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IL TRIANGOLO INDUSTRIALE AUGUSTA - PRIOLO - MELILLI AVVELENATO DALL'ENICHEM

Arrestati 17 dirigenti Enichem e un funzionario della Provincia per illegale smaltimento dei rifiuti tossici

Se quel 10 settembre dello scorso anno non si fosse verificato il guasto alla condotta dello stabilimento Enichem di Priolo, che determinò il riversamento nelle circostanti acque marine di un considerevole quantitativo di mercurio, difficilmente sarebbe venuta a galla la criminale attività ideata e posta in essere dai dirigenti dello stabilimento petrolchimico, con la complicità di un funzionario della Provincia regionale di Siracusa. Quella fuoriuscita di mercurio aveva provocato la morìa dei pesci e tinto di rosso il mare, determinando la vivace protesta e l'allarme dei pescatori e di moltissimi cittadini di Priolo, che, dopo l'inconsueto fenomeno, avevano tempestato di telefonate i centralini del commissariato di Polizia di Stato e dei Carabinieri. Così sono iniziate le indagini, coordinate dal pubblico ministero Maurizio Musco, peraltro residente a Priolo e molto sensibile ai problemi dell'inquinamento ambientale, provocato dalle industrie che assediano il comune e i centri abitati di Melilli e Augusta.
Recatosi personalmente sul luogo del disastro marino, il magistrato traeva il convincimento che all'Enichem venissero «trattati» rifiuti fortemente nocivi per la salute pubblica e, una volta fatto rientro nell'ufficio, convocava sia i militari della Guardia di Finanza, sia gli uomini del Nictas sia un poliziotto del commissariato di Priolo, suo uomo di fiducia, ai quali confidava i propri sospetti e assegnava l'incarico di indagare a tutto campo. Mano a mano che gli investigatori effettuavano ispezioni e accurati controlli saltavano fuori dall'Enichem di Priolo indizi che confermavano i sospetti del giovane magistrato della Procura, che, a quel punto, iniziava a chiedere i primi provvedimenti cautelari, a partire dai sequestri degli impianti che venivano utilizzati per la «lavorazione» dei rifiuti tossici. E, contestualmente, i nomi dei dirigenti industriali e dei quadri tecnici dello stabilimento di Priolo finivano sul registro degli indagati, anche se per delle ipotesi delittuose non particolarmente gravi.
La svolta alle indagini l'ha fornita la consulenza commissionata dal procuratore capo Roberto Campisi sulle malformazioni dei bambini messi al modo da donne che risiedono a Melilli, Augusta, Priolo e Siracusa. Quella consulenza medico-legale, il cui contenuto è mantenuto top secret per ordine del giudice per le indagini preliminari, avrebbe confermato la modificazione genetica per inquinamento ambientale, marino e dell'aria. Il mercurio sarebbe una delle cause primarie di quelle accertate modificazioni genetiche. Per questo «verdetto» dei consulenti, condiviso peraltro da esperti di fama nazionale, i magistrati della Procura hanno deciso di porre fine alla criminale attività dei dirigenti dell'Enichem di Priolo, chiedendo nei loro confronti le misure coercitive.
Ieri mattina, alle 5 in punto, i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza sono entrati in azione ed hanno notificato ai destinatari i provvedimenti coercitivi. Composta la reazione del vertice nazionale della società al centro dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Siracusa.
Enichem e Polimeri Europa, infatti, di fronte ai provvedimenti di custodia cautelare di dipendenti dello stabilimento di Priolo, emanati dalla Procura della Repubblica di Siracusa, «prendono atto della gravità delle contestazioni ed auspicano che sull'intera vicenda le autorità inquirenti facciano piena luce al più presto. Le società precisano peraltro che, per quanto risulta ad oggi, le strutture operative dello stabilimento hanno sempre agito nel rispetto della legge». Da domani il Gip darà il via agli interrogatori degli otto indagati in carcere.
Pino Guastella (La Sicilia, 17.01.2003)


Il sottosuolo del triangolo industriale Priolo-Augusta-Melilli è una vera e propria «bomba ecologica» che sta iniziando ad esplodere con tutte le sue conseguenze. Dalle grandi discariche, autorizzate ed abusive, di rifiuti pericolosi, che si trovano disseminate nel raggio di pochi chilomteri del territorio melillese, ai greti di fiumi trasformati in pattumiera: c'è di tutto in questo lembo di terra, i cui effetti della disertificazione sono già evidenti. E' bastato, come è succeso di recente, che la magistratura ordinasse di scavare in una determinata area di un terreno ubicato nei pressi del fiumiciattolo Mulinello, perché venissero alla luce oli esausti, catrame, bitume, scarti pesanti della lavorazione del greggio, insomma, una specie di «melma industriale» di cui è imbottito il sottosuolo. Per quanto riguarda il caso dell'«acqua al benzene» sono in corso accertamenti degli esperti nominati dalla Procura di Siracusa.
Infatti, si sospetta che il fenomeno della contaminazione da idrocarburi, oltre che nei pozzi d'acqua situati nel territorio industriale, si possa essere esteso anche in quelli che riforniscono l'acquedotto del Comune di Priolo.
Un'indagine molto complessa, questa dell'«acqua al benzene», il cui fenomeno, ora, grazie anche agli interventi di bonifica è in fase di risoluzione.

L'area di Priolo è, per la sua lunga storia di inquinamento, uno dei 50 siti nazionali inseriti nel Piano nazionale delle bonifiche che il Ministero dell'Ambiente sta portando avanti. Per la bonifica di Priolo il Ministero ha stanziato circa 23 milioni di euro. In sede di Conferenza dei Sport, dopo gli arresti avvenuti ieri per smaltimento illegale dei rifiuti, si cercherà anche di individuare altre aree in cui possono essere finiti questi rifiuti e verrà fatto il punto sugli interventi di messa in sicurezza e d emergenza necessari per il sito Enichem.
Il mercurio, 20 mila volte superiore ai limiti di legge, trovato nell'acqua di mare di fronte allo stabilimento chimico, informa il ministero, viene dalla produzione clorosoda fatta ancora con cellule al mercurio.

LE REAZIONI

La Regione: «CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE». Nel processo ai dirigenti dell'Enichem arrestati «il governo della Regione ha adesso il dovere di costituirsi parte civile, chiedendo il massimo rigore di legge». L'ha detto l'assessore regionale ai beni culturali e ambientali, Fabio Granata, secondo il quale «i fatti contestati sono di gravità straordinaria. Se accertati processualmente essi meritano il massimo rigore, poichè ancora una volta in nome di interessi economici si mortifica e si ignora il diritto alla salute dei siciliani».
GREENPEACE: «L'ITALIA È UN FAR WEST». La «drammatica situazione ambientale e sanitaria del complesso di Gela-Priolo è purtroppo nota da tempo ed i livelli di malformazioni neonatali riscontrati sono allarmanti». A sostenerlo è Greenpeace dopo l'arresto dei vertici dell'Enichem di Priolo. Secondo l'associzione ambientalista «è ora che le aziende si assumano le loro responsabilità: in Italia viviamo ancora in un far west, dove gli unici investimenti delle aziende sono in campagne pubblicitarie, mentre si continua ad avvelenare le persone e l'ambiente».
VERDI: «SERVE INCHIESTA A TAPPETO». «E' indispensabile un'inchiesta approfondita e diffusa sulle modalità di gestione delle aziende petrolchimiche - ha detto Marco Lion, capogruppo dei Verdi in commissione Ambiente. I Verdi inoltre hanno dato mandato ai propri legali di valutare la possibilità di costituirsi parte civile nella vicenda Enichem di Priolo».
LEGAMBIENTE: «GRAVE ATTENTATO A SALUTE». «Le indagini compiute dalla Procura e dalla Guardia di Finanza di Siracusa - afferma il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante- svelano uno scenario inquietante: siamo di fronte ad un grave attentato alla salute e all'ambiente. Legambiente si costituirà parte civile nel processo».
WWF: «TROPPO SUPERFICIALITÀ DALL'ENICHEM». «Da anni la chimica italiana è fonte di morti e di ferite al territorio ed è stata gestita sia dai singoli dirigenti sia dal Gruppo Enichem con troppa superficialità». Nessuna sorpresa per il WWF sul caso Priolo ma - dice l'associzione - «un grande merito va alla magistratura di Siracusa e alla Gdf per aver avviato quello che potrebbe diventare il secondo grande processo alla chimica italiana dopo quello di Porto Marghera»

I BAMBINI MALFORMATI