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IL TRIANGOLO INDUSTRIALE AUGUSTA - PRIOLO - MELILLI AVVELENATO DALL'ENICHEM

Quei bimbi malformati: nell'area percentuale 3 volte superiore alla media nazionale

L'attenzione sulle malformazioni neonatali è nata in seguito alle segnalazioni di un medico del presidio ospedaliero di Augusta, Giacinto Franco. Dopo la segnalazione l'Osservatorio epidemiologico regionale istituì una commissione di studio, costituita dal professor Salvatore Sciacca, da Anselmo Madeddu del Registro Territoriale di Patologia e da Sebastiano Bianca dell'Ismac. Lo studio esitato nell'aprile del 2001, mise in evidenza una elevata incidenza di malformazioni congenite nell'area di Augusta, Priolo e Melilli. In particolare vennero evidenziati significativi scostamenti in eccesso a carico dei difetti del setto interventricolare e delle ipospadie (cioè il mancato sviluppo dell'organo genitale nel bambino). Questi dati furono definiti interessanti dagli esperti del Rtp e Ismac anche alla luce di recenti studi dei ricercatori inglesi che hanno ipotizzato una correlazione tra questi tipi di malformazioni congenite e la presenza di fattori di rischio di origine ambientale.
Nel luglio del 2001 la stessa équipe del Rtp ha presentato ufficialmente i risultati di un Atlante, questa volta riguardante i dati di mortalità che hanno finito per confermare i dati già emersi riguardo all'incidenza delle malformazioni. Più in particolare nella provincia di Siracusa è stato osservato un tasso di mortalità di 8,5 casi per centomila abitanti nel Distretto di Augusta a fronte dei 3,3 casi della media nazionale. Alle stesse conclusioni era giunto lo studio sull'incidenza in base al quale era stato osservato un tasso di 3,3 casi di malformati su cento nati ad Augusta, a fronte della media nazionale di due casi.
Destò particolare interesse il dato di Canicattini Bagni, dove nel quinquennio '95/99 fu osservato un tasso superiore ai 6 casi di bambini malformati su cento nati. L'allarme suscitato da questi dati ha spinto la Procura di Siracusa, diretta da Roberto Campisi, ad avviare una indagine che è tuttora in corso e i cui risultati si annunciano clamorosi.
Secondo i dati della letteratura scientifica i fattori di rischio legati all'insorgenza di malformazioni congenite sono soprattutto le cause di natura genetica, le infezioni contratte in gravidanza, alcune malattie materne come il diabete insulino dipendente, ma anche alcune abitudini di vita come fumo e alcol in gravidanza, agenti teratogeni, cioè esposizione a radiazione ionizzanti e a fattori chimici. Tra quest'ultimi sono annoverati parecchi metalli e sostanze liberate nei processi produttivi dell'industria petrolchimica, in particolare il mercurio.
Laura Valvo (La Sicilia, 17.01.2003)


ŤAgivano in disprezzo della vitať
Un intervento appassionato che ha colpito per i toni e per le parole, durissime, che hanno lasciato il segno.
Il capo della Procura di Siracusa, Roberto Campisi, nel corso della conferenza stampa dedicata agli arresti dei vertici dell'azienda petrolchimica di Enichem, non ha lesinato critiche nei confronti di chi ha agito per tanto tempo non rispettando l'ambiente, anzi inquinandolo in maniera sistematica, pensando chissà come di rimanere impunito. Finalmente si è riusciti ad inchiodare qualcuno alle proprie responsabilità.
Avviata nel settembre del 2001 in seguito all'allarmante fenomeno del «mare colorato di rosso», fenomeno che si registrò davanti lo stabilimento Enichem, l'inchiesta, ha precisato Roberto Campisi, si è avvalsa delle intercettazioni grazie alla modifica della normativa di legge che permette adesso, per i reati contro l'ambiente, di disporre delle registrazioni telefoniche ed ambientali.
E' stata una indagine difficile, complessa, lunga, che ha richiesto molti sacrifici, ha sottolineato il capo della Procura. Una indagine che per più di un anno ha tenuto impegnato il giovane magistrato di Priolo, Maurizio Musco, che ha particolarmente a cuore i problemi della sua città oltre naturalmente a quelli di tutto il territorio siracusano. Una inchiesta che è stata seguita scrupolosamente, momento per momento da Campisi consapevole che in tema ambientale Siracusa ha già pagato un prezzo troppo alto.
Nella conferenza stampa il procuratore della Repubblica ha voluto evidenziare come, il pubblico ministero Musco, considerata la delicatezza dell'inchiesta per oltre un anno si è dovuto dedicare prevalentemente ad accertare gli illeciti che sistematicamente avvenivano in seno all'Azienda Enichem di Priolo. Un plauso è andato anche alla Guardia di finanza che ha condotto parallelamente le verifiche sulla condotta dei dirigenti dell'Azienda.
«Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali emerge la disinvoltura e il sostanziale disprezzo per il valore dell'ambiente e dunque della stessa vita umana. Da questa indagine – ha commentato Roberto Campisi – è emerso che l'attività di impresa era fortemente connotata da una volontà di riduzione dei costi, sia a livello alto sia in quello intermedio dell'azienda».
Campisi ha inoltre parlato dell'esistenza di un quadro probatorio impressionante da un punto di vista processuale ma anche dal punto di vista umano.
«Di fronte a tutto ciò, di fronte al pericolo per la pubblica incolumità – ha detto Campisi – abbiamo pensato che era doveroso procedere all'arresto degli indagati, anche se si trattava di persone incensurate».
Il clamoroso risultato dell'inchiesta diretta dalla Procura siracusana è un'azione che non ha precedenti ed è collegata ad altre inchieste che sono in corso e riguardano in particolare l'inquinamento di falde acquifere, malformazioni neonatali e incremento di patologie tumorali».
Il procuratore si è soffermato anche sull'impressionante quantità di mercurio la cui presenza è stata riscontrata durante le analisi chimiche. Una percentuale ventimila volte superiore rispetto a quella consentita dalla legge. Risultati impressionanti insomma che includono anche le modifiche genetiche ad organismi marini denominati policheti, a causa dell'inquinamento.
Per l'inchiesta su Enichem Priolo, ha voluto inoltre sottolineare il procuratore Campisi, c'è stato bisogno della collaborazione di tante persone, compresi i docenti universitari incaricati delle perizie.
«Senza alcuna retorica – ha concluso Roberto Campisi – devo ringraziare tutti coloro che hanno consentito questo risultato. Ciò che conta alla fine è che abbiamo reso un Sporto importante per i cittadini. Da questo momento le industrie dovranno pensarci cento volte prima di inquinare l'ambiente».
Quel che è certo, al di là delle responsabilità degli indagati che vanno accertate, è che l'impegno della Procura ha finalmente rotto quel silenzio ipocrita che per tanti anni si è servito di complicità invisibili.
Laura Valvo (La Sicilia, 17.01.2003)

ARRESTI ALL'ENICHEM PRIOLO