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| PARLA
L'EX PRETORE ANTONINO CONDORELLI |
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Ad Augusta lo stesso incubo:
c'erano bimbi senza orecchie |

Da Brescia
«C'è un'immagine che
non scorderò mai: un neonato di Augusta, la mamma
china sulla sua culla... Era privo di orecchie. La sensazione
era che ci fosse una relazione tra malformazioni e veleni.
Ed emerse un altro dato: vent'anni dopo l'avvento della
petrolchimica la curva delle neoplasie schizzava in alto».
Accadeva nel Siracusano ventiquattro anni fa e il ricordo
indelebile è stampato nella mente di Nino Condorelli,
all'epoca pretore d'assalto, oggi pm alla procura generale
di Brescia.
A riportare alla ribalta il tragico caso è l'inchiesta
«Mare rosso» culminata negli arresti effettuati
l'altro ieri dalla procura di Siracusa. L'inquinamento
provocato dal petrolchimico dell'Enichem di Priolo, al
centro delle indagini, sembra essere responsabile delle
malformazioni congenite riscontrate su mille bambini nati
tra il 1991 e il 2000 nel triangolo industriale Augusta-Priolo-Melilli.
Oggi come ieri. Era il 1979, dalla rada di Augusta, davanti
alla raffineria della Esso, si levava un tanfo nauseabondo.
Condorelli, catanese, non perse tempo: ottenuti i risultati
delle analisi su acqua e pesci sigillò gli scarichi
a mare dell'impianto petrolifero. «Scaricavano dalla
linea clorosoda (la stessa messa ora sotto accusa negli
impianti dell'Enichem di Priolo, ndr) mercurio a mare
- ricorda il pm -. Provo l'orgoglio di appartenere a una
magistratura che, con il controllo di legittimità,
tutela anche il bene salute. Ho fatto da apripista. Subito
dopo fu approvata la Merli-bis».
(Avvenire, 18.01.2003)
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| UN
DRAMMA CHE «AVVENIRE» DENUNCIO' DIECI ANNI
FA' |
L'alto tasso di malformazioni dei
bambini, nati nel triangolo industriale Augusta-Priolo-Melilli
tra il '91 e il 2000, era noto da tempo. Come la crescita
esponenziale dei decessi per tumore. Lo avevano denunciato
medici, magistrati e sindacalisti, e anche il nostro giornale,
nel corso di un'inchiesta svolta nel 1993. Fu il consigliere
comunale Franco Giacinto, eletto col sostegno del movimento
«Augusta vuole vivere», a svelare al cronista
di «Avvenire» quanto stava accadendo nel polo
siciliano dell'industria petrolchimica. Aveva addirittura
parlato di incombente «rischio chimico» per
l'intera area su cui «si trovano - sottolineò
- stoccaggi fissi di ammoniaca e cloro» e dove «si
producono concimi chimici, olii minerali e detersivi».
Fornì anche allarmanti dati. «I bambini nati
con malformazioni sono il 24/25 per mille, quando la media
siciliana è intorno al 12 - rivelò -; ad
Augusta, nel 1988, i decessi per tumore sono stati il
29,9 per cento, a Priolo il 33, mentre la media nazionale
è del 17 per c ento». Come se non bastasse,
oltre alle emergenze salute e ambiente, c'era anche Cosa
nostra. «La mafia attecchisce dove ci sono grossi
interessi - spiegò don Palmito Prisutto, parroco
di Brucoli -. In una zona come la nostra, dove c'è
una realtà industriale che frutta 30mila miliardi
di lire all'anno, è impossibile pensare che la
mafia non ci sia».
(Avvenire, 17.01.2003)
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AVVENIRE INTERVISTA
DON PALMIRO
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