17 gennaio 2003
Il mercurio dell’Enichem nelle acque di Augusta:
una sorpresa?
No! Una conferma. (chissà cosa si potrebbe trovare
al largo del porto di Augusta, o al centro dell’Adriatico
o nel golfo della Sirte)
I malformati di Augusta: una sorpresa?
No! Lo si sapeva dal 1980. (purtroppo l’“archiviazione”
toglierà dall’inchiesta i bambini malformati
nati tra il 1980 ed il 1990).
L’altissima percentuale di morti per cancro: una
sorpresa?
Lo si era scoperto già da tempo. (ma continuano
ancora i viaggi della speranza).
Un territorio disseminato di discariche più o meno
autorizzate o censite: una sorpresa?
Non di certo. (i fanghi di pirite hanno ricolmato
grandi aree in pieno centro urbano ad Augusta).
I pozzi d’acqua di Priolo che erogano petrolio e
derivati nel famoso “triangolo maledetto”:
una sorpresa?
Un segnale più che allarmante per le prossime generazioni.
(il processo di inquinamento e di “salinizzazione”
della falda è un processo irreversibile)
La sentenza assolutoria dell’incidente ICAM? Una
sorpresa?
Ha precorso di qualche anno quella assolutoria di Marghera.
Le morie di pesci nella rada di Augusta? Un fatto isolato?
Una sorpresa?
No! (almeno quei poveri pesci hanno avuto un po’
di attenzione dai media, ma il “silenzioso genocidio”
di Augusta forse non avrà mai un processo: perché
l’unico colpevole è “il progresso”
a cui bisogna pagare un “prezzo”, non importa
quale).
La sorpresa vera può essere un’altra: l’intervento,
purtroppo tardivo, della Magistratura.
Fu sorprendente a metà degli anni ’80 la
promozione di un Magistrato da Augusta: forse aveva rotto
troppo le scat…, pardon, …i …“fusti”.
Come anche è stato sorprendente il silenzio di
gran parte della classe medica locale, provinciale, regionale
e nazionale.
Sono una vera continua sorpresa il silenzio istituzionale
sui rischi di Augusta e sul triangolo maledetto; (io tutti
i giorni vedo sorvolare le coste di Augusta da elicotteri
della Marina, della Guardia Costiera, della Guardia di
Finanza; vedo solcare le acque costiere di Augusta da
motovedette di tutte le forze dell’ordine: non è
sorprendente che quella famosa macchia rossa - che ha
fatto scattare l’inchiesta e gli arresti del 16
gennaio u. s. fu “scoperta” dai cittadini
e non dalle autorità precedentemente elencate?)
Chissà come, invece le motovedette “scoprivano”
il mio piccolo palloncino rosso da sub mentre pescavo.
Sono una sorpresa le evidenti alterazioni delle condizioni
climatiche sulla zona a nord di Siracusa?
A me, a scuola, fu insegnato che il vapore acqueo si innalza
nell’atmosfera, poi si condensa e forma le nubi,
quindi si produce la pioggia. (Chissà perché
le nubi di quelle colonne di “vapore” acqueo
(?) che si innalzano quotidianamente dal petrolchimico
allontanano, invece, la pioggia?) - mi ricordo alcuni
anni fa una strana nevicata a livello del mare con temperatura
di ben sette gradi sopra lo zero!
Di sorpresa in sorpresa:
i giovani d’oggi, forse incuriositi da tante altre
problematiche, non sanno che il processo di industrializzazione
ha modificato le carte geografiche ed amministrative della
zona a nord di Siracusa.
Per molti giovani, Marina di Melilli, è una stazione
balneare … quasi tropicale … all’ombra
delle ciminiere! Nonostante fosse già scattato
l’allarme “nero” un intero paese sul
mare (come e quanto Brucoli) tra il 1978 e il 1980 venne
evacuato e raso al suolo per fare spazio all’ennesima
raffineria.
Eppure la celebre “direttiva Seveso” esisteva:
non si possono installare impianti nocivi alla salute
in prossimità dei centri abitati!!!
Invece, in quegli anni, in Sicilia, con il plauso dei
sindacati e dei politici, si ricorse alla …“direttiva
Marina di Melilli”: la presenza umana in questo
territorio non è compatibile con lo “sviluppo”,
quindi sloggiate, (per fortuna con l’assegno per
riacquistare una casa nuova un po’ … più
in là.
E mentre, il Prof. Centineo dell’Università
di Catania, come risultato di una sua perizia “invitava”
a ridurre le emissioni si aggiunsero altre ciminiere (i
matematici delle aziende forse facevano così i
loro calcoli: 1x1x1x1x1x1x1x1x1x1x1x1= 1 anziché
1+1+1+1+1+1+1+1+1+1+1+1= 12; operazioni matematiche in
cui 1 equivale a 1 stabilimento. Sono 12 le industrie
a rischio nel Siracusano.
Purtroppo, io non sono bravo in matematica, ad Augusta
e dintorni, l’equazione “più ciminiere
più posti di lavoro” non si è rivelata
esatta, come pure risulta errata l’equazione “più
lavoro più benessere”. Ma un’altra
equazione, nel “triangolo della morte” (come
ormai da tempo si definisce da più parti il triangolo
Augusta-Priolo-Melilli) finora è rimasta senza
soluzione: “inquinamento uguale cancro?”.
“Mancano i dati per fare i raffronti!” affermano
i tecnici, ma in 20 anni (gli ultimi trascorsi) non era
possibile raccoglierli? Solo per l’ostinazione di
un medico recentemente “mandato in pensione”,
i cui dati raccolti (raccolti pur tra diffidenze, intimidazioni,
derisioni) sono finiti nelle mani di un procuratore della
repubblica a Siracusa, hanno fatto aprire un’inchiesta.
Ma questi dati fanno paura, almeno ad alcuni. “Quel
medico fa allarmismo”, replicano, in coro sindacati,
politici, amministratori, perfino gli stessi operai, schiacciati
dal ricatto occupazionale, rassegnati ad immolarsi sull’altare
del progresso.
E i medici? Perchè non ne parlano? O perché
non smentiscono i dati se non sono veritieri?
Incapaci, ormai di guardare oltre l’orizzonte dei
fumi delle ciminiere, molti dei nostri giovani, figli
degli operai “rimasti” al petrolchimico, dicono:
“Meglio morire di cancro che di fame”.
Questa mentalità denota ormai la sconfitta dell’uomo,
di quell’uomo che ha perso anche la speranza.
Se dovesse rivelarsi fondata l’accusa del procuratore
di Siracusa “hanno agito nel totale disprezzo della
vita” la “sorpresa” sarebbe veramente
grande, mostruosa.
Ma ancora più mostruoso il silenzio di chi, con
il silenzio sul caso Augusta (e dintorni) ha economicamente
profittato sulla vita di intere popolazioni: dalle Aziende
allo Stato.
Quale futuro? Non ci vuole molto a fare previsioni. Il
petrolchimico sarà progressivamente ridotto fino
alla totale chiusura. Non sappiamo quando, … ma
è sicuro.
Se oggi la vertenza Augusta, Priolo, Melilli, vedesse
coinvolte le popolazioni e la “forza lavoro”
ancora consistente, sindacati, politici e amministratori
meno miopi, sul futuro potremmo avere speranza. Ma quando
il petrolchimico avrà solo qualche centinaio di
occupati la battaglia sarà inutile, anzi perduta.
Allora stringeremmo in pugno …soltanto un po’
di fumo e per di più pieno …di veleni.
Palmiro Prisutto