PAROLE DI PRISUTTO



Eventi
Capire i terremoti
News2000

Siti informativi

la Sicilia

Gazzetta del Sud

Giornale di Sicilia

la Repubblica

corriere della sera

Rai News 24

Ansa

TG Com

Notiziari
TG Rai

Don Palmiro Prisutto

PAROLE DI DON PALMIRO PRISUTTO


DODICESIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO DI AUGUSTA

TANTO PER NON DIMENTICARE

Il terremoto che colpì Augusta nel 1990 fu un terremoto che non riuscì a scuotere solo le coscienze.
Solo le barricate del 1991 riuscirono ad ottenere il riconoscimento di un diritto che rischiava di essere negato.
Ma il riconoscimento di un diritto non poteva essere solo sulla carta: questo il motivo delle mie prese di posizione.
Nel gennaio 1996 non si vedevano ancora i frutti delle barricate: la legge 433/91 era solo un pezzo di carta: i palazzi sventrati di Augusta ed il campo container erano lì a testimoniarlo, così come ci ricordano oggi che tante ferite sono ancora aperte, nonostante siano trascorsi “solo” dodici anni.
Non so quante lettere ho scritto in tutti questi anni, ma poiché ho la pessima abitudine di non buttare nulla, le ho tutte conservate: forse un giorno serviranno, magari per confutare la tesi di chi potrebbe dire: “Ma io non lo sapevo”.
Il 10 novembre scorso ne avevo scritta e spedita un’altra a ben 7 persone che contano: ma a quest’ultima lettera è seguita fin’ora una sola risposta: quella del dipartimento della Protezione civile di Roma.
Non posso dimenticare che nel 1992 un tecnico che aveva messo le mani sul progetto di restauro della mia chiesa mi garantiva: “Padre, grazie a me, la sua chiesa è in priorità uno” (=sarà aggiustata presto). Solo nel 1994 scoprii di essere stato inserito in seconda priorità.
Nel 1996, dopo la venuta di Scalfaro a Siracusa, i ritardi per la ricostruzione della mia chiesa parrocchiale (l’unica della Frazione) venivano definiti conseguenze di un semplice “disguido” dal dirigente dell’Ufficio del Genio Civile di Siracusa;
nel 1997 l’“attenzione” per la ricostruzione della mia chiesa fu definito un “privilegio” da una funzionaria dello stesso Ufficio;
nel 1999 un funzionario del Dipartimento della Protezione Civile mi garantiva che nel 2002 la ricostruzione della mia chiesa terremotata era “cosa fatta”;
nei giorni scorsi un impiegato del Genio civile di Siracusa mi spiegava il succedersi dei “tempi tecnici” per la ricostruzione:
• marzo 2002: approvazione (dopo quasi due anni) del progetto in un’apposita “conferenza dei Sport”;
• dicembre 2002 (nove mesi dopo) firma del decreto di finanziamento da parte degli Uffici Regionali (ma bisognerà attendere forse il febbraio 2003 l’approvazione del bilancio regionale);
• 60 giorni per il conferimento dell’incarico ai tecnici della sicurezza del cantiere (per i progettisti occorsero due anni!);
• poi alle soglie della prossima estate la gara di appalto e poi, finalmente (?) l’inizio dei lavori - nel periodo in cui a Brucoli ci sarà la massima affluenza turistica saremo senza chiesa, e …nel vero senso del termine “in mezzo alla strada”-.
• TOTALE: ANCORA 16 MESI DI SOLA BUROCRAZIA! E pensare che il terremoto è durato solo 45 secondi!
A dodici anni dal terremoto il Dipartimento della Protezione civile “garbatamente” risponde che ha sollecitato il Genio civile di Siracusa a velocizzare la mia pratica.
Ma guardando ad altre ricostruzioni in atto (già cominciate mentre io ancora attendo) e riflettendo sulle promesse di Berlusconi a S. Giuliano (ricostruiremo in 24 mesi) nascono spontanee diverse domande:
Ci si può ancora fidare delle promesse?
È possibile accettare “tempi tecnici diversi” da regione a regione per una ricostruzione da terremoto?
Perché le gare di solidarietà non sono uguali per tutti?
Esistono, oggi, forse due Italie o due o più Sicilie (Belice, Augusta, Palermo, S. Venerina)?
13 Dicembre 2002

Sac. Prisutto Palmiro

Parroco di Brucoli (SR)
palpri@libero.it


Il mostro di Augusta, tra arsenali e terremoti
Nella Sicilia orientale la più grande concentrazione di impianti nocivi all'uomo e all'ambiente. Alta mortalità e malformazioni neonatali, in una zona a forte rischio sismico e piena di arsenali, forse anche atomici.
di MASSIMO GIANNETTI (inviato ad Augusta)

del 12 Novembre 2002