LA SVOLTA PROPONE DI DEDICARE UNA STRADA PER NON DIMENTICARE

AL RAGAZZO EROE DI CENTURIPE LA MEDAGLIA D'ORO AL VALORE


Muore nel tentativo di salvare l'amica

Francesco Saraniti inghiottito dai gorghi del fiume insieme con Annamaria dopo aver prima estratto dalle acque suo cugino
«Francesco era un ragazzo pieno di vita»
Centuripe è sotto choc per la morte di Francesco e Annamaria. Una tragedia che poteve essere anche più pesante dal momento che in acqua c'era finito anche Placido Cambria, 20 anni. È lui il ragazzo che è riuscito a salvarsi mentre Annamaria veniva trascinata dalla corrente. A quel punto Francesco si è gettato in acqua ed è scomparso assieme ad Annamaria.
Un altro ragazzo della comitiva Antonio La Spina, 17 anni, racconta di aver cercato invano di raggiungere Francesco subito svanito nel gorgo violento. Francesco aveva trascorso una prima parte della giornata insieme con i genitori ospiti in una casa di campagna di amici in contrada "Cuoco". Anna Maria nella mattinata era rimasta in casa con la madre Maria Rinaldi, 34 anni e i nonni. Entrambi i ragazzi poi, in tarda mattinata, ciascuno con la propria comitiva, si erano radunati a Corradino e da qui poi avevano deciso di recarsi con le moto nel luogo della tragedia.
Francesco frequentava l'Ipsia di Biancavilla ed era al quarto anno; voleva fare l'elettricista. Benedetto (compagno di banco), gli amici Salvo, Ignazio, Luca, Giuseppe sono sconvolti per l'accaduto e il loro racconto viene continuamente spezzato dai singhiozzi: «Francesco era un ragazzo sempre disponibile con tutti e pieno di vita».

«Annamaria voleva diventare hostess»
«Anna Maria - dice Tiziana Consoli, sua migliore amica - frequentava il liceo linguistico di Enna e voleva diventare un'interprete o fare l'hostess. Aveva tanti progetti da svolgere ed era dotata di una eccezionale vitalità».
Familiari ed amici dei due ragazzi non vogliono commentare l'accaduto. Non parlano neppure alcuni giovani che erano presenti al momento della tragedia: in lacrime aspettano di avere notizie di Francesco, mentre si disperano dopo avere appreso del ritrovamento del corpo di Annamaria.
I genitori di Francesco fino a qualche mese gestivano un negozio di fiori nella piazza di Centuripe. Mentre la madre di Annamaria, separata dal marito, viveva fino a poco tempo fa con un reddito minimo e si occupava delle pulizie negli uffici comunali.
NICOLÒ SACCULLO - LaSicilia, 3 maggio 2004

ADRANO: Tragedia sul fiume Simeto

Due giovani di Centuripe, sono rimasti vittima del fiume Simeto il giorno della scampagnata del primo maggio.
In gita con gli amici al Ponte dei Saraceni, vicino Adrano (nella nostra foto la zona pochi minuti dopo la tragedia), nel tentativo di guadare il fiume, sono scivolati tra i massi di lava e finiti in acqua. Annamaria Cardiano, 17 anni è stata ritrovata dai sommozzatori dei vigili del fuoco, dopo quasi 20 ore, priva di vita, in un'ansa distante 300 metri dalla caduta. Francesco Saraniti, 17 anni, si era tuffato per recuperare Annamaria e il cugino Placido Cambrìa, ma è riuscito a salvare solo il ragazzo. Francesco non è più risalito, inghiottito dalla corrente.
Dimitri Antoniou, 1 maggio 2004.

Adrano. È una mattina di sole e di lutto, di abbracci e di rassegnazione. Al Ponte dei Saraceni, in uno dei punti più belli della valle tagliata in due dal Simeto, due ragazzi hanno perso la vita, inghiottiti dai gorghi e dalla corrente del fiume.
Una scampagnata del primo maggio «maledetta» per Annamaria Cardiano, 17 anni a luglio e Francesco Saraniti anche lui diciassettenne, entrambi di Centuripe, arrivati in moto con due diverse comitive, sabato pomeriggio, per una passeggiata dopo un pic-nic in famiglia. Un posto bellissimo con il grande sesto acuto del ponte che guarda da secoli il Simeto che gli scorre sotto, l'acqua che scava la pietra lavica, il profumo della zagara e delle ginestre, l'Etna innevato. Un paesaggio da cartolina, ma un paesaggio pericoloso. Con le rocce a strapiombo sul fiume, percorsi non protetti, non ci sono palizzate, né cartelli. Un rischio calcolato, passeggiare sul ciglio del «canyon», e peggio ancora, cercare di guadare il fiume mentre l'acqua scende giù a velocità, alimentata dalla neve dell'Etna che in questo periodo si scioglie.
Secondo una ricostruzione della polizia, Annamaria con un gruppetto di amici stava cercando di attraversare il letto del fiume in un punto un po' più a nord del ponte, un posto che viene chiamato dai ragazzi della zona, «La spiaggetta». Ad un certo punto ha perso l'equilibrio ed è finita in acqua assieme ad un altro ragazzo della comitiva. Ma, mentre il ragazzo è riuscito ad aggrapparsi e a farsi tirare su dagli amici e soprattutto da Francesco che è entrato in acqua per salvarlo, Annamaria è stata travolta dalla corrente. Francesco, allora, si è proprio tuffato per darle aiuto ma non è riuscito ad afferrarla, finendo anche lui risucchiato tra i mulinelli creati dal fiume, in un tratto con molti dislivelli.
L'allarme è scattato immediatamente. Dalle 17 di sabato al ponte dei Saraceni polizia, vigili del fuoco, carabinieri, guardia forestale, protezione civile, speleologi, il soccorso alpino della guardia di finanza, i rangers, i volontari, un piccolo esercito di soccorritori si è messo al lavoro, anche in condizioni difficili per cercare i due ragazzi. Purtroppo è stato subito chiaro che non ci sarebbe stata alcuna speranza di ritrovarli ancora in vita.
Poi lunedì, alle 13, il Simeto ha restituito il corpo di Annamaria. A recuperarlo un sommozzatore dei vigili del fuoco, Stefano Bertrand. «Il corpo della ragazza - ha detto stremato - era sul fondo del fiume, sul lato destro, cinquanta metri dopo il ponte dei Saraceni, a circa 300 metri dal punto in cui era scivolata. Abbiamo avuto difficoltà per il fondo sconnesso del fiume e per le fortissime correnti». Per effettuare le ricerche è stato necessario far chiudere la diga dell'Ancipa, a monte, in modo da far abbassare il livello dell'acqua che, altrimenti, sarebbe stato della portata di 2000 litri al secondo. Il fiume non ha concesso tregua nemmeno ai soccorritori, risucchiando anche una pinna di uno dei sommozzatori. E mentre il corpo di Annamaria raggiungeva prima l'obitorio e poi Centuripe (il magistrato non ha ritenuto necessario far eseguire l'autopsia), altri sommozzatori, quelli dei carabinieri, si sono calati giù con le funi per continuare le ricerche di Francesco. Sul ciglio dello strapiombo i familiari, gli amici. Nessuno vuole parlare, soprattutto i ragazzi testimoni dell'incidente. Sotto le arcate del ponte, i genitori di Francesco si abbracciano e piangono, arriva anche una psicologa inviata dal Comune di Adrano. «Niente da dire... in questi casi basta soltanto una presenza, un abbraccio». «No, non si può descrivere che ragazzo era Francesco - singhiozza una parente - un ragazzo generoso, sempre disponibile, solare».
Carmen Greco - LaSicilia, 3 maggio 2004

IL PONTE DEI SARACENI simbolo della Sicilia medievale

Lo spettacolo del fiume Simeto
Una tragedia nel cuore del Simeto, a pochi chilometri dal confine Adrano-Bronte, dove il fiume scorre in maniera bizzarra lungo un canalone che ha scavato nel basalto. Il Simeto in alcuni tratti del territorio di Adrano è uno spettacolo irresistibile, il percorso dell'acqua è a volte imprevedibile e il letto del fiume raggiunge forme quasi irrazionali. Siamo nella campagna adranita, a circa sei chilometri dal centro abitato e al confine con la provincia di Enna, in uno dei luoghi di grande interesse storico e architettonico. Centuripe è a circa 15 chilometri. La tragedia dei giovani centuripini si è consumata nell'area dove sorge il ponte dei Saraceni, una delle opere più significative della Sicilia medievale, tappa obbligata per i turisti che visitano Adrano.
L'antica leggenda del «salto del pecoraio»
Il luogo dove i giovani di Centuripe si bagnavano i piedi si trova a circa 200 metri dal ponte dei Saraceni, nei pressi della zona denominata "Salto del pecoraio": un'antica leggenda narra che qui un giovane pastore saltava da una sponda all'altra del fiume per raggiungere la fidanzata. Qui le sponde del fiume sono vicinissime e nei tratti dove le sponde sono più distanti molto spesso i villeggianti saltano tra le grosse pietre levigate poste sul letto del fiume, una tentazione affascinante ma pericolosa quella del "salto sul fiume" che già in passato ha fatto registrare incidenti.
A poca distanza dal ponte dei Saraceni si trova la Città sicula del Mendolito, indicata come tra le più estese (80 ettari) ed evolute della Sicilia sicula. Da quest'area provengono molti reperti archeologici conservati nei musei di Adrano e di Siracusa.
Salvo Sidoti - La Sicilia, 3 maggio 2004

LA SVOLTA PROPONE DI DEDICARE UNA STRADA AI RAGAZZI DI CENTURIPE