| Venti
chilometri continui di industrie dove si maneggiano
ammoniaca, acido solforico, benzene e altri veleni.
Per quasi cinquant’anni nessuno ha voluto
indagare per accertare il rapporto tra malattie
e fumi tossici. «E adeguare gli impianti
sarebbe costato troppo» |

Dal Nostro Inviato
Ad Augusta (Siracusa)
Giovanni Ruggiero
Le ciminiere che sputano fumi e fiamme,
soprattutto di notte, quando un acre odore di cipolle
marcie copre il profumo degli aranci, significano malformazioni
e tumori. Sono i "mali oscuri" del triangolo
petrolchimico Priolo-Augusta-Melilli: 20 chilometri continui
di industrie, dove si maneggiano benzene, ammoniaca, acido
solforico e cento altri veleni che vanno in cielo per
poi ricadere sulla testa della gente. Il male, minaccioso
e terribile, resta oscuro perchè per almeno 50
anni nessuno ha mai voluto indagare su di esso e cercare
il rapporto causa-effetto tra i fumi di questi campanili
e i bambini malati (per la devastante sindrome di Goldemahr,
ad esempio) o gli uomini morti per tumori ai polmoni.
Con mille difficoltà, chi ha cominciato a muoversi,
come il prete di Brucali, padre Palmiro Prisutto, o l'ex
primario di pediatria dell'ospedale Muscatello, Giacinto
Franco, mette insieme i dati di questa oscura minaccia,
tanto da dimostrare che le curve dello sviluppo industriale
e quello dei morti, dagli anni '50 in poi, cominciano
a camminare come binari. La minaccia non ha volto e si
muove senza far rumore. Emana soltanto un intenso fetore
che, di notte, quando le ciminiere smaltiscono a pieno
regime i rifiuti, fa venir meno il respiro. Questo triangolo
è uno dei più grandi poli petrolchimici
d'Europa. Come sia sorto è già un mistero,
perché si sviluppò in una zona archeologica,
dichiarata S9 (cioè altamente sismica) e, per giunta,
a ridosso delle case. Cominciò la Esso, poi venne
la Montedison, adesso Enichem incriminata; aggiungeteci
l'Isab Priolo e l'Isab Energy del gruppo Erg, poi la Sassol
(ex Liquid Chimica), e, se non bastasse, si può
mettere nel mazzo l'inceneritore di Punta Cugno: si ha
così un'idea abbastanza esatta dell'aria che si
respira qui. Diecimila persone addette a tutto questo
(negli anni d'oro e d'ammoniaca), con un numero di morti
direttamente proporzionale. Il male è oscuro perché
non fa rumore, e si è voluto non fare scandali
in tutti questi anni. Troppi interessi economici e politici
per concedersi il lusso di alzare la voce. Francesco Ruggero,
consigliere comunale di Augusta, che da anni si occupa
del problema, se lo spiega così: «Adeguare
queste industrie agli standard europei, probabilmente
avrebbe comportato ristrutturazioni troppo onerose. Poi
si è aggiunto l'interesse politico nella distribuzione
dei posti di lavoro. Fino al 2001, per dieci nuovi posti,
quattro andavano ai politici, quattro ai sindacati e altri
due all'azienda stessa che assumeva. Lo Stato adesso deve
bonificare il territorio e riconvertire l'economia».
Giacinto Franco, primario fino a tre anni fa («rompevo
troppo le scatole per non essere messo in pensione anticipata»),
è testimone di questa battaglia di piccoli uomini
coraggiosi che affrontano a mani nude il drago che sputa
benzene. Nel 1980 nascono i primi bambini malformi, ma
è un caso di sindrome di Goldemahr a far scattare
l'allarme. Quasi sconosciuta, solo alcuni scienziati americani
avevano dimostrato che è dovuta a intossicazione
da mercurio nelle gestanti. Poi le malformazioni dell'apparato
urogenitale, quelle muscolo-scheletriche e le cardiopatie
cominciano a moltiplicarsi. «Informai l'allora pretore
Nino Condorelli - ricorda il medico - e lo convinsi a
monitorare il fenomeno. Scoprimmo che dal 1950 al 1980
i tumori negli uomini rappresentavano il 35% delle cause
di morte, superando le malattie cardiovascolari. Nel 1981
i primi rinvii a giudizio contro vari assessorati alla
Sanità». Coincidenza volle che il pretore
Condorelli venisse promosso e assegnato a Verona. Coincidenza
volle che su questo "male oscuro" cadesse un
sipario. E ci sono voluti altri anni di battaglia per
far nascere un "registro siciliano dei tumori".
Dal 1990 è diretto dal professore Salvatore Meli.
Per quanto riguarda le malformazioni, si passa dall'1,5%
del 1980 al 2,5 del 1990 e al 5,6 del 2000. In fondo,
non si è mai visto un "male oscuro" più
chiaro di così.
Giovanni Ruggiero (Avvenire, 19.01.2003)
