PAROLE DI PRISUTTO


LINK

Racconti di vita: storia di ordinario inquinamento

Terremoto di San Giuliano: "Ci hanno dimenticato"

Mercurio nel pesce e benzina nelle arance. Report - Raitre del 7 marzo 2002

Il triangolo della morte

Il prezzo della benzina

Disastro Priolo

Marina di Melilli, una brutta storia



Terremoti
La scala Richter
News2000

Siti informativi

la Sicilia

Gazzetta del Sud

Giornale di Sicilia

la Repubblica

corriere della sera

Rai News 24

Ansa

TG Com

Notiziari
TG Rai

 

Don Palmiro Prisutto

PAROLE DI DON PALMIRO PRISUTTO


SILENZIO: AD AUGUSTA POTREBBERO SVEGLIARSI

NON E’ PIU’ POSSIBILE TACERE O STARE SOLO A GUARDARE

Pian piano si stanno spegnendo i riflettori sulla tragedia del Molise, dove, da parte dello Stato e, grazie anche alla solidarietà degli Italiani, si tenterà di far ritornare “alla normalità” i terremotati di S. Giuliano e degli altri comuni colpiti.
Si sono già spenti i riflettori, invece, su un terremoto “in secondo piano” quello di Santa Venerina e temo (se già non è accaduto) che si affievolirà anche la gara di solidarietà nei riguardi di questi ultimi che non vengono più riconosciuti terremotati, ma, più semplicemente, solo “sfollati”. Gli stessi riflettori evitarono, invece di farli accendere in occasione del sisma del 1990 per cui la garà di solidarietà, appena iniziata, rimase zoppa. E occorrerà pure ricordare che il governo Andreotti non volle dichiarare neanche lo stato di calamità naturale (benché quel “piccolo terremoto dimenticato”, avvertito in tutta la Sicilia, lasciò le sue ferite -ancora visibili- in ben tre province): la legge ed i fondi per la ricostruzione i “figliastri” siciliani terremotati li ebbero solo dopo la rivolta ad oltranza dell’ottobre 1991.
Anche negli aiuti e nella solidarietà, purtroppo, esistono classifiche e latitudini. Dopo quest’ultimo terremoto ho visto sfilare in TV e nelle “trasmissioni passerella” personaggi come lo stesso Ciampi, Berlusconi, Boschi, Bertolaso, Barberi, ecc. Tutti a esprimere solidarietà, a parlare di terremoto, ricostruzioni, prevenzione, ecc. ecc. Li ho seguiti, per quel che ho potuto, con tanta attenzione, ma a me, terremotato da dodici anni e, conscio di vivere in una zona a rischio, anzi a “concentrazione di rischi” non sono sfuggiti alcuni particolari, come anche è stato inevitabile fare dei confronti con il “mio” terremoto.
Sono rimasto impressionato dal discorso di Berlusconi quando ha promesso che in 24 mesi l’abitato di S. Giuliano sarebbe stato ricostruito come paese modello: case, Sport, strade, piste ciclabili, verde pubblico, centri sportivi, scuole, chiese....
Avrebbe potuto aggiungere, anche una moschea, una pagoda, una sinagoga, ecc. considerata la multietnicità dell’Italia. Ma è intollerabile che un Presidente del Consiglio prometta una rapidissima ed avveniristica ricostruzione dimenticando che ci sono ancora terremotati qua e là in Italia che l’aspettano da decenni.
Ormai sappiamo che non esistono ricostruzioni veloci, a meno che la “Madre Italia”, per la ricostruzione (o le ricostruzioni) non dia a qualcuno la “Ferrari” ad altri un triciclo o il monopattino e a qualche altro magari.... una palla al piede.
Non fa onore a quest’Italia, vedere i propri rappresentanti in prima fila durante i funerali delle vittime, mentre prima dei disastri stavano in retrovie più sicure quando invece avrebbero dovuto fare vera prevenzione.
Ricordo molto bene l’assenza delle autorità di allora ai funerali del 15 dicembre 1990, come pure ricordo ancora la “fuga” e le “dichiarazioni” del ministro Lattanzio ed il “silenzio delle istituzioni e della comunità scientifica” nel 1990. Allora ci fu un tal Cossiga che un mese dopo il terremoto, pur trovandosi in Sicilia, non ebbe il tempo di degnare di una sua visita quegli “Italiani” terremotati in Sicilia. Lo fece, sei anni dopo Scalfaro (11 maggio 1996), quando i terremotati siciliani riuscirono a dimostrare di essere stati veramente dimenticati e abbandonati, anche in concomitanza con il crollo del duomo di Noto, un gioiello architettonico della Sicilia che (alla pari del Petruzzelli e della Fenice) valeva la pena di una visita di un presidente della repubblica.
Lasciamo stare la parola e lo stesso concetto di ricostruzione; parliamo di prevenzione. Ho assistito ad una sterile polemica: “Ma il territorio di S. Giuliano era o no una zona sismica?”. Ni, so, sì, no. boh. Ma veramente su alcune mappe sì, su altre no.... Mi è sembrata una sorta di lotta per scalare qualche gradino nella classificazione delle aree sismiche per avere alla fine solo maggiori finanziamenti: dalla classifica reale - non da quella ufficiale - delle zone sismiche, personalmente vorrei retrocedere all’ultimo posto, purtroppo, per motivi economico-politici (non riconosciuti) siamo sicuramente al primo posto. Siamo invece al secondo posto dopo Napoli nell’elenco dei bersagli proposti a Bin Laden nel caso volesse attaccare l’Italia con qualche eclatante attentato. Non è la stessa cosa parlare di prevenzione a S. Venerina, ad Assisi, o a S. Giuliano o ad Augusta. L’unico rischio che ad Augusta non esiste, pur essendoci il cosiddetto Monte, sono le valanghe, ma nelle trasmissioni dove si parla di rischi o di prevenzione Augusta è sempre assente, anzi sconosciuta. In alcune trasmissioni sull’argomento veniva perfino “saltato” il terremoto del 1990.
Mentre un lunedì assistevo ad una “Porta a porta” dell’attuale “padrone della Rai” (è l’unico conduttore che troviamo in prima o seconda serata tutte le sere a parlare di “tutto” - altri si devono accontentare solo di una misera serata settimanale -) vedevo tra le mani di un Ministro (Lunardi?) le mappe sismiche del paese: di tanto in tanto veniva inquadrata la Sicilia, dove contrariamente ai criteri usate per stilarle, la zona del siracusano risultava ancora zona sismica di secondo grado. Sicuramente Boschi, Bertolaso, Barberi ed ..... altri, sanno che proprio il territorio di Augusta è stato l’epicentro di violenti terremoti (1169, 1542, 1693, 1848, 1990) che sono stati catalogati del IX-XI grado Mercalli. (occorre ricordare ed anche informare che il terribile terremoto dell’11 gennaio 1693 - quello famoso del Val di Noto - ebbe il suo epicentro ad Augusta e non a Noto come erroneamente si crede). Nel 1693 il sisma provocò anche un’onda di maremoto distruttiva come anche l’esplosione della polveriera del Castello di Federico II che aggiunse centinaia di altri morti a quelli del terremoto. Augusta ricorda anche il maremoto che la sfiorò nel 1908 (quello di Messina), ma probabilmente oggi sono pochi a ricordare o a conoscere che anche nel 1990 il fenomeno si è ripetuto in maniera più lieve (il catalogo dei maremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica lo classifica come “onda anomala” e nel porto di Augusta oggi, al posto degli innocui velieri di un tempo ci sono le superpetroliere e le navi militari portaerei e sommergibili nucleari compresi.
Quello che fu temuto la notte del 13 dicembre 1990 fu proprio il timore di un altro 1693. Eppure su questa area sismica di “secondo grado” oggi ci sono basi militari, depositi di carburanti e munizioni e perfino un grande polo petrolchimico. Su “Il Manifesto” del 12 novembre scorso qualcuno ha scritto “.... che questo è l’unico caso al mondo in cui la presenza dell’uomo non è stata compatibile con il progresso”.
Parlare di prevenzione ad Augusta? Oggi è Alleanza Nazionale che ripropone lo slogan: Siracusa, Protezione Civile: anno zero. Ma conservo ancora la copia del quotidiano "La Sicilia" dell’8 dicembre 1990 (cinque giorni prima del terremoto) quando titolava a caratteri cubitali: PROTEZIONE CIVILE: ANNO ZERO. Poi ci fu il terremoto: vennero ad Augusta Boschi, Gasparini, Lattanzio, ecc. Il 5 gennaio 1991 ci fu una grande Assemblea al tensostatico di Augusta: Boschi disse che non aveva mai parlato ad una così grande quantità di persone (forse 5.000) - la TV ne raggiunge milioni -: Allora si disse: Augusta è una zona ad alto rischio, bisogna convivere con il rischio, attrezzatevi.
Son passati quasi dodici anni con i risultati che conosciamo: oggi c’è un’altra classifica quella dei ritardi nella ricostruzione e nella prevenzione e nell’informazione sui rischi. Benchè abbiamo vissuto l’esperienza dei disastri industriali, ambientali, benchè siamo sopravvissuti ad un terremoto, la vera protezione civile non interessa a nessuno: nè ai cittadini, nè alle Istituzioni. Occupiamo in questa specialissima classifica il dodicesimo posto: PROTEZIONE CIVILE: MENO DODICI nel senso che, dopo mancata catastrofe del 13 dicembre 1990, abbiamo perso dodici anni scegliendo da parte degli Augustani la “soluzione dello struzzo” e da parte dello stato la logica del “facciamo silenzio su Augusta perchè potrebbero... svegliarsi”. Ma se dovesse ripetersi l’evento, certamente i soli “scongiuri” non basterebbero.......................
Continuo a chiedermi: come mai i piani di protezione civile non si sperimentano sul campo, ma rimangono ancora nei cassetti a disposizione dei soli addetti ai lavori? Perchè non vengono portati “istituzionalmente” a conoscenza anche dell’intera popolazione? Come fronteggiare un’eventuale prossima calamità? Dovremo aspettare i soccorsi dall’esterno oppure saremo noi a gestire l’emergenza sin dall’inizio? La mancata prevenzione ed il silenzio sui rischi sono inaccettabili per una città come Augusta e per i centri vicini.
23 Novembre 2002

Sac. Prisutto Palmiro

Parroco di Brucoli (SR)
palpri@libero.it


Il mostro di Augusta, tra arsenali e terremoti
Nella Sicilia orientale la più grande concentrazione di impianti nocivi all'uomo e all'ambiente. Alta mortalità e malformazioni neonatali, in una zona a forte rischio sismico e piena di arsenali, forse anche atomici.
di MASSIMO GIANNETTI (inviato ad Augusta)

del 12 Novembre 2002


www.terremotodeisilenzi.it