Ho
seguito con particolare attenzione l’“overdose” di informazione
sui recenti fatti calamitosi che hanno colpito l’Italia
nei giorni scorsi.
TG nazionali e locali, Primi Piani, Porte a porte, Dossier,
Gaia, ecc., ecc.
Non ho potuto, però, dare molto spazio alla lettura dei
quotidiani per mancanza di tempo. Ma ancora una volta,
in talune trasmissioni, ho assistito alle ripetitive passerelle
degli “esperti” e dei politici: gli uni a spiegare cosa
è successo o potrebbe succedere, gli altri a promettere
perfino “rapidissime” e “avveniristiche” ricostruzioni.
Ho assistito anche alle varie gare di solidarietà promosse
dalle varie trasmissioni televisive dove si esultava per
i milioni di euro raccolti “in favore” delle popolazioni
terremotate. Non ho potuto seguire in diretta i funerali
delle vittime del sisma del Molise, dove in prima fila
c’erano le alte cariche dello Stato, ma anch’io ho provato
dolore per quanto accaduto.
Ho costatato l’esistenza di una certa informazione che
ha accentrato l’attenzione quasi esclusivamente su una
località, dimenticando quasi completamente le altre località
colpite.
Ho constatato anche come sull’altra emergenza della Sicilia,
improvvisamente è calato un velo: mi auguro che non cali
anche la gara di solidarietà nei loro confronti e spero
che le somme raccolte vengano equamente suddivise fra
tutti gli aventi diritto senza fare distinzioni geografiche.
Forse quest’ultimo mio “desiderio” susciterà qualche polemica,
ma anche le polemiche, talvolta, possono sortire effetti
positivi. Anch’io che scrivo queste righe sono un terremotato,
ma non so a quale categoria di sfortunati appartengo:
serie B, serie C, .... serie Z?
Il “mio” terremoto accadde solo dodici anni fa: la notte
del 13 dicembre 1990: secondo gli esperti e gli amministratori
dell’epoca investì “solo” tre province: Siracusa, Ragusa
e Catania. Provocò solo 17 morti ed alcune centinai di
feriti; quindicimila senzatetto (di cui solo 5.000 nella
mia città: Augusta).
Questo terremoto è stato caratterizzato da una serie di
stranezze:
• l’assenza delle Autorità dello stato durante i funerali
delle vittime;
• la mancanza di notizie, quasi una sorta di censura o
di silenzio di Stato;
• il sisma del 90 è sparito dalla memoria (ogni qualvolta
si fa l’elenco delle calamità accadute in Italia di questo
terremoto non se ne fa menzione);
• nessun approfondimento delle rubriche TV nazionali sul
sisma del 90;
• questo terremoto (il terremoto di S. Lucia) non fu mai
dichiarato “calamità naturale” (il Sen. Andreotti, allora
Presidente del Consiglio potrebbe spiegarcene il perchè);
• di questo terremoto non si è mai saputo il vero luogo
dell’epicentro;
• di questo terremoto non si è mai saputa la vera intensità;
• ai terremotati del 13 dicembre fu negata anche la solidarietà
tanto che (personalmente) ricordo le manifestazioni di
protesta del 28 dicembre 90, del gennaio 91, del marzo
91, del maggio 91 e dell’ottobre 91 - quest’ultima con
il blocco dell’attività produttiva del porto di Augusta
determinò l’emanazione della legge 433/91.
• l’impaccio dell’intervento della protezione civile.
• La stranezza più grande, però, è la constatazione che
a distanza di quasi dodici anni c’è gente che aspetta
ancora la ricostruzione.
Aspetto
anch’io, dal lontano 1990 la ricostruzione definitiva
della mia chiesa terremotata, l’unica del paese (l’unico
intervento è stato la messa in sicurezza effettuato nel
1997 dopo il crollo di Noto e la visita di Scalfaro allora
Presidente della repubblica).
In questi dodici anni ricordo le alluvioni del Piemonte,
della Lombardia, della Val d’Aosta; i terremoti di Reggio
Emilia, della Basilicata, dell’Umbria, di Pollina, di
Palermo, le trombe d’aria, le grandinate, le eruzioni,
gli incendi del Petruzzelli e della Fenice, ma tutte queste
calamità rispetto a quella del 1990 sembrano avere avuto
una corsia preferenziale, che ha consentito ai colpiti
di uscire più sollecitamente dall’emergenza. Io ho dovuto
fare i conti con le infinite circolari della Protezione
Civile (per lo “snellimento” delle pratiche), con la Regione
Siciliana e con le sue istituzioni periferiche (Genio
civile e Sovrintendenza di SR) dove per l’avanzamento
di una pratica si aspetta 7, 12 ed anche ..... 16 mesi(!).
Lo scorso 13 dicembre 2001 scrissi a: Berlusconi, a Ciampi,
agli esponenti della Regione Sicilia lamentando i ritardi
nella ricostruzione della chiesa di Brucoli; nel marzo
successivo fu indetta la conferenza dei Sport per il
caso in questione, forse su pressione dall’alto - perchè
a Ciampi avevo inviato una bandiera italiana dicendo che
non mi sentivo rappresentato da quella bandiera per il
modo in cui ero stato trattato (bandiera ovviamente non
restituita e lettere a cui non hanno dato alcuna risposta
scritta) -. In quella conferenza fu approvato il progetto
ma da quella data sto aspettando ancora l’indizione della
gara di appalto (sono passati altri otto mesi!).
Mi
urta vedere i volti sorridenti, pieni di boria, tranquillizzanti
di taluni politici quando li senti dire: “Non sarà come
l’Umbria” “ricostruiremo in 24 mesi” “faremo al più presto....”,
“non li abbandoneremo” ecc. Le stesse simili promesse
furono fatte anche a noi, nel 90: “Non sarà un altro Belice”.
Non mi impressiona più neanche l’apparente tristezza di
queste stesse persone davanti alle telecamere, perchè
sono le stesse persone che oggi promettono in Molise ma
che non hanno ancora mantenuto in Sicilia. Purtroppo,
ho preso atto che, in questa Italia, le calamità non sono
uguali per tutti, come anche la solidarietà: conta anche
la latitudine.
All’On. Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia, vorrei
dire una cosa: a tempo di record avete riaperto la Cappella
Palatina: ma allora non solo in Italia ma anche in Sicilia
ci sono terremotati di serie A e .... Z? Il sottoscritto,
ha tirato avanti, senza avere avuto la giusta solidarietà,
per dodici anni, nel suo lavoro di parroco. Ad altri,
almeno, dopo il terremoto del 1990 fu concesso un prefabbricato,
a me neanche quello (e la chiesa rimase chiusa per sette
anni!).
Quando (finalmente o disgraziatamente) partirà la ricostruzione
della chiesa di Brucoli sicuramente mi diranno: “Reverendo,
siamo venuti per restaurare la chiesa, si accomodi fuori....”
Sarà proprio vero: dopo dodici anni l’emergenza non finisce,
anzi continua perchè Brucoli, nota località “turistica”
resterà senza chiesa per tutto il tempo (indefinito) della
ricostruzione.
Quelle istituzioni locali, provinciali, regionali e nazionali
a cui mi ero rivolto già nel 1999 e nel 2001 per avere
un’alternativa durante la fase dei lavori non hanno mai
risposto, neanche per dire: “Reverendo, i tempi sono scaduti,
faccia una colletta”.
Dopo dodici anni?
Di tutto questo grazie Italia, grazie Sicilia, .... grazie
a tutti ......... e arrivederci alla prossima calamità.
Distinti saluti.
Ottobre 2002
Sac. Prisutto Palmiro
Parroco di Brucoli (SR)
palpri@libero.it