
Un
intervento appassionato che ha colpito per i toni e per
le parole, durissime, che hanno lasciato il segno.
Il capo della Procura di Siracusa, Roberto Campisi, nel
corso della conferenza stampa dedicata agli arresti dei
vertici dell'azienda petrolchimica di Enichem, non ha lesinato
critiche nei confronti di chi ha agito per tanto tempo non
rispettando l'ambiente, anzi inquinandolo in maniera sistematica,
pensando chissà come di rimanere impunito. Finalmente
si è riusciti ad inchiodare qualcuno alle proprie
responsabilità.
Avviata nel settembre del 2001 in seguito all'allarmante
fenomeno del «mare colorato di rosso», fenomeno
che si registrò davanti lo stabilimento Enichem,
l'inchiesta, ha precisato Roberto Campisi, si è avvalsa
delle intercettazioni grazie alla modifica della normativa
di legge che permette adesso, per i reati contro l'ambiente,
di disporre delle registrazioni telefoniche ed ambientali.
E' stata una indagine difficile, complessa, lunga, che ha
richiesto molti sacrifici, ha sottolineato il capo della
Procura. Una indagine che per più di un anno ha tenuto
impegnato il giovane magistrato di Priolo, Maurizio Musco,
che ha particolarmente a cuore i problemi della sua città
oltre naturalmente a quelli di tutto il territorio siracusano.
Una inchiesta che è stata seguita scrupolosamente,
momento per momento da Campisi consapevole che in tema ambientale
Siracusa ha già pagato un prezzo troppo alto.
Nella conferenza stampa il procuratore della Repubblica
ha voluto evidenziare come, il pubblico ministero Musco,
considerata la delicatezza dell'inchiesta per oltre un anno
si è dovuto dedicare prevalentemente ad accertare
gli illeciti che sistematicamente avvenivano in seno all'Azienda
Enichem di Priolo. Un plauso è andato anche alla
Guardia di finanza che ha condotto parallelamente le verifiche
sulla condotta dei dirigenti dell'Azienda.
«Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali emerge
la disinvoltura e il sostanziale disprezzo per il valore
dell'ambiente e dunque della stessa vita umana. Da questa
indagine – ha commentato Roberto Campisi – è
emerso che l'attività di impresa era fortemente connotata
da una volontà di riduzione dei costi, sia a livello
alto sia in quello intermedio dell'azienda».
Campisi ha inoltre parlato dell'esistenza di un quadro probatorio
impressionante da un punto di vista processuale ma anche
dal punto di vista umano.
«Di fronte a tutto ciò, di fronte al pericolo
per la pubblica incolumità – ha detto Campisi
– abbiamo pensato che era doveroso procedere all'arresto
degli indagati, anche se si trattava di persone incensurate».
Il clamoroso risultato dell'inchiesta diretta dalla Procura
siracusana è un'azione che non ha precedenti ed è
collegata ad altre inchieste che sono in corso e riguardano
in particolare l'inquinamento di falde acquifere, malformazioni
neonatali e incremento di patologie tumorali».
Il procuratore si è soffermato anche sull'impressionante
quantità di mercurio la cui presenza è stata
riscontrata durante le analisi chimiche. Una percentuale
ventimila volte superiore rispetto a quella consentita dalla
legge. Risultati impressionanti insomma che includono anche
le modifiche genetiche ad organismi marini denominati policheti,
a causa dell'inquinamento.
Per l'inchiesta su Enichem Priolo, ha voluto inoltre sottolineare
il procuratore Campisi, c'è stato bisogno della collaborazione
di tante persone, compresi i docenti universitari incaricati
delle perizie.
«Senza alcuna retorica – ha concluso Roberto
Campisi – devo ringraziare tutti coloro che hanno
consentito questo risultato. Ciò che conta alla fine
è che abbiamo reso un Sporto importante per i cittadini.
Da questo momento le industrie dovranno pensarci cento volte
prima di inquinare l'ambiente».
Quel che è certo, al di là delle responsabilità
degli indagati che vanno accertate, è che l'impegno
della Procura ha finalmente rotto quel silenzio ipocrita
che per tanti anni si è servito di complicità
invisibili.
Laura Valvo (La Sicilia, 17.01.2003)