a vivere i lustri di una nuova età
dell’oro. Del resto anche il prossimo
spettacolo allestito nella stessa sede
dal gruppo “Dolci e Gabbati”,
Noi, tra storia e leggenda, recital con
musiche originali e rielaborazioni musicali
di Laura De Palma, si mantiene fedele
a questa linea d’intenti.
Il prossimo appuntamento con gli spettatori
della sala “De Curtis” è
previsto quindi, anch’esso in due
turni, il 24, 25 e 26 marzo e il 31, 1
e 2 aprile. Sarà un’altra
occasione per recuperare le nostre radici
musicali, in questo caso particolare quelle
che più ci legano alla nostra terra
e che costituiscono un bagaglio d’indiscutibile
valore culturale da custodire e tramandare
amorevolmente per raccontare ai posteri
chi siamo stati, chi siamo e forse, chissà,
aiutarli anche a capire gli uomini e le
donne che saranno.
Mara Di Maura
26 Febbraio 2006