PAROLE DI PRISUTTO

RASSEGNA STAMPA

legambiente


DON PALMIRO FU TRA I PRIMI A DENUNCIARE ABUSI E DISASTRO

«La mia voce nel deserto»


Da Brucoli (Augusta)
Giuseppe Vecchio

Don Palmiro Prisutto non è sorpreso dei clamorosi risultati dell'inchiesta. Denuncia da anni i gravissimi danni ambientali provocati dal polo petrolchimico siracusano e, soprattutto, come le leggi del profitto abbiano prevalso su quelle del rispetto per la salute dell'uomo e dell'ambiente. «Ma sono come uno che grida nel deserto», afferma parafrasando il Vangelo e non si dà pace.
Don Palmiro, 42 anni, regge da una decina d'anni l'unica parrocchia di Brucoli, quasi duemila anime d'inverno e qualche decina di migliaia d'estate. E dal 1986 combatte le sue battaglie per il rispetto della dignità umana e per la vivibilità nel triangolo industriale Melilli-Priolo-Augusta.
«Nel maggio del 1985 - ricorda - quando si verificò la tremenda esplosione all'Icam, ci fu la prova generale della catastrofe possibile: si sperimentò cosa significa non avere vie di fuga; nel '90 ci fu il terremoto e i gravissimi pericoli si riproposero».
Cosa ha fatto, in particolare?
«Ho gridato in tutti i modi e anche per chi non ha voce; ma ho trovato autentici muri di gomma, soprattutto a livello istituzionale. Ho presentato denunce, una dietro l'altra, alla Procura, alla Protezione civile, al ministero della Sanità su tutti gli aspetti negativi relativi alla vivibilità locale».
E non è mai stato ascoltato?
«Devo riconoscere che qualcosa si è mosso, ma non a sufficienza e non con la determinazione necessaria».
Ma cos'è che impedisce la tutela ambientale?
Don Palmiro, con amarezza, risponde lapidario: «Ci troviamo in una zona dove la tutela della vita vale meno del profitto».
La gente che fa?
«La gente è sottoposta al ricatto occupazionale e arriva a decidere che è meglio morire di cancro piuttosto che di fame».
Cosa si può fare?
«Non ci sono alternative perché tutte sono state distrutte; l'economia siracusana è ormai irreversibilmente basata sull'industria. Però a Ragusa, dove è stata operata, invece, la scelta dell'agricoltura, la gente è più ricca. Ma anche nella zona iblea potrebbero sorgere problemi ambientali e di salute, per via dell'eccessivo uso di pesticidi».
Ma lei si arrenderà?
«Mai. Ma sono costretto a cambiare strategia. Visto che le mie battaglie sono state, negli anni, censurate a vari livelli e che l'informazione sulle mie denunce veniva "pilotata": una sera, ho inviato e-mail a undici indirizzi diversi di rubriche "sociali" della tv, rispose solo "Ambiente Italia" e tutto si esaurì con un collegamento di un minuto, da scuola. Intanto ho aperto un sito internet, sul quale continuerò le mie battaglie e che invito a visitare: www.terremotodeisilenzi.it».
Giuseppe Vecchio (Avvenire, 17.01.2003)

AUGUSTA, VIETATO NASCERE SANI