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Yasser Arafat
Presidente dell'Autorità nazionale palestinese
e leader dell'Olp e di al-Fatah, nato in Egitto il 24
agosto 1929. Morto a Parigi, l'11 novembre 2004.
Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese,
che controlla i Territori Occupati a Gaza e nella Cisgiordania,
nasce secondo le fonti più accreditate al Cairo,
in Egitto (ma secondo altre fonti a Gerusalemme o a
Gaza) il 24 agosto 1929. Trascorre la sua infanzia al
Cairo e a Gerusalemme, presso uno zio, dopo che la madre
morì quando lui aveva quattro anni (il padre
era invece un commerciante di successo). Proprio a Gerusalemme,
in quegli anni sotto il mandato britannico, ha i primi
contatti con il fenomeno dell'immigrazione ebraica in
Palestina e con l'intensificarsi degli scontri tra ebrei
e arabi.
Studia ingegneria civile all'università del Cairo
dove, nel 1952, si unisce alla Fratellanza musulmana
e alla Lega degli studenti palestinesi di cui diviene
anche il presidente. Consegue il diploma di laurea nel
1956.
Nel frattempo, però, si impegna attivamente nella
causa palestinese iniziando, appena diciassettenne,
a contrabbandare armi dall'Egitto verso la Palestina,
combattendo contro le milizie ebraiche durante il conflitto
del 1948-1949 (guerra dell'indipendenza) e partecipando,
nel 1956, alla campagna di Suez nell'esercito egiziano,
di cui, in precedenza, era stato nominato ufficiale.
Si dice, a proposito del conflitto scoppiato nel '48,
che riuscì ad entrare insieme a un gruppo di
compagni in Israele per sferrare un attacco contro lo
Stato ebraico. Lui stesso, però, dichiarerà
in seguito che in realtà lui e i suoi compagni
vennero disarmati e rimandati indietro da altri arabi,
che non vedevano di buon occhio l'intervento di truppe
irregolari palestinesi.
Ciò non impedì a quest'uomo che per anni
è stato solito girare costantemente con una pistola
al fianco (usanza che, abbandonata negli ultimi anni,
è stata riadottata dal leader palestinese nei
giorni seguenti lo scoppio dell' "Intifada di al-Aqsa")
di dare il proprio contributo per la creazione dello
Stato palestinese.
Infatti, abbandona l'esercito e si stabilisce nel Kuwait,
dove inizia a lavorare come ingegnere e dove costituisce
una propria compagnia imprenditoriale (1956); qui, però,
insieme ad altri arabi palestinesi, crea un movimento
di lotta antiisraeliano denominato Al-Fatah (1957) che
sferrerà numerosi attacchi terroristici contro
Israele. Questo gruppo verrà a confluire nel
1967 nell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina
(Olp), organismo fondato nel 1964 con lo scopo di coordinare
le forze di guerriglia antiisraeliana e di cui Arafat
verrà nominato presidente nel 1969.
Nel 1970, durante il cosiddetto "Settembre nero",
è costretto ad abbandonare, insieme ai propri
compagni, la Giordania, paese in cui erano state stabilite
le basi dell'Olp, e a ritirarsi nel sud del Libano.
Visto negli anni Sessanta dalla comunità internazionale
come un semplice terrorista islamico, nel decennio successivo
inizia ad essere considerato un politico senza nazione,
sebbene ancora troppo strettamente legato alle attività
terroristiche del decennio precedente. Ad Arafat viene
concesso nel 1974 di tenere un discorso all'Assemblea
generale delle Nazioni Unite, che con la risoluzione
3237, assegna all'Olp lo status di osservatore.
Negli anni Ottanta Arafat ottiene un maggior supporto
da parte dei Paesi occidentali. Ciò è
dovuto sia a causa delle infauste azioni di Israele
(invasione del Libano nel 1982 - che, tra l'altro, determinò
il trasferimento delle basi dell'Olp da Beirut a Tunisi
- e massacro di Sabra e Shatila) sia per merito di un
cambiamento della sua politica che potrebbe ormai definirsi
come "meno azione e più dialogo". Il
15 novembre 1988, ad Algeri, proclama lo Stato di Palestina,
di cui verrà eletto presidente l'anno seguente.
Fa compiere importanti passi avanti al processo di pace
affermando il riconoscimento del diritto di Israele
ad esistere e rinunciando al terrorismo davanti ad una
conferenza tenuta a Ginevra il 14 dicembre 1988. Nel
1993, dopo gli incontri tenuti ad Oslo con il primo
ministro israeliano Yitzhak Rabin, riconosce formalmente
in una lettera indirizzata a quest'ultimo "il diritto
dello Stato di Israele ad esistere in pace e sicurezza"
e rinuncia "all'uso del terrorismo e di altri atti
di violenza". Riceve, l'anno seguente, insieme
allo stesso Rabin e al ministro degli Affari esteri
israeliano Shimon Peres, il premio nobel per la Pace.
Il 20 gennaio 1996, con l'88 per cento dei voti, viene
eletto presidente dell'Autorità nazionale palestinese.
Sigla, nell'ottobre 1998, insieme al primo ministro
israeliano Benjamin Netanyahu, l'Accordo di Wye River
e il 4 settembre del 1999, insieme al nuovo primo ministro
israeliano Ehud Barak, l'accordo di Sharm el-Sheikh.
In seguito allo scoppio dell' "Intifada di al-Aqsa",
il 28 settembre 2000, si dice favorevole a impegnarsi
in trattative di pace con il governo israeliano, ma
tra il dicembre 2000 e il gennaio 2001 risponde con
un secco "no" al piano di pace proposto dall'uscente
presidente statunitense Bill Clinton.
Di lui il leader del Likud Ariel Sharon ha detto: "Arafat
è un bugiardo, un assassino, un nemico implacabile
di Israele, con lui non ci metteremo mai d'accordo"
(la Repubblica - 23 gennaio 2001). Ha anche osservato:
"rispetto la tenacia con la quale difende ciò
che lui considera gli interessi vitali dei palestinesi",
ma, ha aggiunto, "mi rifiuto di stringergli la
mano perché in Medio Oriente quel gesto ha un
significato molto speciale. Il giorno in cui i leader
palestinesi desisteranno da azioni terroristiche, riconoscendo
i diritti storici del popolo ebraico nella loro terra,
allora il gesto avrà un significato reale"
(Corriere della Sera - 2 febbraio 2001). Sullo stesso
argomento il leader del Likud è tornato a poche
ore dalle elezioni israeliane del primo ministro dichiarando:
"In Medio Oriente, stringere la mano ha un significato
particolare. Tra due nemici, è meglio farlo alla
fine che all'inizio di un negoziato. Arafat ha mandato
i suoi killer ad uccidere israeliani per lungo tempo.
Ed è ancora a capo di un'organizzazione che uccide
ebrei e commette violenze. Quando non sarà più
così, se e quando tra i nostri popoli ci sarà
una pacifica coesistenza, allora gli stringerò
la mano" (la Repubblica - 5 febbraio 2001). Di
lui ha invece detto il leader laburista Ehud Barak:
"Così come non si scelgono i propri genitori,
non si scelgono i propri vicini e i leader dei propri
vicini. Yasser Arafat non rappresenta l'ideale di leader
che Israele vorrebbe avere accanto. Ma è il leader
riconosciuto dei palestinesi. Ed è con lui che
dobbiamo provare a fare la pace. Non ci sono alternative"
(la Repubblica - 31 gennaio 2001).
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