


La più grande esercitazione internazionale
di protezione civile mai realizzata:
è quella che, dal 13 al 16 ottobre,
il Dipartimento nazionale sta organizzando
nelle province di Catania, Siracusa
e Ragusa. Un test «molto importante»,
come lo definisce lo stesso numero uno
di Via Ulpiano, Guido Bertolaso, che
vedrà in campo non solo le strutture
operative del Dipartimento – dalle
forze dell'ordine agli operatori sanitari,
dai Comuni e dalla Regione ai volontari
–, ma anche squadre di pronto
intervento dei Paesi dell'Unione europea,
cui si affiancheranno osservatori delle
Nazioni Unite e della Nato, per un totale
di 500 tra tecnici ed esperti d'Oltralpe.
Una quattro giorni in cui Catania sarà
il cuore delle operazioni, e il cui
obiettivo è la sicurezza: «Davanti
alla furia della natura non possiamo
farci trovare impreparati».
Del resto, l'amara lezione che l'uragano
Katrina ha impartito agli Stati Uniti
deve suonare come monito all'intera
umanità.
«In caso di calamità –
spiega Marcello Fiori, responsabile
emergenze del Dipartimento di Protezione
civile – il ruolo dell'informazione
è decisivo. I cittadini devono
sapere che vivono in un territorio a
rischio, e che rispetto a questi rischi
ci sono dei comportamenti che possono
aiutare a salvare la vita e, comunque,
essere da supporto ai soccorsi qualora
fosse necessario. Non dobbiamo fare
come lo struzzo. La Sicilia, il Vesuvio,
il delta del Po: il nostro è
un Paese bellissimo, ma pieno di rischi
naturali».
«L'esercitazione – prosegue
Fiori –, che ipotizza un sisma
di magnitudo 6.8 (tra il 10° e l'11°
Mercalli, ndr), con devastazioni, migliaia
di vittime e feriti, serve anche alla
Protezione civile: vogliamo testare
se davvero tutte le componenti della
complessa macchina, in questo caso allargata
all'Europa, possano e sappiano lavorare
efficacemente insieme. In Italia la
Protezione civile è un sistema:
non esiste un esercito che fa tutto.
Ci sono le forze dell'ordine, i vigili
del fuoco, la Forestale, la Sanità,
il volontariato, le Regioni, il Dipartimento,
per un totale di oltre 21 componenti.
Allora, questi 21 componenti devono
costituire un team affiatato che in
caso di emergenza lavori efficacemente
per l'interesse dei cittadini. Ecco
perché bisogna mettersi alla
prova».
Un tema quanto mai d'attualità,
vista la tragedia della Louisiana...
«I rischi naturali ci sono –
ribadisce Fiori –. Bisogna abituarsi
a convivere con un pianeta che sempre
più espone molta parte della
popolazione alle sciagure. Laddove si
può, come fare a prevenire? Come
prevedere? Come affrontare l'evento?
Parliamo dei terremoti: la scienza non
è ancora in grado di prevederli.
E allora, dobbiamo concentrarci sulla
risposta da dare in caso di necessità.
In emergenza, la priorità è
una sola: agire subito. Abbiamo visto
cosa è accaduto in America. Per
fortuna in Italia abbiamo una linea
di comando adeguata, dove si lavora
non solo senza stravolgere le competenze
altrui, ma coinvolgendo tutti: dal sindaco
del centro più piccolo alla presidenza
del Consiglio. Il nostro ruolo è
quello della cabina di regia».
Ma perché proprio Catania e la
Sicilia orientale?
«Perché nell'immaginario
collettivo, ma anche nella realtà
storica e documentale, questa è
una parte del territorio nazionale che
ci preoccupa moltissimo, assieme a Messina,
al sud della Calabria e al Vesuvio.
Sono queste le aree in cui bisogna avere
il maggior livello possibile di pianificazione
preventiva».
Cosa vi aspettate?
«Per la prima volta sarà
testata la collaborazione di una macchina
internazionale molto complessa: squadre
di soccorso che giungeranno con aerei
e navi da Francia, Grecia, Portogallo,
Svezia e Gran Bretagna, lavoreranno
fianco a fianco con i colleghi italiani.
Dovrà essere adottato un sistema
unico d'intervento, perché in
caso di necessità non vi siano
inutili perdite di tempo. Le comunicazioni,
ad esempio: ricorderete cosa accadde
in Irpinia dove telefoni e ponti radio
saltarono e dove soccorritori e vittime
rimasero isolati. Ebbene: metteremo
in campo un sistema satellitare. Tutti,
inoltre, adotteranno il piano di comunicazione
italiano e faranno capo a una centrale
operativa che impartirà le disposizioni
nella nostra lingua e in inglese. Non
sarà semplice: ma più
ostacoli e più intoppi incontreremo
e più avremo la certezza che
l'esercitazione sarà riuscita».
E dalla gente cosa vi attendete?
«Una partecipazione costruttiva:
la Sicilia non dovrà stare a
guardare, ma dovrà essere protagonista.
Molte scuole si sono già messe
a disposizione: sarà simulata
l'evacuazione degli istituti, come quella
degli ospedali. Il porto e di Catania
come l'aeroporto saranno scenari principali.
Ma non solo: tecnici e volontari simuleranno
sopralluoghi nelle abitazioni e sui
ponti».
Alla fine...
«Saranno tirate le somme e sarà
redatto un documento con l'analisi dettagliata.
Lo ripeto: la cronaca quotidiana ci
insegna che bisogna essere saggi. Tutti
possono avere bisogno di aiuto, anche
la migliore protezione civile del mondo,
anche il Paese più ricco del
mondo».
Sempre in prima linea, dalle
catastrofi ai grandi eventi
I volontari, l'anima del Dipartimento
L'anima della Protezione civile: sono
i volontari, giovani e meno giovani
che mettono il proprio tempo libero
al servizio della comunità. Tante
le sigle in Sicilia. Tutti spinti da
un'unica motivazione: l'altruismo. E'
dunque logico che il Dipartimento nazionale,
ma anche quelli regionali, facciano
leva proprio sui volontari. Sono loro
i primi a partire quando avviene una
catastrofe, ma anche a mobilitarsi in
occasione dei grandi eventi, quando
c'è da affiancare le forze dell'ordine
per gestire le folle. Uno per tutti:
i funerali di Papa Giovanni Paolo II.
Centinaia le oraginazzazioni confluite
a Roma, decine quelle siciliane. Ma
non solo. I volontari sono chiamati
in causa anche in autostrada quando
si formano code chilometriche. E' quanto
accaduto sabato pomeriggio sulla Messina-Catania.
Il rimorchio di un Tir si ribalta in
galleria, l'Anas tarda a intervenire
e sono il direttore regionale della
Protezione civile, Salvo Cocina, e il
colonnello della Stradale Saitta (che
per caso si trovano a transitare) a
prendere in mano la gestione dell'emergenza.
In una piazzola lì vicino c'è
anche una postazione di volontari della
Protezione civile: «Siamo stati
allertati dalla Polstrada – racconta
Pina Zingale – e in breve abbiamo
organizzato una squadra di 30 volontari
che fino a notte hanno alleviato le
difficoltà delle migliaia di
automobilisti in coda».
Alfio Di Marco
Dal sisma del 1169 a quello
del 1990
Dieci i terremoti superiori al VI grado
Mercalli che hanno colpito Catania e
la Sicilia sud-orientale a partire dall'anno
Mille. Vediamoli in breve.
|
1169 |
la terra trema alle 7 del 4 febbraio.
Intesità: X Mercalli. Catania
rasa al suolo; migliaia le vittime.
Colpito pure il resto della Sicilia
orientale; tsunami a Messina. |
| 1352 |
sisma del VII-VIII
Mercalli il 25 di gennaio. Mancano
altre informazioni. |
| 1542 |
la
scossa più violenta (VIII
Mercalli) alle 15,15 del 10 dicembre.
A Catania la terra trema per 12
secondi, ma i danni più
gravi nell'area degli Iblei. Almeno
200 i morti. |
| 1693 |
alle 21 del 9
gennaio scossa dell'VIII Mercalli;
alle 13,30 dell'11 gennaio scossa
del X Mercalli: colpita la Sicilia
sud-orienate. Distruzione ovunque.
I morti: circa 30 mila, di cui
12 mila a Catania. |
| 1818 |
alle 18,15 del
20 febbraio (VII Mercalli) e alle
2,45 del primo marzo (VI Mercalli).
Danni e crolli a Catania e in
tutta l'area etnea. |
| 1846 |
alle 19,45 del
22 aprile (VI Mercalli). Crolli.
|
| 1848 |
alle
12 dell'11 gennaio (VII Mercalli).
Danni da Acireale a Siracusa.
|
| 1990 |
alle
0,24 del 13 dicembre (VI Mercalli).
Colpita Carlentini; 12 morti. |
Mega
esercitazione anti sisma in Sicilia
Alfio
Di Marco risponde a Palmiro Prisutto
37
DOMANDE AL CAPO DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE
CIVILE NAZIONALE
Archivio
del Rompiscatole
Appello
di Don Palmiro Prisutto