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26 GENNAIO 2005
TSUNAMI UN MESE DOPO
IL
CATALOGO DEI MAREMOTI ITALIANI
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26
dicembre 2004: chi non conosce oggi questa data?
Le nazioni che si affacciano sull'Oceano Indiano, hanno sperimentato
prima un terremoto di magnitudo 9, poi un altro fenomeno in
cui la natura manifesta la sua forza devastante, ma non preso
quasi mai in seria considerazione: il maremoto.
175.000 morti in pochi istanti. Bilancio destinato, purtroppo,
ancora, a crescere
Poi, poche ore dopo, le tragiche immagini in video e audio del
disastro cominciano a fare il giro del mondo, facendoci assistere
in poltrona, come ad una "diretta TV", alla catastrofe.
Forse è la prima volta che abbiamo visto una tragedia
nel suo svolgersi prima, durante e dopo.
Tantissimo orrore, ma anche una grande gara di solidarietà,
spontanea, sorprendente. Non è stato sempre così
in occasione di altre calamità o catastrofi che periodicamente
hanno colpito l'Asia o altri continenti poveri: (i recenti tifoni
delle Filippine, le periodiche alluvioni in Bangla Desh, ecc.,
i terremoti in Turchia, Iran, India, ecc.).
Non per essere polemico (ma si sarebbe parlato tanto di questo
"tsunami" se non ci fossero stati europei tra le vittime?)
Come al solito, dopo la tragedia, incalzano gli interrogativi:
perché non sono state allertate le popolazioni costiere?
Esisteva un sistema in grado di avvisare del pericolo? C'era
almeno la volontà "politico-scientifica" di
avvisare?
Con "il senno del poi" potremmo rispondere: SÌ.
Si poteva dare l'allarme considerato il numero delle ore intercorse
tra il sisma ed il successivo maremoto. Ma come? Ma allora perché
non è stato fatto?
Finalmente ora, a livello internazionale, - ma a tragedia avvenuta
- si parla di dotare l'oceano Indiano di un sistema di allertamento
"anti-tsunami" analogo a quello del Pacifico: di certo
Sri-Lanka, Indonesia, ecc. non hanno le stesse possibilità
economiche del Giappone o degli Stati Uniti.
Si è parlato anche della impossibilità di raggiungere
tutte le località interne devastate dal maremoto: se
ci fossimo trovati in guerra i ponti aerei per trasportare mezzi
e truppe sarebbero stati subito efficienti ed immediati; i mezzi
da sbarco avrebbero raggiunto tutte le spiagge, i mezzi militari
ed i carri armati avrebbero occupato in breve tempo le città.
Ma, si sa: per l'unica "guerra giusta", la guerra
alla miseria, non si hanno mai idee, uomini, fondi e mezzi sufficienti.
Eppure il brano biblico di Isaia campeggia all'ingresso del
Palazzo di vetro dell'ONU: "forgeranno le spade in aratri,
la lance in falci.."
Si sa anche questo: bisogna scegliere tra Dio ed il dio-denaro..
Chissà quanto e per quanto tempo ancora si parlerà
di questo tsunami.
Ma il maremoto del sud-est asiatico ha risvegliato (anche se
non troppo) altri timori: quel tipo di fenomeno non è
tipico di mari grandi e lontani; anche il nostro piccolo e chiuso
Mediterraneo ne sa qualcosa. Me l'aspettavo. Come pure mi aspettavo
anche il silenzio su Augusta su questo argomento come sul terremoto.
Non è che sia fissato, ma chi conosce questa problematica
lo sa. È vero che l'ultimo grande maremoto mediterraneo
è stato quello di Messina del 1908, ma questo fenomeno
è stato periodicamente presente nel nostro mare e sulle
nostre coste.
Ecco alcuni dati tratti dalla "Banca Dati" del sito
dell'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia:
Dal "Catalogo dei maremoti italiani"
- 30 dicembre 2001: Stromboli
- 13 dicembre 1990: Augusta
- febbraio 1954: Stromboli
- 20 agosto 1944 Eolie
- 11 settembre 1930 Stromboli
- 17 agosto 1926 Salina Eolie
- 22 maggio 1919 Stromboli
- 3 luglio 1916 Stromboli
- 28 dicembre 1908 Messina-Reggio Calabria
- 5 marzo 1823 Cefalù
- 20 febbraio 1818 Catania
- 14 gennaio 1817 Sciacca
- 19 gennaio 1784 Stretto di Messina
- 4 luglio 1727 Sciacca
- 1 settebre 1726 Palermo
- 11 gennaio 1693 Augusta
- 9 gennaio 1693 Augusta
- 22 gennaio 1649 Messina
- 25 agosto 1613 Naso (Messina)
- 28 giugno 1329 Sicilia Orientale
- 4 febbraio 1169 Messina
Seguendo il TG, dopo lo tsunami, la "zia
Concetta" novantenne lucidissima di Brucoli ricorda ancora
che la mamma le raccontava di quella mattina del 28 dicembre
1908 quando l'acqua del mare arrivò a lambire il sagrato
della chiesa di Brucoli; mia nonna raccontava del ritiro del
mare ad Augusta e di quell'onda deviata verso sud dal monte
Tauro.
Durante un Tg o sui giornali di questi giorni si ricordava anche
Catania, dove l'onda di maremoto del 1908 invase la centralissima
piazza Duomo o di Siracusa dove il maremoto arrecò danni
alle imbarcazioni.
La storia sismica ricorda che nel 1693 onde di 15 metri distrussero
navi ed imbarcazioni nel porto di Augusta, ma si trattava di
piccole navi di legno, velieri, barche da pesca.
Ma chi ricorda l'"onda anomala" durante il terremoto
del 13 dicembre 1990?
Cosa potrebbe accadere oggi nel porto di Augusta se si ripetesse
un sisma come quello del 1693?
Oggi nel porto di Augusta ci sono navi militari (ci potrebbe
essere anche una portaerei USA o un sommergibile nucleare),
ci sono superpetroliere, navi gassiere, non solo piccoli pescherecci.
E poi, non dimentichiamolo, c'è una zona industriale
a pelo d'acqua.
Ad Augusta ci sono quartieri come la Borgata a livello del mare,
o il quartiere Paradiso a soli due metri sul livello del mare.
Per favore non incrociate le dita, non ditemi che sono un noioso
"menagramo": quanti sono gli Augustani e abitanti
dei dintorni che sanno del "mareografo" depositato
nel novembre 2002 sul fondale marino a 15 miglia al largo di
Augusta che dovrebbe vigilare sulla nostra vita, che dovrebbe
avvisarci di una eventuale onda di maremoto in arrivo?
Chissà se mai avremmo il tempo di rendercene conto! Chissà
come dovremmo essere avvisati considerato che manca del tutto
il sistema di allertamento. In occasione del sisma del 90 dovevamo
essere avvisati della seconda scossa, ma le istituzioni, a partire
da quelle nazionali, decisero di non farlo. Anzi a mezzo TV
smentirono la notizia trapelata.
Finora la sorte, come nel 1990, ci è stata benevola:
ma in futuro.?
Intanto la protezione civile ad Augusta a che punto è?
Che fa?
Dove sono andati a finire i piani di protezione civile comunale
e provinciale? Nel famoso piano di protezione civile di Augusta
esistente già nel 1990 si prevedeva di radunare i cittadini
sulla riva del mare in appositi punti di raccolta (mai realizzati)
per essere evacuati addirittura via mare (tsunami permettendo)!
Si diceva già nell'ottobre 1986 (ve lo ricordate? - ci
fu in quel periodo ad Augusta un convegno a carattere nazionale
dal titolo: "Dal rischio all'intervento programmato")
che a partire dalla scuola bisognava educare alla prevenzione
..
Nelle nostre scuole (nella mia) nei registri di classe, attaccato
sulla prima pagina c'è un foglio con l'indicazione dei
nomi degli alunni "apri-fila" e "chiudi-fila"
ed alla fine del registro ci sono ben quattro pagine "tagliabili"
dove si legge: "modulo di evacuazione n° 1-2-3-4".
Sono ancora lì, inutilizzati, magari scarabocchiati.
Così come è rimasto inutilizzato nella guardiola
dei bidelli quell'enorme pulsante color rosso con cui si dovrebbe
dare il segnale di allarme. Per far che?
Cari concittadini, Cara Augusta, speriamo sempre di poterla
raccontare così: "Anche stavolta è andata
bene!". Ma se dovesse accadere quello che ..?
Non vorrei conoscere ancora una volta quella protezione civile
che si sostituisce ai becchini dopo ogni disastro. La "natura"
ci ha dato una lezione. Tremenda. Facciamone tesoro.
Chiedo scusa a quei miei concittadini se, con questo scritto,
ho messo una piccola pulce nel loro orecchio.
Sac. Prisutto Palmiro
25 Gennaio 2005
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