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Don Palmiro Prisutto durante il collegamento dall'ITIS
di Augusta per la trasmissione RAI "Ambiente
Italia" del 9 Novembre 2002
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Sono passati quasi dodici anni dalla
notte del 13 dicembre 1990, quando la terrà tremò
nella Sicilia Orientale.
Otto giorni dopo nella Città di Augusta, epicentro
di quel sisma, la popolazione scese in piazza parlando
di “terremoto dimenticato”. Manifestazione
poi ripetuta una settimana dopo per non dimenticare i
17 morti, i feriti ed i quindicimila senzatetto procurati
dal sisma, e soprattutto per chiedere solidarietà.
Solidarietà negata, come possono dimostrare:
1. il fatto che il sisma sparì dall’informazione,
2. il fatto che per questo terremoto non ci fu la dichiarazione
dello “stato di calamità naturale”
3. e il fatto che fu necessario - nel 1991 - scendere
ancora in piazza a marzo, a maggio e a ottobre per avere
la legge 433/91 con la quale furono stanziati 3870 miliardi
per la ricostruzione.
Augusta, Carlentini, Melilli, Lentini con l’aiuto
della Caritas ebbero gli aiuti prioritari per le chiese,
per alcune, non per tutte: l’esiguità dei
fondi raccolti non lo permise.
Brucoli, la piccola frazione di Augusta, dove si ebbero
gravi lesioni e crolli in chiesa, rimase tagliata fuori
dagli aiuti.
E tutto rimase fermo fino al 1994 quando, finalmente,
furono stabilite le “priorità”.
In quell’occasione si scoprì la “cervelloticità”
dei criteri di finanziamento e delle priorità per
la ricostruzione: a chi troppo, a chi niente, a chi meno
del giusto.
Al mio predecessore fu detto: “Padre, il suo è
un caso piccolo, sarà risolto presto”.
Talmente piccolo che fu messo in seconda priorità:
talmente piccolo che l’unica chiesa parrocchiale
del paesino fu superata nella classifica delle priorità
anche dalle chiesette di campagna o dalle chiese rettoriali
chiuse per mancanza di clero e di fedeli.
La ricostruzione degli edifici privati cominciò
tra mille difficoltà a “macchioline”
di leopardo, per gli edifici pubblici si poteva ancora
aspettare o ci si doveva rivolgere ai propri “santi”
in paradiso o… all’assemblea regionale.
Nel 1996, nel sesto anno dal sisma, una serie di civili
proteste ed il crollo di Noto, fecero scendere in Sicilia
il Presidente della Repubblica Scalfaro: qualcosa cominciò
a muoversi, ma bisognava affidarsi alla burocrazia regionale.
Un dirigente del Genio Civile di Siracusa, l’Ing.
Martella, dichiarava alla stampa che "per Brucoli
si trattava semplicemente di un <<disguido>>".
Soltanto nel 1997 fu eseguita la messa in sicurezza della
chiesa di Brucoli e della pertinente casa canonica, ….
e, al dire di una funzionaria del genio civile si trattava
di un “privilegio” (seguito alla visita di
Scalfaro).
Intanto la chiesa di Brucoli, l’unica del centro
abitato, era rimasta chiusa sette anni e sarebbe rimasta
ancora chiusa se non avessi “mendicato” l’intervento
dell’Onorevole di turno.
Pensavo che si fosse così sbloccato “automaticamente”
l’iter della pratica della ricostruzione della chiesa
di Brucoli: non fu così.
Dovetti scrivere alla Regione Siciliana, all’ennesimo
Assessore alla Presidenza, per chiedere il "passaggio"
dalla priorità 2 alla priorità 1. Macché?
Si doveva riunire (a Palermo!) il Comitato Stato-Regione!
Sì, si riunì il Comitato Stato-Regione,
ma dopo 17 mesi dalla mia richiesta inoltrata nel maggio
1997 dopo un’altra petizione popolare.
Durante questi diciassette mesi incontrai a Siracusa perfino
il sottosegretario alla protezione Civile Barberi, il
quale mi rassicurò anche lui: si trattava di una
cosa di poco conto...
Poi il comitato fu soppresso come un inutile passaggio
burocratico e, finalmente, anche le priorità: tutto
veniva demandato ad un altro organismo: la conferenza
dei Sport.
Ma le conferenze dei Sport dovevano anche recuperare il
tempo perduto, ma come dice una regoletta di matematica
imparata alle elementari “cambiando l’ordine
dei fattori il prodotto non cambia”.
Finalmente vennero indicati i tecnici per redigere il
piano di restauro della Chiesa (che misteriosamente avevo
già visto - nel 1992 - sul tavolo di un professionista
di Siracusa, poi sul tavolo della Sovrintendenza di Siracusa,
e poi anche in Curia a Siracusa).
La burocrazia regionale consentì la formalizzazione
dell’incarico ai tecnici in soli... due anni! (primavera
del 1997 estate 1999): i terremotati possono attendere!
Nel marzo 1999, su mia sollecitazione, finalmente risponde
un tale (Ing. D’Arrigo) della Protezione Civile
di Roma: “Rev.do entro il 2002 lei avrà la
chiesa ricostruita”.
Siamo al novembre 2002: e la ricostruzione? Beh, ora ci
sono altre priorità: Santa Venerina, San Giuliano,
senza dimenticare che per lungaggini burocratiche della
Regione Sicilia sono stato scavalcato dalle alluvioni
del Nord Italia, dalle grandinate, dalle gelate, dagli
altri terremoti dell’Umbria, di Pollina, di Reggio
Emilia, della Basilicata, ... meno male che a qualcuno
è andata meglio di me.
Dopo l’ultima silenziosa “protesta”
(restituzione il 13 dicembre 2001 della bandiera italiana
al presidente della repubblica, con la motivazione che
non mi sento rappresentato da quel vessillo, che in Italia
ho solo fratellastri, che mi vergogno sempre di più
di essere italiano - perché il terremoto del 1990
non ha colpito il suolo italiano -) finalmente nel marzo
2002 la conferenza dei Sport per la chiesa di Brucoli.
Viene approvato il progetto definitivo, ma tra il dire
e il fare ….. non è stata ancora indetta
la gara di appalto. Ancora altri otto mesi di attesa che
aggiunti a tutti gli altri hanno portato il tempo dell’attesa
della ricostruzione a 12 anni.
Allora è proprio vero: le calamità non sono
uguali per tutti.
Ora ho la conferma: il terremoto del 1990 non fu una calamità
naturale, ma...artificiale.
Se e quando cominceranno i lavori non lo so: certo che
se dovessero sarò “sfrattato” dalla
chiesa e dalla Canonica.
Da quel giorno sarò senza chiesa e senza casa,
come gli ultimi terremotati. Con una differenza: per loro
è in atto la gara di solidarietà, per me
non c’è mai stata e non so se mai ci sarà.
Dodici anni dopo il il terremoto continua.
Ho da aggiungere che ho anche un’altra chiesa da
restaurare: e questa non è una chiesetta di campagna.
E’ il santuario della Madonna di Adonai, sempre
nel territorio di Brucoli, dove in una grotta è
custodita un’antichissima immagine della Madonna.
Un bene monumentale culturale tra i più importanti
dell’intera Sicilia. (www.adonai.too.it)
Anche questo attende da dodici anni.
E’ troppo, se, in questo frangente, alle Istituzioni
in indirizzo, dopo dodici anni chiedo (in comodato gratuito)
un prefabbricato di m.10x25 da adibire a chiesa per la
durata dei lavori di restauro della mia chiesa per non
privare Brucoli dei Sport religiosi?
10 Novembre 2002
Sac. Prisutto Palmiro
Parroco di Brucoli (SR)
palpri@libero.it
Lettera inviata:
AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA ON. CUFFARO
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ON. CIAMPI
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ON. BERLUSCONI
AL CAPO DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE BERTOLASO
AL PREFETTO DI SIRACUSA ALECCI
AL PRESIDENTE DELLA CARITAS ITALIANA - ROMA
AL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE - ROMA