"Ma gli uomini e gli elementi aveano congiurato
di travagliare in ogni tempo la sempre desolata Augusta e funestissimo
più d'ogni altro fu l'anno 1693.
Fin dal 9 gennaro violenti scosse di terremoto e turbini fieri
di aggruppati venti atterrirono gli augustani, molti dei quali
in una indicibile perplessità fuggirono dall' abitato in
luoghi aperti, alzando dapertutto capanne di legno onde scampare
ad un eccidio fatale che li minacciava ad ogni istante e bene
perloro, avvegnaché il giorno 11 verso 20 ore italiane
una violenta scossa fa precipitare tutto l' abitato. La terra
sembrò innalzarsi ed ondeggiare; un profondo abisso spalancossi
sotto il molo come la voragine d'un vulcano; una densa nube di
polvere alzavasi per l'aria, di già ottenebrata da neri
nuvoloni; e pioggia e grandine seguita da un turbine di vento
alternossi per più d'un'ora. A tal terrore, altri più
forti se ne aggiunsero, pei quali il popolo si vide vicino all'ultimo
esterminio. Mentre, o si cercavan sotto le macerie i congiunti
mutilati e agonizzanti, o si fuggiva all'impazzata gridando misericordia;
appiccossi improvvisamente fuoco alle munizioni della cittadella,
rovinando il resto delle case, che avean resistito alla furia
del terremoto. Né qui finiva l'orrenda catastrofe! Le acque
del porto ritiraronsi per più d'un miglio verso le fortezze
Garzia e Vittoria, formando un' onda sola e scatenandosi poi con
gran fracasso vennero a riversarsi sulle macerie della città.
(81) Nulla restò dell' abitato e quel ch'è peggio
si ebbero a contare 3.200 vittime del fatale flagello.
Liberi finalmente da quei disastri, fu commovente scena il veder
ritornare i cittadini con impresse le vive traccie del terrore,
ancora sul viso; e quando tutti fero ritorno, i magistrati, il
clero, i religiosi, il popolo, in abito di penitenza implorarono
la clemenza divina, girando attorno col Sacramento in processione.
(82)
Indi aiutati in gran parte dagli operai che trovavansi numerosi
nella ricetta di Malta, misero mano a riedificar le proprie case,
e con bella gara si videro dedicare all'improbo lavoro, tutte
le braccia senza distinzione d' età, di sesso, di ceto.
E prontamente pensossi alla riedificazione d'una sola chiesa,
per celebrarvisi i divini sacrifizii e le pubbliche preghiere
(83); cosìnel breve corso di 2 anni, Augusta risorse tutta
dalle sue rovine; sicché il viceré duca d' Uzzeda
restò meravigliato nel veder prontamente riparati i terribili
effetti del terremoto, e volle perciò anch'egli concorrervi
apprestando mezzi larghi davvero, qual si dovevavo in quelle tristissimi
occasioni (84). Le fortezze furono poi riparate nel 1702 mercé
la cura del cardinal Francesco Giudice, allora viceré,
il quale volle qui fermarsi tutto il mese di novembre di quell'anno".
(pagg. 90-93)
Augusta (ab. 6.173; morti 2.300)
Città demaniale. Tutte le fonti sono concordi nel riportare
il numero degli abitanti e quello delle vittime. (pag. 119)