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| PAROLE
DI DON PALMIRO PRISUTTO |
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| SILENZIO:
AD AUGUSTA POTREBBERO SVEGLIARSI |
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NON E’ PIU’ POSSIBILE TACERE O STARE
SOLO A GUARDARE |
Pian
piano si stanno spegnendo i riflettori sulla tragedia
del Molise, dove, da parte dello Stato e, grazie anche
alla solidarietà degli Italiani, si tenterà di far ritornare
“alla normalità” i terremotati di S. Giuliano e degli
altri comuni colpiti.
Si sono già spenti i riflettori, invece, su un terremoto
“in secondo piano” quello di Santa Venerina e temo (se
già non è accaduto) che si affievolirà anche la gara di
solidarietà nei riguardi di questi ultimi che non vengono
più riconosciuti terremotati, ma, più semplicemente, solo
“sfollati”. Gli stessi riflettori evitarono, invece di
farli accendere in occasione del sisma del 1990 per cui
la garà di solidarietà, appena iniziata, rimase zoppa.
E occorrerà pure ricordare che il governo Andreotti non
volle dichiarare neanche lo stato di calamità naturale
(benché quel “piccolo terremoto dimenticato”, avvertito
in tutta la Sicilia, lasciò le sue ferite -ancora visibili-
in ben tre province): la legge ed i fondi per la ricostruzione
i “figliastri” siciliani terremotati li ebbero solo dopo
la rivolta ad oltranza dell’ottobre 1991.
Anche negli aiuti e nella solidarietà, purtroppo, esistono
classifiche e latitudini. Dopo quest’ultimo terremoto
ho visto sfilare in TV e nelle “trasmissioni passerella”
personaggi come lo stesso Ciampi, Berlusconi, Boschi,
Bertolaso, Barberi, ecc. Tutti a esprimere solidarietà,
a parlare di terremoto, ricostruzioni, prevenzione, ecc.
ecc. Li ho seguiti, per quel che ho potuto, con tanta
attenzione, ma a me, terremotato da dodici anni e, conscio
di vivere in una zona a rischio, anzi a “concentrazione
di rischi” non sono sfuggiti alcuni particolari, come
anche è stato inevitabile fare dei confronti con il “mio”
terremoto.
Sono rimasto impressionato dal discorso di Berlusconi
quando ha promesso che in 24 mesi l’abitato di S. Giuliano
sarebbe stato ricostruito come paese modello: case, Sport,
strade, piste ciclabili, verde pubblico, centri sportivi,
scuole, chiese....
Avrebbe potuto aggiungere, anche una moschea, una pagoda,
una sinagoga, ecc. considerata la multietnicità dell’Italia.
Ma è intollerabile che un Presidente del Consiglio prometta
una rapidissima ed avveniristica ricostruzione dimenticando
che ci sono ancora terremotati qua e là in Italia che
l’aspettano da decenni.
Ormai sappiamo che non esistono ricostruzioni veloci,
a meno che la “Madre Italia”, per la ricostruzione (o
le ricostruzioni) non dia a qualcuno la “Ferrari” ad altri
un triciclo o il monopattino e a qualche altro magari....
una palla al piede.
Non
fa onore a quest’Italia, vedere i propri rappresentanti
in prima fila durante i funerali delle vittime, mentre
prima dei disastri stavano in retrovie più sicure quando
invece avrebbero dovuto fare vera prevenzione.
Ricordo molto bene l’assenza delle autorità di allora
ai funerali del 15 dicembre 1990, come pure ricordo ancora
la “fuga” e le “dichiarazioni” del ministro Lattanzio
ed il “silenzio delle istituzioni e della comunità scientifica”
nel 1990. Allora ci fu un tal Cossiga che un mese dopo
il terremoto, pur trovandosi in Sicilia, non ebbe il tempo
di degnare di una sua visita quegli “Italiani” terremotati
in Sicilia. Lo fece, sei anni dopo Scalfaro (11 maggio
1996), quando i terremotati siciliani riuscirono a dimostrare
di essere stati veramente dimenticati e abbandonati, anche
in concomitanza con il crollo del duomo di Noto, un gioiello
architettonico della Sicilia che (alla pari del Petruzzelli
e della Fenice) valeva la pena di una visita di un presidente
della repubblica.
Lasciamo stare la parola e lo stesso concetto di ricostruzione;
parliamo di prevenzione. Ho assistito ad una sterile polemica:
“Ma il territorio di S. Giuliano era o no una zona sismica?”.
Ni, so, sì, no. boh. Ma veramente su alcune mappe sì,
su altre no.... Mi è sembrata una sorta di lotta per scalare
qualche gradino nella classificazione delle aree sismiche
per avere alla fine solo maggiori finanziamenti: dalla
classifica reale - non da quella ufficiale - delle zone
sismiche, personalmente vorrei retrocedere all’ultimo
posto, purtroppo, per motivi economico-politici (non riconosciuti)
siamo sicuramente al primo posto. Siamo invece al secondo
posto dopo Napoli nell’elenco dei bersagli proposti a
Bin Laden nel caso volesse attaccare l’Italia con qualche
eclatante attentato. Non è la stessa cosa parlare di prevenzione
a S. Venerina, ad Assisi, o a S. Giuliano o ad Augusta.
L’unico rischio che ad Augusta non esiste, pur essendoci
il cosiddetto Monte, sono le valanghe, ma nelle trasmissioni
dove si parla di rischi o di prevenzione Augusta è sempre
assente, anzi sconosciuta. In alcune trasmissioni sull’argomento
veniva perfino “saltato” il terremoto del 1990.
Mentre un lunedì assistevo ad una “Porta a porta”
dell’attuale “padrone della Rai” (è l’unico conduttore
che troviamo in prima o seconda serata tutte le sere a
parlare di “tutto” - altri si devono accontentare solo
di una misera serata settimanale -) vedevo tra le mani
di un Ministro (Lunardi?) le mappe sismiche del paese:
di tanto in tanto veniva inquadrata la Sicilia, dove contrariamente
ai criteri usate per stilarle, la zona del siracusano
risultava ancora zona sismica di secondo grado. Sicuramente
Boschi, Bertolaso, Barberi ed ..... altri, sanno che proprio
il territorio di Augusta è stato l’epicentro di violenti
terremoti (1169, 1542, 1693, 1848, 1990) che sono stati
catalogati del IX-XI grado Mercalli. (occorre ricordare
ed anche informare che il terribile terremoto dell’11
gennaio 1693 - quello famoso del Val di Noto - ebbe il
suo epicentro ad Augusta e non a Noto come erroneamente
si crede). Nel 1693 il sisma provocò anche un’onda di
maremoto distruttiva come anche l’esplosione della polveriera
del Castello di Federico II che aggiunse centinaia di
altri morti a quelli del terremoto. Augusta ricorda anche
il maremoto che la sfiorò nel 1908 (quello di Messina),
ma probabilmente oggi sono pochi a ricordare o a conoscere
che anche nel 1990 il fenomeno si è ripetuto in maniera
più lieve (il catalogo dei maremoti dell’Istituto Nazionale
di Geofisica lo classifica come “onda anomala” e nel porto
di Augusta oggi, al posto degli innocui velieri di un
tempo ci sono le superpetroliere e le navi militari portaerei
e sommergibili nucleari compresi.
Quello che fu temuto la notte del 13 dicembre 1990 fu
proprio il timore di un altro 1693. Eppure su questa area
sismica di “secondo grado” oggi ci sono basi militari,
depositi di carburanti e munizioni e perfino un grande
polo petrolchimico. Su “Il Manifesto” del 12 novembre
scorso qualcuno ha scritto “.... che questo è l’unico
caso al mondo in cui la presenza dell’uomo non è stata
compatibile con il progresso”.
Parlare
di prevenzione ad Augusta? Oggi è Alleanza Nazionale che
ripropone lo slogan: Siracusa, Protezione Civile: anno
zero. Ma conservo ancora la copia del quotidiano "La
Sicilia" dell’8 dicembre 1990 (cinque giorni prima
del terremoto) quando titolava a caratteri cubitali: PROTEZIONE
CIVILE: ANNO ZERO. Poi ci fu il terremoto: vennero ad
Augusta Boschi, Gasparini, Lattanzio, ecc. Il 5 gennaio
1991 ci fu una grande Assemblea al tensostatico di Augusta:
Boschi disse che non aveva mai parlato ad una così grande
quantità di persone (forse 5.000) - la TV ne raggiunge
milioni -: Allora si disse: Augusta è una zona ad alto
rischio, bisogna convivere con il rischio, attrezzatevi.
Son passati quasi dodici anni con i risultati che conosciamo:
oggi c’è un’altra classifica quella dei ritardi nella
ricostruzione e nella prevenzione e nell’informazione
sui rischi. Benchè abbiamo vissuto l’esperienza dei disastri
industriali, ambientali, benchè siamo sopravvissuti ad
un terremoto, la vera protezione civile non interessa
a nessuno: nè ai cittadini, nè alle Istituzioni. Occupiamo
in questa specialissima classifica il dodicesimo posto:
PROTEZIONE CIVILE: MENO DODICI nel senso che, dopo mancata
catastrofe del 13 dicembre 1990, abbiamo perso dodici
anni scegliendo da parte degli Augustani la “soluzione
dello struzzo” e da parte dello stato la logica del “facciamo
silenzio su Augusta perchè potrebbero... svegliarsi”.
Ma se dovesse ripetersi l’evento, certamente i soli “scongiuri”
non basterebbero.......................
Continuo a chiedermi: come mai i piani di protezione civile
non si sperimentano sul campo, ma rimangono ancora nei
cassetti a disposizione dei soli addetti ai lavori? Perchè
non vengono portati “istituzionalmente” a conoscenza anche
dell’intera popolazione? Come fronteggiare un’eventuale
prossima calamità? Dovremo aspettare i soccorsi dall’esterno
oppure saremo noi a gestire l’emergenza sin dall’inizio?
La mancata prevenzione ed il silenzio sui rischi sono
inaccettabili per una città come Augusta e per i centri
vicini.
23 Novembre 2002
Sac. Prisutto Palmiro
Parroco di Brucoli (SR)
palpri@libero.it
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Il mostro di Augusta, tra arsenali
e terremoti
Nella Sicilia orientale la più grande concentrazione
di impianti nocivi all'uomo e all'ambiente. Alta mortalità
e malformazioni neonatali, in una zona a forte rischio
sismico e piena di arsenali, forse anche atomici.
di MASSIMO GIANNETTI (inviato ad Augusta)

del 12 Novembre 2002
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www.terremotodeisilenzi.it
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